Cremonese: Ora la società deve cambiare metodo

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Tutto da rifare e in questo caso senza alcun ballottaggio. L’ennesimo fallimento della Cremonese è passato stavolta dal “Druso” di Bolzano, dove negli ultimi terribili novanta minuti si sono spente le residue speranze del popolo grigiorosso. Quello stesso popolo che ad inizio stagione sembrava la spina nel fianco dei progetti di promozione ma che, come da copione, anche questa volta nel momento del bisogno ha risposto alla grande, proiettandosi in massa a sostenere i propri colori nel momento cruciale della stagione. Una passione vera quella trapelata dagli spalti del modesto stadio altoatesino, che tuttavia anche questa volta si è scontrata con la sostanziale incapacità dell’apparato tecnico-dirigenziale di centrare l'obiettivo. Giusto lasciare le disamine tecniche a chi di calcio ne sa o pensa di saperne, noi ci limitiamo a chiederci: vale davvero ancora la pena continuare su queste basi? Anche quest’anno sono emersi i soliti insnabili difetti strutturali: società che paga e paga bene, ricca di tante teste che assomigliano sempre più a tanti galli nello stesso pollaio. Ma forse è ora di cambiare metodo, prendendo spunto da quelle società che, spendendo un decimo di quanto speso da Arvedi, in B ci sono da anni. Spiace doverlo ammettere ma, evidentemente, il “modello Cremonese” così com’è non va bene. E siamo certi che proprio il Cavaliere in prima persona farà un’attenta disamina in questo senso. Per un imprenditore importante come Giovanni Arvedi, tracciare ogni anno un bilancio nella cui stessa partita doppia, costi e ricavi risultano sempre lontanissimi, è deleterio. Quindi giusto alzare la voce con i giocatori-mercenari, ma altrettanto importante effettuare dei tagli ai costi inutili, privilegiando magari di più il settore giovanile e mettendo alla porta una volta per tutte chi non produce ricchezza o valore aggiunto per questa società. Mettendo magari a tacere le tante voci, molte delle quali arrivano anche dall'interno, secondo cui sarebbe proprio la proprietà a non volere fare il salto di categoria. Ma per farlo servirà ripartire e calarsi nella parte in modo umile, in una categoria che l’anno prossimo sarà ancora più difficile, vista la nuova formula con un’unica Lega Pro, suddivisa solo a livello territoriale e nella quale ritroveremo avversari sempre più lontani da noi come storia e tradizione.

dalla redazione de Il Piccolo

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