Navigazione: Cremona rischia l’isolamento

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L'analisi di Giorgio Albera: «Basta sprechi di soldi pubblici in opere inutili, servono investimenti oculati che abbiano ricadute sul territorio e sul turismo. Le navi da crociera che un tempo salivano e scendevano lungo il fiume sono quasi scomparse...»

A pochi giorni dalle elezioni si torna a parlare del Grande Fiume, sempre al centro delle cronache per numerosi problemi. A tornare sul tema del Po è Giorgio Albera, presidente della società Porto polo logistico di Cremona, con un intervento dei giorni scorsi nel quale, relativamente alla balneabilità del Po, ha insistito sulla possibilità di trasformare Cremona in una «città d’acqua» a capo di un grande progetto per la balneazione del Po (finanziabile dalla Ue con la direttiva che impone standard elevati di qualità delle acque di fiumi e laghi entro il 2020), e che ha ricevuto anche il benestare del ministro dell’Ambiente Luca Galletti, in visita questa settimana a Cremona. Ma più in generale, il presidente insiste sulla mancanza di un progetto a vasto raggio, in grado di rilanciare il Grande Fiume in senso economico-turistico- ambientale, a cominciare dalla navigazione. Una necessità sulla quale ha recentemente insistito anche Gianluca Galimberti (candidato sindaco per il centrosinistra) con il “Contratto di Fiume”, finalizzato al «recupero della nostra storia che ci radica come città di fiume». «Attualmente la navigazione è quasi a zero – osserva Albera. - Da un lato perché sulla navigazione si riverberano le conseguenze della crisi economica, il crollo dei prezzi e la concorrenza del trasporto su gomma d’importazione straniera »; dall’altro perché «manca un progetto industriale che valorizzi la navigazione», unitamente a «opere da decine di milioni di euro in via di realizzazione che però sono assolutamente inutili». «Il Po è uno dei fiumi più navigabili d’Europa – prosegue il presidente – e, in questo senso, può essere paragonato al Danubio. Con un po’ di manutenzione si potrebbe rendere navigabile quasi tutto l’anno. Naturalmente servono i fondi per la riqualificazione del tratto Cremona-Mantova, circa una ventina di milioni di euro».


Anche sulla questione della regimazione il presidente esprime il proprio punto di vista: «sono per il fiume a corrente libera come lo ha fatto la natura, con al massimo la realizzazione di opere lievi ma sempre nel rispetto dell’ecosistema fluviale. Aipo ha un progetto da 70 milioni di euro che prevede la costruzione di pennelli lungo il fiume e sarebbe in grado di consentire la navigazione tra i 250 e i 300 giorni l’anno. Ma questo progetto non si guarda con sufficiente lungimiranza. Si preferisce lavorare intensamente su altri progetti come la conca di Isola Serafini, il ripopolamento con gli storioni o la conca di Valdaro a Mantova: opere bellissime, nelle quali però non vedo una ricaduta sulla salute della navigazione e dell’economia territoriale: sia per la mancanza di un progetto industriale che valorizzi la navigazione, sia per la transitabilità bloccata a Cremona per 150 giorni l’anno». Ma la navigazione non riguarda soltanto il commercio, bensì anche il turismo. «Le navi da crociera che un tempo salivano e scendevano lungo il fiume sono quasi praticamente scomparse, perché nessuno si è preoccupato di fare ciò che chiedevano gli armatori». Con il risultato che ora anche questo settore è ormai fermo, senza ricadute sul territorio. Ad aggravare questo quadro sono poi le numerose urgenze ecologiche, soprattutto la pulizia delle sponde. «Si registra un crescente inquinamento delle sponde del fiume con rifiuti di ogni sorta. E sono quasi sempre i cittadini, i volontari delle associazioni, a sobbarcarsi le operazioni di ripulitura e risistemazione dei tratti inquinati». E’ quindi necessario, anzitutto, «smetterla di investire in opere sganciate da qualsiasi logica territoriale, orientando i soldi pubblici in progetti interrelati che abbiano una reale valenza per il territorio, in grado di riqualificare il Grande Fiume e ridare priorità alla navigazione». Altrimenti per la nostra città il prezzo da pagare sarà alto (come anche nel caso dei problemi relativi alle ferrovie): la condanna per il porto di Cremona al definitivo isolamento con ulteriori enormi danni per l’economia del territorio».

di Michele Scolari

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