Cremasco ricco, casalasco povero

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Un analista informatico ha prodotto un'interessante mappa per misurare redditi e disuguaglianza.
La distribuzione della ricchezza nel nostro paese varia in base alla posizione geografica, ma anche all’interno delle regioni e delle province si trovano situazioni di forte contrasto. E’ cosa nota, ma da qualche giorno è possibile verificare anche la disuguaglianza del reddito pure all’interno dello stesso Comune. Non solo, è stata prodotta una mappa che, colorando ogni singolo comune dal rosso al verde in base al reddito, disegna la situazione in modo ottimale. La base è quella dei redditi comune per comune sui dati forniti recentemente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, basati sulle denunce dei redditi Irpef del 2012. Ma ad approfondire e rendere più chiara la situazione è stato, pochi giorni fa, un analista, Franco Morelli, del cui lavoro si sono occupati alcuni importanti giornali nazionali.

Che ha fatto questo esperto informatico? Ha composto un mosaico in grado di fornire molti spunti (pubblicato sul sito http://opendatabassaromagna.blogspot. it/) appunto colorando i diversi comuni: è possibile utilizzando lo zoom verificare non solo il reddito medio del singolo comune, ma anche l’indice Gini. Che sarebbe? Semplicemente un indice che va da un minimo di 0 a un massimo di 1 e che misura la disuguaglianza all’interno del singolo comune: più il valore si avvicina allo 0 più i redditi sono omogenei, più il numero è alto maggiore è la disparità. Partiamo dalla provincia di Cremona. C’è la conferma che più ci si avvicina a Milano più il reddito è alto, ma maggiore è anche la disparità sociale. Il colore verde, o neutro, predomina nel cremasco, mentre nel casalasco è il rossiccio a prevalere. Il comune dal reddito più basso in provincia è Cappella de’ Picenardi con una media individuale di 14.299 euro. Il più alto è Crema, con 24.385 euro. Una differenza davvero sensibile. Cremona si piazza al secondo posto con 23.557, mentre Casalmaggiore è solo a quota 20.877. L’indice Gini è inversamente proporzionale: a Casalmaggiore è 0.35, a Cremona 0,37 e a Crema addirittura 0,41. Significa, traducendo, che la differenza media tra due abitanti di Crema è del 41%. Una cifra davvero alta, così come è alta generalmente nel nostro paese, e che fa dell’Italia uno degli Stati in cui la differenza tra ricchi e poveri è più marcata.

Nel casalasco, Casalmaggiore a parte, in nessun comune si supera quota 20.000 euro. Quanto all’indice Gini, gran parte dei comuni è compreso nella forbice tra lo 0,25 e lo 0,35, con i grossi centri che alzano la media. Insomma, dove si è poveri, si è poveri un po' tutti, mentre la ricchezza è concentrata, soprattutto nei centri maggiori. Spostando il tiro a livello nazionale, non a caso il Comune grande più ricco è Milano con ben 31.761 euro, ma l’indice Gini sotto la Madunina raggiunge addirittura quota 0,58. Differenze abissali quindi, significa che la media meneghina ricorda Trilussa, secondo il quale la media di un pollo a testa fra due persone può significare che una mangi due polli interi e all’altra non restino nemmeno le briciole. Trilussa ci porta a Roma, che è ben piazzata con 26.215 euro, indice Gini 0,49, anche qui alto. In Lombardia, Campione d’Italia supera il reddito medio di 40.000 euro, ma non è una sorpresa, mentre la disuguaglianza più marcata (e vale anche per l’Italia intera) la troviamo a Lenno (Como) con un indice vertiginoso di 0,83. La presenza di alcuni comuni sul lago di Como al di sotto dei 7.000 euro pro capite inizia a fare insospettire sull’affidabilità delle dichiarazioni Irpef per stabilire il reddito effettivo. Le aree contraddistinte dal colore verde sono pochissime nel sud dell’Italia, e in effetti la differenza vista così è notevole. Il verde predomina poi nei centri urbani più grandi, dove si concentra la ricchezza. Nel nord, le aree più povere sono la provincia meridionale di Piacenza, parecchie aree alpine e la pianura tra le province di Ferrara e Rovigo.

A sud, il reddito medio cresce se ci si avvicina al mare oltre che ai centri di maggiori dimensioni. Da sottolineare che il reddito considerato deriva sia da lavoro dipendente che autonomo, e che per stabilire il reddito medio pro capite l’ammontare non è stato diviso per gli abitanti del Comune, bensì per i dichiaranti. La media nazionale si attesta attorno ai 20.000 euro annui. Soffermiamoci su una delle conclusioni tratte da Franco Morelli. In alcuni luoghi la ricchezza totale di pochi è molto più alta della ricchezza totale di una moltitudine di persone, con casi limite nella già citata Lenno, a Lajatico (dove vive Andrea Bocelli), Agordo (quartier generale di Luxottica), Tavullia (il paese di Valentino Rossi). Fa male leggere la conferma che l’Italia, nel panorama europeo, è fanalino di coda per quanto riguarda la disuguaglianza del reddito. Prima di finire una precisazione dello scrivente: come ogni statistica sul reddito dichiarato, l’analisi non contempla il fenomeno dell’evasione fiscale. Probabile quindi che il reddito medio effettivo sia un po’ più elevato, e magari che certe differenze siano in realtà meno marcate. Non è scontata la conclusione sulla disuguaglianza: l’evasione fiscale gonfia le differenze o al contrario assottiglia la forbice?

dalla redazione de Il Piccolo

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