Torrone della discordia: le polemiche

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Dibattito tra le associazioni sulla collocazione della festa dedicata al celebrato dolce cremonese.
Torrone dal sapore di discordia quello cremonese, in vista della Festa, in programma dal 15 al 23 novembre: al centro del dibattito l'ubicazione della manifestazione, questione che divide le associazioni di categoria cremonesi e che mette l'amministrazione comunale in difficoltà. Uno dei problemi è la collocazione del mercato cittadino, nelle tre giornate i cui sarebbe concomitante con la festa, ossia il 15, il 19 e il 22. Mentre per il giorno del 22, infatti, c'è l'accordo di spostare in blocco il mercato, nelle altre due giornate, invece, gli ambulanti si rifiutano categoricamente di spostarsi da piazza Stradivari. La soluzione ipotizzata dall'amministrazione sarebbe quindi di decentrare le festa verso corso Campi e Garibaldi, anche per dare più centralità a queste vie. Le rimostranze arriva innanzitutto dall'associazione Botteghe del Centro, «Vorrebbero incastrare la Festa del Torrone nel corso, per lasciare libera piazza Stradivari e questo rappresenta un problema, in quanto in questo modo la manifestazione viene decentrata in un solo lato della città. Con questo spostamento viene decentrata la festa in un lato della città, con il rischio di avere troppi visitatori concentrati lungo un solo corso». Insomma, se il mercato si spostasse, non ci sarebbe neppure la necessità di spostare la festa. Ma da quel lato gli ambulanti non ci sentono. Se ne fa portavoce la Confesercenti, principale rappresentante della categoria. «Lo spostamento dei banchi non è neppure in discussione - evidenzia il direttore Giorgio Bonoli -. Infatti nelle linee guida contenute nel bando emanato per la gestione della festa, era scritto chiaramente che, mentre per il 22 era previsto lo spostamento in blocco dei banchi, nelle altre due giornate dovrà essere l'amministrazione a trovare una soluzione che metta tutti d'accordo.

Chi continua a parlare di spostamento dei banchi sta fomentando una discussione che non avrebbe neppure senso di esistere». La nuova collocazione della Festa, d'altro canto, non piace neppure ai negozianti di corso Mazzini e Matteotti, che non vedono certo di buon occhio un decentramento verso i corsi Campi e Garibaldi. Tanto che gli esercenti hanno avviato una raccolta firme, chiedendo al Comune di valorizzare anche la loro zona, che troppo spesso «viene dimenticata». I commercianti, che in questi giorni consegneranno le firme al sindaco Gianluca Galimberti, hanno raccolto circa 50 firme tra corso Mazzini e via Mercatello. In sostanza, secondo i firmatari, non ha senso favorire solo alcune aree della città, a discapito di altre. E questo riguarda non solo la Festa del Torrone, ma anche più in generale altre iniziative poste in essere dal Comune. Secondo gli esercenti l'ideale sarebbe comunque che la festa restasse in piazza Stradivari. “Nel giro di un anno tra via Mercatello, corso Mazzini e corso Matteotti e viuzze laterali hanno chiuso più di 10 attività. Questi negozi ad oggi sono ancora sfitti - si legge nella lettera -. Chiediamo che non si parli sempre e solo di corso Garibaldi e zone limitrofe e chiediamo che le manifestazioni vengano ridistribuite anche nelle altre zone del centro, compresa la nostra”. C'è però chi preferisce restare al di sopra di ogni polemica, facendo notare che l'organizzazione della Festa del Torrone, non a caso, viene affidata a professionisti del mestiere: «Non è qualcosa che debbano decidere le associazioni di categoria - evidenzia Antonio Pisacane, segretario Asvicom Cremona -. Le polemiche non hanno assolutamente senso. Se tutti si riempiono la bocca identificando la Festa del Torrone come l'evento clou della città, che richiama centinaia di migliaia di visitatori, bisogna che poi tutti si adeguino affinchè l'evento sia davvero di appeal. Se si mettono in primo piano le mediazioni tra un'associazione e l'altra, si rischia di mettere poi in secondo piano l'essenza della festa. Se chi la organizza ha stabilito di fare in un certo modo, gli altri si adeguino, preoccupandosi solo di verificare che effettivamente in quei giorni vi sia l'afflusso di visitatori promesso da chi organizza».



dalla redazione de Il Piccolo

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