Cremona - Via Dante, ancora troppe criticità

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Poca sicurezza per ciclisti e pedoni, segnaletica confusa e scarso rispetto della velocità nella zona 30.
Ancora criticità per via Dante, l’arteria cittadina che porta da piazza Libertà (Porta Venezia) a Piazza Risorgimento (Porta Milano). A riportare l’attenzione, in realtà mai sopita, sull’aspetto della sicurezza per una delle più importanti arterie cittadine, è stato l’investimento di un pedone, avvenuto lo scorso martedì 3 giugno, nella corsia dove sono presenti gli stalli di parcheggio, situata a fianco dell’arteria di scorrimento. Al di là delle dinamiche dell’incidente, che sono al vaglio degli inquirenti, è l’aspetto dell’incolumità per ciclisti e pedoni a tornare per l’ennesima volta alla ribalta. Un problema del resto mai sopito e che presenta parecchi punti interrogativi. A cominciare da quello relativo al rispetto dei limiti di velocità nella corsia interessata. In seguito al riordino della segnaletica stradale, sono comparsi sulla corsia di destra i segnali di divieto di transito per le biciclette, che vengono indirizzate nella corsia di sinistra dove il limite di velocità è fissato a 30 km/h (circostanza che dovrebbe rendere più sicuro il tratto). Ma nonostante questo, la sicurezza sarebbe lungi dall’essere garantita, e non soltanto perché sembra che pochi automobilisti rispettino il limite. «Il rispetto dei 30 all’ora – commenta Piercarlo Bertolotti, presidente di Fiab Cremona – è solo una delle problematiche, che si allargano a ventaglio quando si comincia a prendere in considerazione altri aspetti. Prendiamo in esame ad esempio la presenza degli stalli di parcheggio, che restringono non poco la carreggiata: se un’auto marcia dietro ad un ciclista le è impossibile sorpassarlo; e un’auto in fase di parcheggio può bloccare il passaggio sia agli automobilisti che ai ciclisti. Si può riempire di stalli dove transitano auto o biciclette? Ha senso fare una zona 30 in queste condizioni? E soprattutto: un simile tratto può essere considerato sicuro? Altro problema – prosegue Bertolotti – riguarda la segnaletica, che mi risulta sovrabbondante e confusa, talvolta anche in contrasto con sé stessa: capita ad esempio che, all’inizio del tratto successivo allo stop si trovino indicazioni diverse da quelle fornite nel tratto precedente. Per il ciclista inoltre, è difficile comprendere se gli stop valgono soltanto per le automobili o anche per le biciclette.

E, nel secondo caso, c’è da chiedersi che fine avrebbe fatto la continuità del percorso. Altra incognita riguarda l’uscita da via Magazzini Generali o da via Orti Romani, dove è assente un segnale che dia istruzioni ai ciclisti. E, per quanto riguarda i semafori, sono sincronizzati in modo poco funzionale, senza tenere conto della diversa velocità tra le auto e le biciclette ». Un ventaglio di problematiche la cui risoluzione è tanto più urgente a fronte della futura riforma del codice della strada (riportata qualche settimana fa su queste colonne), che dovrebbe essere proprio «su misura per la bici» (secondo la felice definizione del sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo), considerando ciclisti e pedoni «utenti vulnerabili» e non solo «deboli». Del resto non è la prima volta che Fiab Cremona prende parola per mettere in luce le criticità sul tratto interessato. «Avevo già espresso molte riserve – conclude Bertolotti . – La questione è già sul nostro tavolo. Attenderemo l’insediamento della Giunta (con molta fiducia verso Galimberti e la sua volontà di tenere sotto controllo tutto) poi si tornerà a lavorare insieme ».


dalla redazione de Il Piccolo

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