Un’Italia a misura di bicicletta?

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Fiab Cremona: «Non è un sogno, ma lo scenario che dovrebbe nascere con la riforma del Codice della strada».
Una moltitudine di biciclette che sfrecciano ordinatamente in una rete di piste ciclabili, illuminate e sicure, a fianco delle strade cittadine o immerse nel verde della campagna? Per l’Italia è sempre stato un miraggio, ad eccezione di alcune zone come l’Emilia (che non a caso è soprannominata “Piccola Olanda”) o il Piemonte. Eppure, è forse giunto per tutto il Paese il momento di adeguarsi agli scenari d’oltralpe, che già caratterizzano i paesaggi olandesi, tedeschi o scandinavi. «Questo non è un sogno – commenta il presidente Fiab Cremona, Piercarlo Bertolotti. – Non è il sogno di chi, per scelta o necessità, affronta ogni giorno la pericolosa invadenza delle auto, ma il progetto di mobilità sostenibile che dovrebbe vedere la luce con la riforma del Codice della strada». Il progetto, attualmente in fase di studio da parte del Governo, come ha spiegato recentemente la sottosegretaria Silvia Velo, «riconoscerà alla bicicletta un ruolo centrale nella mobilità urbana» attraverso una diversa considerazione della mobilità “slow” che vede passare ciclisti e pedoni da utenti “deboli” a utenti “vulnerabili”. Un cambio concettuale destinato a tradursi in numerose azioni a tutela dei ciclisti: ad esempio, l’estensione delle cosiddette “zone 30” (già attive in alcuni punti di molti centri urbani, inclusa Cremona) a tutte le strade cittadine, con una riduzione del limite di velocità da 50 a 30 km orari estesa a tutta l’area urbana; oppure agire a livello amministrativo, promuovendo nei Comuni la realizzazione di piste ciclabili, migliorando al contempo le condizioni di quelle già esistenti (ad esempio, correggendo le numerose interruzioni o completando i tratti di quelle che terminano improvvisamente nel nulla). «Siamo la pecora nera d’Europa – proseguono da Fiab – con una media di 60 auto ogni 100 abitanti, quando Berlino (considerata una delle situazioni peggiori del continente, sotto questo aspetto) arriva a 40)».

Questo però non significa piena libertà ai ciclisti. Se la bicicletta è un mezzo non inquinante e un potente strumento di decongestionamento del traffico, non è però esente da regole, che nel Codice riguarderanno anche i ciclisti: dall’obbligo di attrezzare il mezzo con segnalatori luminosi e di indossare giubbotto o bretelle retroriflettenti ad alta visibilità nelle ore di buio, all’obbligo di non utilizzare i marciapiedi (dove spesso, anche a Cremona, i pedoni lamentano la presenza di ciclisti); con un occhio anche al problema delle biciclette che vanno contromano. In quest’ultimo caso, però, il documento potrebbe prevedere una maggiore elasticità: il Ministero ha infatti espresso un parere favorevole alla circolazione delle biciclette nei due sensi di marcia nelle strade a senso unico. Non dappertutto però: «ovviamente non lo si potrà fare in tutte le strade. Sarà applicato solo nelle vie con limite di velocità a 30 chilometri orari, con divieto di parcheggio a sinistra e divieto di transito per camion e mezzi pesanti. E dovrà essere autorizzato dai Comuni su strade larghe almeno 4,25 metri e in assenza di traffico pesante». «Nessuno vuol fare una battaglia fine a se stessa contro l’uso dell’automobile, ma non è concepibile, che ormai a metà del secondo decennio del 2000, si continui a pensare il futuro di Cremona fondato sulla centralità dell’auto e del trasporto privato », ribadisce Fiab Cremona, che, in vista della prossima tornata elettorale, sottopone a tutti i candidati sindaci un Patto per la mobilità sostenibile: «aderendo a questo patto, la coalizione di liste che sostengono ogni candidatura si impegna formalmente a sostenere la promozione della mobilità ciclistica a Cremona, in senso generale e in modo puntuale secondo quanto di seguito specificato in una lista di obbiettivi. Il soggetto firmatario si impegna a realizzare ed essere conseguentemente valutato nel suo operato, relativamente ai seguenti interventi prioritari, secondo i dettagli e le tempistiche indicate».

dalla redazione de Il Piccolo

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