Casalmaggiore - Comunali, la battaglia è aperta

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Quella delle Comunali 2014 è una battaglia avvincente, grazie ad alcuni ingredienti che rendono la competizione di Casalmaggiore particolarmente incerta, sentita e ricca di novità. A smuovere le acque ha pensato all’inizio il passaggio al ballottaggio, sistema raggiunto grazie al superamento della quota di 15mila abitanti, alla fine nomi illustri che hanno deciso di spendersi per spostare l’ago della bilancia. Nel mezzo, contatti, approcci e trattative che in genere hanno prodotto soprattutto divisioni. Dunque si vota il 25 maggio, e l’eventuale ballottaggio (tra i due candidati più votati qualora nessuno di loro superi il 50% dei voti) si terrà domenica 8 maggio. Alla fine sono sei i candidati sindaco, 4 dei quali sostenuti da due liste, che porta il totale a 10 liste con oltre 150 candidati consiglieri.

Un cittadino su 100 in pratica si candida per una sedia in Municipio. Tentando un’analisi della situazione a tre settimane dal voto, sembra che la presenza del secondo turno abbia facilitato le divisioni: ad esempio il frazionamento del centro destra in due liste, che 5 anni fa ebbe effetti disastrosi, suscita la speranza di accaparrarsi i voti del rivale nel ballottaggio, ammesso che uno dei due ci arrivi però. E sta qui la speranza di chi, come il Listone, si colloca nello spazio strategico di mezzo, tentando il colpaccio del ballottaggio per assorbire i voti dei perdenti al primo turno, grazie alla capacità di mantenere aperto il dialogo con tutte le forze politiche. Partendo da sinistra, va dato atto alla maggioranza attuale di aver conservato la capacità attrattiva di tutte le forze variegate che compongono l’area progressista, e ancor di più di aver mantenuto coeso il gruppo che ha governato nell’ultimo quinquennio. Claudio Silla si ricandida dunque da favorito d’obbligo, ma il quadro è mutato rispetto al 2009. Cosa sarebbe accaduto allora in caso di ballottaggio col Listone di Gardani, che partiva con un 8% in meno ma era certamente più allettante per gli sconfitti di centrodestra al primo turno? E’ il pericolo che si profila oggi. Scommettiamo che Silla farà il tifo per sfidare un candidato di destra. Il Listone ha agitato a lungo la campagna elettorale, ma alla fine si ripresenta pure lui all’insegna della continuità, avendo convinto Matteo Rossi ad esporsi in prima persona. Come per Silla, sono due le liste a sostegno, e le curiosità non mancano: in particolare nella lista “del casalasco” ci sono tre ex sindaci di comuni limitrofi, Giulio Adami (Gussola), Paolo Sbernardori (Martignana Po) e Vittorio Ceresini (San Giovanni in Croce).

Il Listone ha mantenuto aperto il dialogo con le varie forze sino alla presentazione delle liste: anche se l’appoggio al candidato alla presidenza Regionale Ambrosoli (come pure i nomi appena fatti) sembra spostare il baricentro a sinistra, la speranza nel gruppo è di arrivare al ballottaggio per far valere la maggiore capacità di attrattiva rispetto al rivale, chiunque sarà. A destra si è confermata la divisione che fu fatale nel 2009. Alla fine il leghista Filippo Bongiovanni, vicepresidente della Provincia, non è riuscito ad ottenere l’appoggio di Orlando Ferroni, che ha condizionato l’alleanza alla propria candidatura a sindaco. Bongiovanni è un leghista che ha un certo appeal anche al di fuori del proprio partito, grazie alla pacatezza dei modi e delle posizioni. Ferroni però rappresenta un pericolo, perché ha saputo evitare che il fronte di centro destra si presentasse compatto per l’avversario “interno”: è vero che nel 2009 ottenne solo il 13,3% dei voti, ma le due liste che lo sostengono, l’appoggio esplicito di Forza Italia e un nome noto come Iva Zanicchi candidata in Consiglio non sono colpi a salve. Sta di fatto che Bongiovanni 5 anni fa con la sola lista Lega Nord ottenne il 22,6%, il che lo candida come netto favorito nella corsa interna alla destra. Già oggi battaglia senza esclusione di colpi, con Iva Zanicchi e il ministro Maurizio Lupi attesi nella giornata odierna in città in appoggio rispettivamente a Ferroni e a Bongiovanni. Spostandoci ancora più a destra (anche se i candidati delle varie liste civiche non apprezzeranno la tradizionale suddivisione), ecco la lista Destra Sociale, che candida a sindaco Luca Storti. Una novità che servirà a dare visibilità ad una forza che spera di ottenere almeno un seggio in consiglio, ma il 3% (quota minima per strappare uno scranno) non è obiettivo agevole. Ricordiamo a proposito che i seggi scendono da 20 a 16, nonostante il superamento di quota 15000 abitanti. Il sesto ed ultimo candidato sindaco è Adamo Manfredi, e rappresenta probabilmente l’incognita più grande. E’ appoggiato dal Movimento 5 Stelle, che a livello locale solitamente non raggiunge i livelli nazionali, ma che può rappresentare una variabile di peso.

Anche qui il primo obiettivo è di ottenere il maggior numero possibile di consiglieri per gettare l’ancora a palazzo. Il M5S sta conducendo una campagna intelligente con programmi magari non di ampio respiro ma concreti e di buon senso. I 16 seggi saranno suddivisi con meccanismi intricati. Basti dire che il premio di maggioranza (60%) verrà dato a chi raggiunga almeno il 40% dei seggi con le liste collegate. Al secondo turno le liste collegate non potranno essere modificate, ma si potranno dichiarare collegamenti con liste escluse. Complessivamente, 3 candidati sindaco sono gli stessi del 2009 (Silla, Bongiovanni e Ferroni), tre sono nuovi (anche se Rossi è consigliere uscente). La parola passa alle urne, dove si farà i conti anche con il fattore R (sta per rabbia), per una cittadinanza reduce da un primo maggio che sembra diventato la festa di una minoranza di privilegiati.

dalla redazione de Il Piccolo

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