Processo Tamoil, chieste le condanne

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Ravelli (Radicali): «Il futuro sindaco dovrà affrontare il problema di chiedere il risarcimento».
Nell’udienza di lunedì 26 maggio il pm Fabio Saponara ha avanzato le richieste di pena nei confronti dei cinque manager di Tamoil imputati nel processo, celebrato con rito abbreviato davanti al gup Guido Salvini, per le accuse di avvelenamento della falda acquifera (causato secondo l'accusa dalla raffineria di Cremona) e omessa bonifica. Considerando la riduzione prevista dal rito abbreviato, per Enrico Gilberti (di Robecco d’Oglio, amministratore delegato dal 2001 al 2004 della Tamoil Raffinazione e preposto dal 1999 al 2006 e dal 2007 in poi) sono starti chiesti 13 anni di reclusione, 4 mesi di arresto e 6mila euro di ammenda; per Mohamed Saleh Abulaiha (libico, direttore generale della Tamoil Raffinazione dal 2007) il pm ha chiesto 11 anni di reclusione, quattro mesi di arresto e 6.000 euro di ammenda; per Giuliano Guerrino Billi (di Cremona, amministratore delegato della Tamoil Raffinazione dal 1999 al 2001 e della Tamoil Italia dal 1999 al 2004) il pm ha chiesto 10 anni di reclusione; per Ness Yammine (libanese, amministratore delegato dal 2006 della Tamoil Raffinazione e amministratore delegato e direttore generale della Tamoil Italia) richiesti 9 anni di reclusione, due mesi di arresto e 4mila euro di ammenda; per Pierluigi Colombo (di Abbiategrasso, direttore generale della Tamoil Raffinazione nel periodo 2006/2007) il pm ha chiesto 6 anni e 8 mesi di reclusione più due mesi di arresto e 4mila euro di ammenda. Per tutti gli imputati il pm ha richiesto di non doversi procedere per il reato di gestione non autorizzata di rifiuti pericolosi, mentre soltanto per Giuliano Billi è prescritto anche il reato di omessa bonifica. Ora la parola passerà dapprima alle parti civili e, subito dopo, alla difesa, mentre la sentenza è attesa per il 4 luglio. «Le richieste di condanna – commenta Sergio Ravelli dei Radicali - costituiscono il giusto epilogo di una vicenda iniziata in sordina e sempre più silenziata nel tempo». Ricordando tutte le iniziative messe in campo («sit-in, petizioni popolari, pubblici dibattiti, interrogazioni parlamentari») unitamente all’efficacia della magistratura cremonese nella «ricerca della verità » (una verità «che tutti conoscevano, ma che nessuno voleva – chi per convenienza, chi per sudditanza e chi per connivenza - far emergere»), Ravelli ha nuovamente posto l’accento sull’azione popolare «intrapresa con coraggio dall’esponente radicale Gino Ruggeri per sostituire in giudizio, come soggetto pubblico danneggiato, l’Amministrazione comunale, che sciaguratamente non ha avuto il coraggio e la lungimiranza di invertire la rotta». E proprio sul Comune e sul futuro sindaco pende ora un’incombenza importantissima. «Alla luce di un’ipotesi di condanna – prosegue Ravelli – si pone un delicato problema politico, perché il primo dossier che si troverà sul tavolo il nuovo sindaco riguarderà la necessità di avviare una causa civile per ottenere i giusti risarcimenti. E debbo dire che mi spiace non aver visto il problema Tamoil in nessuno dei programmi elettorali dei candidati. Il secondo dossier invece sarà relativo alla bonifica ed al recupero dell’area. Tamoil si era impegnata a fare la bonifica, ma l’aveva poi condizionata al mantenimento di un’attività industriale. Mesi fa contattai Oreste Perri perché si facesse carico di intraprendere un’azione per i risarcimenti, e mi rispose che in caso di condanna avrebbe preso provvedimenti. Chiunque sarà il nuovo sindaco, quindi, non potrà sottrarsi dall’affrontare e risolvere questo problema, ormai non più procrastinabile ».

dalla redazione de Il Piccolo

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