“Mafie all’ombra del Torrazzo”: la prima storia della presenza mafiosa a Cremona

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La presenza mafiosa a Cremona non è “sporadica” come si può pensare, ma una presenza costante, anche se non marcata come nelle grandi province di Milano, Mantova o Reggo Emilia. E in quelle zone la storiografia e il giornalismo si son dati da fare da un pezzo. Milano ha i volumi di Peter Gomez, Gianni Barbacetto o Marco Travaglio; Reggio Emilia ha le storie raccontate da Giovanni Tizian, giornalista sotto scorta per aver continuamente denunciato le scorrerie della ‘ndrangheta nelle province emiliane (la stessa ‘ndrangheta che tocca anche Cremona); Mantova ha il suo Claudio Meneghetti con “La ‘ndrangheta all’assalto delle terre dei Gonzaga”. Solo Cremona non aveva ancora nulla, almeno sino alla primavera di quest’anno.

Si intitola “Mafie all’ombra del Torrazzo” ed è il primo volume che tratta analiticamente la storia della presenza mafiosa a Cremona (che verrà presentato a Cremona l’8 maggio nell’ambito degli eventi legati alla Carovana Antimafie - leggi l’articolo). Un volume importantissimo di cui la città di Cremona ha sofferto per lungo tempo la mancanza. E non soltanto per la caratura degli interventi o per la quantità di temi e fatti che vi sono magistralmente intrecciati in una narrazione limpida e scorrevole, ma soprattutto perché contribuisce a smontare l’immagine, forse un po’ ingenua, di una Cremona ritenuta troppo a lungo una terra vergine, un’isola felice in mezzo al mare verde della bassa padana.

Dall’incendio di un bar sulla Castelleonese nel giugno del 1990, al tragico omicidio di mafia del 1992 vicino alle Colonie Padane; dalle estorsioni e traffici di droga di fine anni ’90 alla maxi operazione Grande Drago, che nel 2002 smontò la cellula della ‘ndrangheta cutrese attiva tra Cremona e Piacenza; sino alla ripresa delle attività criminose dopo la «quiete» seguita alle sentenze del 2008 nel processo scaturito dalla Grande Drago, i cosiddetti reati “fiscali” della nuova mafia “economica” che cominciano a comparire in provincia dal 2010 (false fatturazioni, frodi fiscali, usura): con una rigorosa indagine d’archivio, che prende analizza una mole davvero notevole di documenti (dalla rassegna di numerosi articoli giornalistici locali dal 1990 al 2013, ai rapporti dell’Antimafia) il libro prende in esame la penetrazione delle varie organizzazioni mafiose nel territorio cremonese. Ma lungi dall'essere un semplice collezione di episodi, i fatti di cronaca sono inseriti criticamente nel livello superiore delle tendenze interregionali e nazionali della criminalità mafiosa, attraverso le lucide analisi di studiosi di spicco nel panorama della letteratura e degli studi di settore: dal criminologo Luigi Caracciolo, docente di Storia delle organizzazioni criminali all’Fde di Mantova, a Maria Ferrucci, sindaco di Corsico; da Enrico Bini, imprenditore ed ex presidente della Camera di Commercio di Reggio Emilia, al saggista mantovano Claudio Meneghetti, coresponsabile del progetto con Stefano Prandini, che ha curato la rassegna d’archivio assieme ad Antonietta Sarzi e Giuseppe Marconi.

Ma, tracciato un bilancio ventennale della “metastasi” criminale che ha afflitto (e continua ad affliggere) anche la nostra città ed il nostro territorio, il valore dell’opera è rappresentato nondimeno anche dall’atto di impegno civile per sensibilizzare la popolazione locale sulla portata del fenomeno e sulle modalità di contrasto da mettere in atto. Come scrive Meneghetti, «conoscere l’esistenza della mafia per poterla combattere efficaemente» significa avere coscienza che «parlare di mafia a Cremona è come parlare di mafia a Mantova, a Reggio Emilia, a Piacenza. I confini politici non contano per le mafie». Quel che conta invece è rendere coscienti i cittadini del pericolo di penetrazione di questa realtà criminale e dei suoi modi melliflui e viscidi di insinuarsi tra di loro, affinché possano far fronte comune, gomito a gomito. Le parole d’ordine per la lotta al crimine organizzato restano “comunicazione” e “coralità”: perché «combattere le mafie a 100 passi è l'obiettivo per il quale battersi con passione civile».

di Michele Scolari

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