Crema - Moschea, la città è ormai spaccata

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Niente consultazione popolare sulla musalla islamica. Lo ha dichiarato il sindaco durante l’incontro pubblico in Comune.
Se voleva essere un’occasione per confrontarsi e fare chiarezza, così non è stato. L’incontro pubblico - organizzato dal giornale «Mondo Padano» - che si è tenuto nella sala dei Ricevimenti di palazzo comunale, lo scorso 17 novembre, per parlare dell’ipotesi di un luogo di culto islamico in città - una musalla -, ha visto fronteggiarsi, senza apparente possibilità di compromessi, due fronti opposti. A prevalere è stata l’anarchia: proteste, commenti sprezzanti, sfottò e perfino qualche insulto, a cui il moderatore – il direttore di «Mondo Padano», Fabrizio Loffi – non ha saputo o potuto far fronte nella maniera adeguata. Va detto, infatti, che non può essere addebitato solo al moderatore quello che riteniamo il fallimento dell’iniziativa, pur lodevole in partenza. La tensione, infatti, era palpabile già dai primi interventi e non ha aiutato molto a stemperare l’atmosfera l’episodio increscioso in cui è inciampato il sindaco, Stefania Bonaldi, soltanto un giorno prima. Come si sa, la Maratonina della città di Crema, corsa domenica 16, è stata vinta da un atleta marocchino, Abd al-Latif Batel, che si è rifiutato di farsi premiare da una donna. Forse, pensava che dell’incombenza si sarebbe fatta carico qualche ragazza in vesti discinte, ma così non era: il compito sarebbe spettato al sindaco della città. Fatto sta che quest’ultima ha preferito cedere alle volontà dell’atleta e del suo manager, facendo un passo indietro. L’episodio, ricordato dallo stesso moderatore in occasione della serata, ha scatenato subito le proteste di parte del pubblico presente, che non si sentirebbe più garantito dal primo cittadino, accusato di aver screditato il suo ruolo e l’immagine della città. A non aiutare a chiarire le ombre che molti cremaschi intravedono in questo progetto di un luogo di preghiera sono stati anche alcuni interventi da parte di diversi esponenti della comunità musulmana della città. Un giovane ha sottolineato che, nella storia, sono stati i cristiani a scatenare più guerre, rispetto ai musulmani. Uno degli anziani della comunità, invece, durante l’intervento di una signora del pubblico, di origini anglosassoni, le ha urlato di tacere, nel momento in cui la stessa accennava a entrare nel merito di questioni religiose che, a dire del contestatore, lei ignorava.

L’anziano, zittito a sua volta da altri presenti, non ha certo dato una mano a quanti rivendicano la possibilità di un confronto, rispettoso, sì, ma aperto su ogni punto. Peraltro, la stessa signora, poco prima, aveva accusato un altro dei responsabili della comunità di avere postato su Facebook delle frasi offensive nei confronti della minoranza siriana, musulmana ma di confessione sciita, al governo del Paese arabo. A nostro giudizio, l’interessato non ha chiarito sufficientemente la questione, sostenendo di fatto, a un certo punto - e in questo difeso dallo stesso moderatore - che ognuno su internet è libero di esprimere quello che vuole. Si è trattato di un altro passo falso, nel corso della serata, che non ha mancato di scatenare una delle tante rumorose proteste di quanti, tra il pubblico, si dichiarano contro la moschea o musalla. Al netto di tutto, c’è da dire che, se davvero esiste questa contrapposizione tra sunniti e sciiti anche a Crema, cosa succederà quando questi ultimi chiederanno pure loro un luogo per pregare? Per la cronaca, una richiesta di un’altra musalla o di una struttura analoga esisterebbe già, come ha rivelato il consigliere comunale del Nuovo Centrodestra, Laura Zanibelli. Ad ogni modo, l’unica notizia emersa nella serata è che non ci sarà alcuna consultazione popolare. Non solo niente referendum, quindi - che non è possibile, stante lo statuto comunale vigente – ma nemmeno qualsiasi possibilità formale, da parte della cittadinanza, di esprimere la propria opinione. Lo ha dichiarato lo stesso sindaco: «Non sono i cittadini a decidere se un diritto è tale. Lo stabilisce la nostra Costituzione.

Per me, è vergognoso che la comunità islamica della città abbia dovuto presentare per ben quattro volte una richiesta per un luogo di culto, senza venire ascoltata. È vero che, in campagna elettorale, non abbiamo mai parlato di realizzare una musalla a Crema, ma abbiamo sostenuto l’importanza di rispettare i diritti di tutti, questo sì. Al momento, stiamo valutando la possibilità di cedere alla comunità islamica il diritto di superficie sul terreno individuato in via Milano, tenendo presente che l’onere della costruzione spetta, ovviamente, solo a lei. Questo ci consentirebbe di stipulare una convenzione con la stessa comunità, in cui poter precisare una serie di assicurazioni a tutela della libertà di tutti». Ma è proprio questo il vero problema di natura politica: perché non vendere direttamente il terreno e scegliere invece la strada della cessione gratuita del diritto di superficie? In quest’ultimo caso, infatti, ci si può chiedere se l’amministrazione sarebbe pronta a concedere lo stesso diritto a ogni associazione che ne facesse richiesta. Anche tra il pubblico, qualcuno si è chiesto se questa scelta non rischi di andare a discapito degli interessi della città. Quella della convenzione, comunque, è forse un modo per venire incontro a quanto, sotto il nome di Patto d’onore, chiede da tempo il consigliere comunale di Forza Italia, Renato Ancorotti, anche lui invitato come relatore, anche se ha tenuto a precisare di essere presente solo come privato cittadino. «Non ho nulla contro l’Islam in sé ma si tratta di una religione composita e, per tutelarci da eventuali integralismi, vorrei dalla comunità musulmana di Crema una serie di prese di posizione: contro la pratica dell’infibulazione che è praticata da molti Paesi in cui l’Islam è la religione dominante; contro i matrimoni combinati e contro il velo integrale, che nasconde il viso, in barba alle nostre leggi. Infine, chiediamo di sapere da dove provengono i soldi con cui la comunità cremasca intende costruire la musalla. Vengono forse dall’Arabia Saudita, che è uno dei Paesi arabi più integralisti?». ul palco dei relatori, anche il presidente della comunità islamica, il tunisino Bouzaiane Dhaouadi, che, da parte sua, si è detto, a fine assemblea, d’accordo a un eventuale Patto d’onore; il professor Paolo Luigi Branca, docente alla Cattolica ed esperto di lingua e cultura araba; monsignor Emilio Lingiardi, parroco della Cattedrale; il consigliere comunale della Lega Nord, Alberto Torazzi e il suo collega della lista civica «Solo cose buone per Crema», Tino Arpini. Se il parroco ha fatto un resoconto della sua esperienza pluridecennale in Palestina, mettendo in evidenza i frutti di una buona collaborazione tra cristiani e musulmani, il professor Branca ha invece inquadrato il problema cremasco nella prospettiva nazionale di un’Italia non attrezzata culturalmente al cambiamento che si sta verificando sul suo territorio.

«La realtà non si ferma con i no. Va avanti, nonostante tutto. È vero che, a volte, abbiamo avuto a che fare con persone poco raccomandabili, ma in questo frangente gli enti pubblici latitano. Di fatto, si disinteressano a un fenomeno che è in crescita e non intervenire significa anche non regolamentare». Quanto al consigliere Arpini, ha invitato a domandarsi se quanto sostenuto da alcuni, a livello nazionale, in merito al fatto che l’Islam possa conquistare spazi sempre maggiori, a scapito dei diritti di tutti, sia da considerarsi preoccupazione concreta o allarmismo. Torazzi, infine, ha invitato ad attendere una legge nazionale in materia, prima di fare passi in avanti: «Da sempre, chiediamo una legge che regolamenti moschee, centri culturali e musalle. Al loro interno, i sermoni devono essere pronunciati in italiano e gli imam devono disporre di un patentino, che certifichi il loro tipo di preparazione. Occasioni come quella di stasera sono comunque importanti, perché la gente è preoccupata. In Italia, si sono verificati episodi gravi e non sempre le moschee sono riuscite a frenare l’estremismo». Per concludere, l’incontro lascia l’impressione di un nulla di fatto e se questo luogo di culto si farà, la città, a meno che non intervergano occasioni di incontro più costruttive, magari promosse dalle istituzioni stesse, rimarrà nettamente divisa. Se non decisamente contraria.

dalla redazione de Il Piccolo

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