Le associazioni di categoria: «Non paghiamo la seconda rata della tari»

+ 14
+ 14


Con l'avvicinarsi della scadenza della seconda rata della Tari, le associazioni del commercio e dell’artigianato tornano a protestare, soprattutto alla luce del fatto che nulla è cambiato. Si parla quindi di un vero e proprio sciopero: le associazioni chiedono alle imprese «di autosospendere, in attesa di segnali concreti e adeguati da parte del Comune, il pagamento della seconda rata della Tari che scade lunedì 16 settembre». Un atto, secondo le associazioni, «di “legittima difesa” o di “autotutela”», come hanno spiegato durante un incontro in Camera di Commercio i presidenti di Asvicom, Cna, Confartigianto, Confcommercio e Confesercenti. Un “fronte comune” che rappresenta «un nuovo modo di fare rappresentanza, capace di dar voce e prospettiva d’azione unitaria ad aziende dell’artigianato come del commercio, del turismo come dei servizi in senso ampio che si riconoscono in uno stesso nucleo di principi e di valori». Un fronte comune contro una tassa che le associazioni considerano eccessiva e vessatoria.

«Con il Comune si è cercato di risolvere il problema con il confronto e il dialogo, oltre che con una raccolta di quasi cinquecento firme. Ma l’appello (o il grido d’allarme) è rimasto inascoltato o quasi» fanno sapere le associazioni, che si sono viste costrette ad alzare il tono delle loro rivendicazioni, di tutelare il loro diritto al futuro. «Non sono bastati lunghi incontri, riunioni, discussioni, contradditori con il Comune di Cremona per far capire a questi amministratori della città che subire aumenti 100, 200, fino al 600 per cento per tanti imprenditori oggi è insostenibile!» ha introdotto Berlino Tazza, presidente Asvicom, facendosi portavoce anche di Achille Mazzini (Confartigianato), Claudio Pugnoli (Confcommercio), Giuseppe Bini (Confesercenti) e Giovanni Bozzini (Cna). Rilancia sul tema il presidente di Confcommercio Pugnoli: «Non è possibile che cinquemila aziende paghino il 43% del costo complessivo di un servizio che interessa circa 35mila utenze. E non è giusto che per rimediare all’errore il Comune stanzi un fondo di solidarietà irrisorio se confrontato agli incrementi dei bollettini. Così come non è accettabile che con una legge che impone il principio del “paghi per quanto produci” che risale a quindici anni fa non si sia fatto alcun rilevamento, facendo poi pagare il conto alle imprese». Gli aumenti sconsiderati cozzano con l’andamento dell’economia, con una ripresa che non c’è, con consumi ai minimi storici e stipendi tornati ai livelli di trent’anni fa. Mentre al contrario l’impennata della pressione fiscale non conosce flessioni. «L'unica risposta che ci è stata data dal Comune – affermano le associazioni di categoria - è: "la legge dice così e noi applichiamo la legge" o peggio ancora "abbiamo ereditato questo problema e quindi noi non abbiamo colpe". Accettando nei fatti una situazione ingiusta e vessatoria. Davanti a qualcosa di veramente ingiusto, di iniquo, un vero e proprio sopruso le Associazioni hanno proposto a tutti gli imprenditori, nessuno escluso, di non pagare la seconda rata. Ma anche di avviare una concertazione seria per rendere finalmente equa la tariffa e più in generale per applicare lo stesso metodo del dialogo e del confronto a tutte le decisioni sulla fiscalità locale».

Quello delle imprese non è un atto dimostrativo o propagandistico. «Lo stato di mobilitazione – affermano le cinque associazioni - andrà avanti finche il problema non verrà affrontato nel modo complessivo, ben contenti di fare marcia indietro nel momento in cui al commerciante, all'artigiano verrà chiesto di pagare il giusto!». Un metodo di lavoro che sembra piacere particolarmente alle associazioni, e che potrebbe essere utilizzato ancora in futuro. «Un tavolo di concertazione è necessario - conferma Giovanni Bozzini, presidente di Cna - Non possiamo subire senza essere minimamente interpellati dalle amministrazioni dei “salassi” che dissanguano le nostre imprese fino a farle morire. Con gravi conseguenza anche sul fronte occupazione, del lavoro. Ci stiamo semplicemente tutelando, speriamo di trovare interlocutori pronti al confronto. Da parte nostra c’è la massima disponibilità». Invita a guardare al lavoro anche Achille Mazzini, rappresentante di Confartigianato. Che per questa ragioni spiega come anche le imprese meno colpite dalla Tari debbano essere solidali con chi ha subito aumenti fino al 600%, dando forza all’azione di “autodifesa”. «Oggi sono maggiormente in difficoltà i commercianti ma come artigiani non possiamo non essere al loro fianco - dice Mazzini -. Con una solidarietà concreta che sono certo sapranno ricambiare. Ecco perché abbiamo voluto creare un forte coordinamento fra le cinque maggiori associazioni di rappresentanza». Sull’inadeguatezza del fondo di solidarietà si è soffermato anche Giuseppe Bini, presidente di Confesercenti. Che chiede al sindaco Galimberti e all’assessore Manzi «di trovare, nel bilancio, le risorse necessarie. Dal Comune le imprese si attendono una risposta in tempi rapidi. Ormai sull’orlo del baratro, spinte da crisi, tasse e burocrazia non possono attendere oltre».

dalla redazione de Il Piccolo

Segnala questo articolo su