Dilaga la moda del booknominate

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In risposta ai fenomeni negativi, come la neknominate, si è diffusa una vera e propria sfida letteraria, a colpi di citazioni».
Se nella rete si nascondono spesso insidie, come il fenomeno della neknominate, di cui avevamo parlato qualche settimana fa, capita talvolta che vi si generino anche fenomeni virtuosi. E' il caso di una delle ultime "mode" che stanno spopolando in questi giorni su Facebook, quella della booknominate: una sfida buona, positiva, in controtendenza con i fenomeni più negativi. «In tanti aderiscono a fenomeni come il neknominate, ma qualcuno ha saputo andare oltre: si sono lanciate mode alternative, sfidando il social ad essere una volta tanto spazio di buone notizie, belle perché segno di qualcuno che pensa e impiega bene il proprio tempo - spiega don Paolo Arienti, presidente della Focr -. Si è vista passare così una valanga di nominations alternative, a sfondo librario, dimostrazione che qualcuno, magari giovane o giovanissimo, ha qualcosa da dire. Cosa non banale, vista la nomea che certo mondo adulto appioppa ai più giovani, senza forse interrogarsi di quanto sta preparando e lasciando a chi verrà dopo». E' questo il fenomeno della booknominate, ossia la sfida a rilanciare citazioni di un libro o di un autore che si apprezza particolarmente. «Moltissimi ragazzi hanno aderito con entusiasmo a questo tipo di sfida - continua don Arienti -. Sono iniziate vere e proprie gare di citazioni che hanno riaperto un mondo non solo di lettura, ma anche di pensiero, dove l'amicizia spesso bistrattata sul web, ridotta a un "I like" equivalente ad un "ho visto", torna a raccontarsi con spessore. Non sarà certo l'unica possibilità né l'unica occasione... Ma comunque fa riflettere».

Un'altra moda positiva, nella grande massa delle "sfide" sui social, è quella della baby-nomination, ossia la sfida a pubblicare le proprie foto di quando si era bambini: «Un'altro fenomeno positivo che risponde all'incattivimento dei social come fb» spiega ancora il sacerdote. E' sbagliato, quindi, l'atteggiamento di chi si ribella al web con pregiudizio: più fruttuoso è interagire, argomentare, proporre stili in cui l'adulto può essere se stesso e ai più giovani sono offerte occasioni di confronto maturante - spiega -. Di libri ce ne sono e di spessore: quelli che generano non carta provvisoria, ma sintesi perenni dell'umano, che hanno il sapore della biografia collettiva. E magari si scopre che qualcuno si appassiona anche a letture sentite a scuola, oltre il disfattismo di orizzonti sempre neri. Alcune volte anche dai più giovani emergono sensibilità grandi per quanto è bello e dà respiro al cuore umano. Un'occasione in più per tutti di dare un contributo ad un'intelligenza del web che generi pensiero ». Qualcosa da portare avanti, quindi, in forme sempre nuove, partendo dalla consapevolezza che è assolutamente normale che le persone reclamino uno spazio. Purtoppo, però, continuano a imperversare anche i fenomeni negativi, ed è a quelli che bisogna prestare particolare attenzione. Don Paolo richiama il ruolo degli adulti nel monitorare il diffondersi sempre più preoccupante di fenomeni come il cyberbullismo. «La preoccupazione da parte di noi educatori è molto forte. L'utilizzo della rete per lo scambio di materiale fotografico, che va dal ragazzo o dalla ragazza nudi ad altre foto compromettenti, sfocia spesso in episodi di bullismo o di ricatto. Una situazione che è sempre più fuori controllo». A peggiorare le cose interviene l'utilizzo di Ask.fm, quello che viene denominato "Il social dell'anonimato": si tratta di una community di domande e risposte con la particolarità che non richiede di svelare la propria identità. «Questo diminuisce la possibilità di difendersi - spiega ancora don Paolo -. Purtroppo per i giovanissimi spesso questi siti sono vere trappole. Ci sono persone che hano reicevuto proposte sconcertanti o si sono trovate vittime di cyberbullismo».

Per un giovane è difficile gestire queste situazioni, in quanto in adolescenza «la gestione del sè è immatura, così come la propria sessualità o lo schema corporeo - spiega Arienti -. Di per sè sono concetti positivi, ma se vengono privati della propria sedimentazione educativa, diventano dirompenti. La corporeità si trasforma così in esibizionismo, l'estetica diventa manipolazione dell'immagine. Gli effetti sui giovanissimi possono essere devastanti ». In tutto questo il ruolo fondamentale dovrebbero giocarlo gli adulti, per i quali, secondo don Paolo, «c'è la necessità di riuscire a intercettare queste dinamiche. Invece oggi vediamo sempre più spesso adulti che "fanno i ragazzi", utilizzando lo strumento "social" nello stesso identico modo. Questo fa venir meno il distacco tra le generazioni, necessario alla crescita. L'adulto deve imparare ad assumersi le proprie responsabilità, non omologandosi ai più giovani ma diventando per loro una guida».

dalla redazione de Il Piccolo

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