Il Museo del Violino “prende il volo”

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Grande testimonianza dell’importanza dell’Mdv nella vetrina europea del “saper fare liutario”
A Milano per giocare, a Trento per un viaggio dalle Alpi alla preistoria e a Cremona per suonare », recita il titolo di un servizio comparso sul secondo numero di quest'anno del flight magazine Neos, edito dall'omonima compagnia aerea. La recensione è inserita nella rubrica “Tesori d'Italia”, dove, tra il Muba (museo per bambini di Milano) e il Muse (museo paleoantropologico trentino) spiccano a tutta pagina i capolavori firmati Stradivari, Amati e Guarnieri, immersi nei colori caldi e brillanti dello Scrigno, cioe' la Sala n.5 del Museo del Violino di Cremona, mentre in un'altra foto abbiamo il colonnato dell'ingresso al museo. Ennesima testimonianza dell'importanza del complesso museale di piazza Marconi nella vetrina europea del “saper fare tradizionale del violino a Cremona”, il servizio ripercorre tutte e nove le sale in cui si articolano magistralmente oltre cinque secoli di cronache musicali, dal Cinquecento ad oggi, fra multimedialità e strumenti che godono di fama mondiale (dal Carlo IX 1566 di Amati a Il Cremonese 1715): la prima, dedicata alle origini dello strumento con postazioni touchscreen e videoinstallazioni; la seconda, dedicata al processo di costruzione dello strumento (la bottega del liutaio con un artigiano al lavoro), la terza, dedicata alla diffusione; e così via, sino alla liuteria classica cremonese (sala 4) riconosciuta dall'Unesco come bene immateriale dell'umanità (al pari, ad esempio, del tango argentino), al tramonto ed alla rinascita della liuteria (sala 7), al network Friends of Stradivari (sala 9) che raggruppa, a livello internazionale, coloro che suonano, collezionano, studiano o semplicemente amano gli antichi strumenti ad arco della nostra città. Il tutto senza certo tralasciare un colpo d'occhio agli spazi rinati di Palazzo dell'Arte, ripercorrendone la storia (dalla progettazione negli anni Quaranta del secolo scorso ad opera dell'architetto Carlo Cocchia alla recente restaurazione degli architetti Giorgio Palù e Michele Bianchi) e concentrando l'attenzione sul fiore all'occhiello della struttura: l'auditorium “Giovanni Arvedi”, gioiello di ingegneria acustica da 464 posti, ricavato nell’originale Salone delle Adunate di Palazzo dell’Arte, «le cui balconate lignee richiamano la silhouette sinuosa del violino». Di modernissima e tecnologica concezione, il polo si configura come il punto di riferimento internazionale di prestigiose collezioni ed esemplari della liuteria classica cremonese e di quella moderna, attorniate da sculture a tema come L'anima della musica di Jaume Plensa o Suono d'acciaio di Helidon Xhixha, assieme al polo di ricerca ed al workshop liutario, ça va sans dire dedicati alla musica.

dalla redazione de Il Piccolo

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