I l 1° Maggio: la storia della Festa del lavoro, le storie collegate

+ 49
+ 45


Vieni o Maggio, t’aspettan le genti”: inizia così un bellissimo, struggente canto dell’anarchico Pietro Gori sul Primo Maggio. Ma perché il Primo Maggio è diventato la Festa del lavoro? Bisogna risalire al 20 luglio 1889, a Parigi. Lancia l’idea il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese: “Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi". "Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" era la parola d'ordine, coniata in Australia nel 1855. Dal congresso dell'Associazione internazionale dei lavoratori - la Prima Internazionale - riunito a Ginevra nel settembre 1866, era scaturita una proposta concreta: "otto ore come limite legale dell'attività lavorativa".

Per la data, la scelta cade sul 1 maggio. Si trattò di una scelta simbolica: tre anni prima, il 1 maggio 1886, una grande manifestazione operaia, svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue. In dodicimila fabbriche degli Stati Uniti, 400 mila lavoratori incrociarono le braccia: nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo in 80 mila. Tutto si svolse pacificamente, ma, nei giorni successivi, scioperi e manifestazioni proseguirono e nelle principali città industriali americane la tensione si fece sempre più acuta. Pochi giorni dopo, la polizia fece fuoco contro i dimostranti radunati davanti ad una fabbrica per protestare contro i licenziamenti, provocando quattro morti. Per protesta fu indetta una manifestazione per il giorno dopo, durante la quale, mentre la polizia si avvicinava al palco degli oratori per interrompere il comizio, fu lanciata una bomba. I poliziotti aprirono il fuoco sulla folla. Alla fine si contarono otto morti e numerosi feriti. Il giorno dopo a Milwaukee la polizia sparò contro i manifestanti (operai polacchi) provocando nove vittime. Una feroce ondata repressiva si abbatté contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, le cui sedi furono devastate e chiuse e i cui dirigenti vennero arrestati. Per i fatti di Chicago furono condannati a morte otto noti esponenti anarchici, malgrado non ci fossero prove della loro partecipazione all'attentato.

Due di loro ebbero la pena commutata in ergastolo, uno venne trovato morto in cella, gli altri quattro furono impiccati in carcere l'11 novembre 1887. Man mano, quindi, che ci si avvicinava al 1 maggio 1890 le organizzazioni dei lavoratori intensificano l'opera di sensibilizzazione sul significato di quell'appuntamento. "Lavoratori - si legge in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 - ricordatevi il 1 maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l'Internazionale!". Monta intanto un clima di tensione: in Italia, il governo di Francesco Crispi usa la mano pesante, attuando drastiche misure di prevenzione e vietando qualsiasi manifestazione pubblica sia per la giornata del 1 maggio che per la domenica successiva, 4 maggio. In diverse località, per incoraggiare la partecipazione del maggior numero di lavoratori, si è infatti deciso di far slittare la manifestazione alla giornata festiva. Nonostante non vi fossero ancora forti momenti organizzati dei lavoratori, come saranno il Partito socialista e la Confederazione del lavoro, il 1 maggio 1890 riuscì benissimo: per la prima volta, il movimento dei lavoratori dette vita ad una mobilitazione su scala nazionale e internazionale.

"La manifestazione del 1 maggio - commenta Antonio Labriola - ha in ogni caso superato di molto tutte le speranze riposte in essa”. Anche negli altri paesi il 1 maggio ha un'ottima riuscita. Leggiamo le parole di Friedrich Engels, autore dello splendido, durissimo testo su “La condizione della classe operaia in Inghilterra”, in cui denuncia il lavoro femminile e minorile, che ha effetti devastanti sulle donne, sui bambini e sulla struttura familiare; nuove malattie (asma, dolori di schiena, affezioni polmonari, disturbi della vista, deformazioni articolari, ecc.) e mutilazioni tali per cui questo moderno proletariato è spesso simile "a un esercito che torna da qualche campagna militare". Leggiamo, si diceva, Engels: “Il proletariato d'Europa e d'America passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito. E lo spettacolo di questa giornata aprirà gli occhi ai capitalisti". Il 1 maggio dell’anno successivo, il 1891, conferma il successo di quell'appuntamento e induce la Seconda Internazionale a rendere permanente quella che, da lì in avanti, dovrà essere la "festa dei lavoratori di tutti i paesi". Durante il fascismo, la festa del lavoro viene spostata al 21 aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma; così snaturata, essa non aveva più significato per i lavoratori, mentre il 1 maggio assunse una connotazione quanto mai "sovversiva", divenendo occasione per esprimere in forme diverse, dal garofano rosso all'occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria, l'opposizione al regime.

Segnala questo articolo su