Il rapporto tra arte e scienza in una mostra

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Nell’anno in cui si celebra il 60° anniversario della scomparsa di Enrico Fermi, Premio Nobel per la Fisica nel 1938, risulta interessante soffermarsi sul rapporto fra scienza e arte contemporanea. Proprio per questo, da domani (inaugurazione alle ore 16) fino al 2 giugno, presso il Castello Pallavicino-Casali di Monticelli d’Ongina (Piacenza) si tiene la rassegna “Il sapere dipinto”, curata da Simone Fappanni e promossa dal Gruppo culturale Mostre Onlus con il patrocinio dell’amministrazione locale, che muove proprio in questa direzione. A confrontarsi su questa intrigante tematica sono stati invitati una quarantina di artisti provenienti da diverse province: Piacenza, Mantova, Firenze, Trento, Milano, Sassari, Cremona, Brescia, Parma, Bergamo, Cagliari e Lodi. Si tratta di Alberto Besson, Ilaria Oleotti, Oliviero Falconi, Anna Piva, Rosa L. Vitali, Maria Puggioni, Valeria Grossi, Emanuela Fera, Daniela Braga, Mara Corfini, Elena Saliani, Antonella Agnello, Marco Abondio, Stefano Cozzaglio, Nicoletta Reinach Astori, Giovanni M. Sassu, Anna Maria M. Simonetto, Isabella Ditaranto, Fabio Cordova, Ivan Bellomi, Savino Sinelli, Tiziana Zini, Romana Romeo, Floriana Melzani, Daniela Ravasio, Franco Bono, Luigi Dainesi, Roberto Dellanoce, Frana De Ponti, Annunciata Cusumano, Giorgio Carletti, Roberta Galvani, Marisa Bellini, Giuseppe Torresani, Angelo Cauzzi, Ermanno Peviani, Silvana Testa, Romano Carletti, Gianluca Cremonesi, Massimiliano Manenti, Liana Morgese e Arduino Quintini. Vi sono una sessantina di lavori in cui vengono evidenziati, attraverso dipinti, grafiche e sculture, le conquiste e i fallimenti della scienza, sia attraverso opere figurative, che illustrano, molte delle quali descrivono esperimenti e ricercatori impegnati nello svolgimento dei più svariati test, sia lavori astratti, dedicati a effetti dinamici e cinetici, oppure a reazioni fra sostanze che generano particolari composti dai colori e dalla forme spesso insoliti. Vi sono anche diverse tele che aiutano a riflettere sulle potenzialità della scienza, ma anche dei possibili rischi di un uso errato di certe scoperte. Ad illustrare l’esposizione è un elegante libro d’arte, curato da Fappanni, scritto in collaborazione con gli studiosi Benedetta Botti, Marcello Tosi e Nadia Agosti. A latere, si svolge la mostra “I geni della scienza”, con ventitré ritratti di altrettanti luminari eseguiti a pastello dal cremonese Giorgio Carletti. Oltre agli inconfondibili profili di Einstein, Newton e Galilei, ve ne sono tanti altri il cui volto è assai meno conosciuto rispetto alle grandi loro ricerche. Non mancano i portraits di studiosi italiani contemporanei, come Margherita Hack e Rita Levi Montalcini. Questi gli orari di apertura: festivi ore 15-18, 17 maggio ore 21-23, 18 maggio 9.30-12 e 15-19 (l’ingresso è libero).


dalla redazione de Il Piccolo

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