Terzo settore, ora anche la “mazzata” della Tari

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Reali (Cisvol): «Ci vengono richieste cose che esulano dalle nostre competenze, quasi i volontari fossero lavoratori specializzati»
A più riprese, il Terzo settore cremonese ha segnalato le grandi difficoltà che si sono accumulate in questi anni, a partire da una netta diminuzione dei fondi collegati al 5 per mille. A questo problema si somma al calo delle offerte dei privati, legato alla crisi economica. «A livello nazionale si sta facendo pressione con il governo affinché il 5 per mille venga stabilizzato con la legge delega attualmente in discussione per il riordino del Terzo settore - spiega Giorgio Reali, presidente del Cisvol di Cremona -. Per il momento alle associazioni arriva circa solo il 3,75 per mille, anche se i cittadini continuano a versare il 5 per mille. Inoltre bisogna entrare nel merito dei soggetti che ne hanno realmente diritto: ora il 5 per mille è un calderone da cui attingono tutti, compresi certi Comuni. Serve allora una regolamentazione». In questo quadro già difficile si è inserita la Tari: un'imposta che il terzo settore non aveva mai dovuto pagare prima d'ora e che trova le onlus assolutamente impreparate a sostenerla. Le associazioni onlus vivono basandosi sul lavoro dei volontari e sulle donazioni e hanno già bilanci molto risicati. Come affrontare questa ulteriore spesa, soprattutto a fronte del fondo di solidarietà istituito dal Comune che è decisamente insufficiente, visto che dovrà essere suddiviso tra molti soggetti. Inoltre, non è ancora chiaro quali sono le categorie che ne avranno diritto, ne' i criteri con cui esso verrà distribuito: secondo alcune voci , le onlus non sarebbero comprese. «Si tratta peraltro di importi che non riteniamo affatto congrui» continua Reali. Insomma, che vi sia la compartecipazione alla spesa va bene, ma non che essa venga «calata dall'alto, ne' essere uguale per tutti. Vi sono associazioni che non hanno neppure i soldi per avere un pc e che non possiedono un conto in banca». Momento importante sarà il 18 settembre, poco prima della Festa del volontariato, quando il mondo dell'associazionismo incontrerà l'amministrazione comunale per un confronto. E il Terzo settore si presenterà preparato all'appuntamento, con un documento in cui si avanzeranno richieste ben precise. A partire da una revisione del fondo di solidarietà, una coperta troppo corta, secondo Reali, per coprire tutti.

«Ci chiedono di pagare la prima rata e solo dopo si potrà fare domanda per il rimborso. Con questo atteggiamento il Comune rischia di perdere un prezioso tessuto sociale cittadino. Se un’associazione non riesce a pagare l’affitto della sede perché ha pagato la Tari che fa? Finisce in mezzo a una strada?» si chiede Reali. Ma soprattutto quello che le associazioni vogliono è chiarire il proprio ruolo. «Ci chiedono sempre di più, soprattutto cose che esulano da quelle che sarebbero le nostre competenze. Esiste una Carta dei valori del volontariato che è molto chiara rispetto alle competenze dei volontari e soprattutto al fatto che il volontariato deve essere una libera scelta». Invece negli ultimi anni da parte delle istituzioni vi sono sollecitazioni sempre più pressanti: non vere imposizioni, ma richieste che suonano molto simili ad esse. «E' assurdo che diversi Comuni chiedano a volontari di gestire le piazzole ecologiche, quando invece il lavoro del volontario dovrebbe essere semplicemente un supporto a chi queste cose le fa di mestiere. Ora ci sono anche le pressanti richieste per gestire l'emergenza immigrati, per cui chiedono alle associazioni disponibilità di posti. Spesso ci vengono fatte richieste su questioni che neppure ci competerebbero, quasi che i volontari fossero dei lavoratori specializzati. Si finisce per snaturare la natura stessa del volontariato, perdendo un concetto culturale fondamentale di cittadinanza attiva, compartecipazione e responsabilità». La Festa del volontariato sarà un'occasione per riflettere su quello che è realmente il ruolo dell'associazionismo. «Il nostro appello va anche alla cittadinanza, perché c'è bisogno dell'aiuto di tutti - conclude Reali. Ma soprattutto c'è la necessità di tenere unita la rete, di lavorare insieme. Oggi la comunità, in questa situazione di crisi, ha bisogno di tutti. Serve un equilibrio nel lavorare insieme senza perdere l'autonomia individuale di ogni associazione, crescendo nelle competenze».

dalla redazione de Il Piccolo

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