Il bullismo al tempo di internet

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Un fenomeno in crescita, soprattutto nei social network. Molto frequente è infatti la sottrazione del profilo Facebook, utilizzato per prendere di mira qualcuno.
Attenzione alta a Cremona sul tema del bullismo e soprattutto del cyberbullismo, fenomeno sempre più frequente, come recentemente denunciato dalle associazioni dei consumatori. Al punto che recentemente il Ministero dell’Interno ha deciso di avviare una Campagna che attraverso l’attivazione di un servizio sms, permette a chiunque ne è vittima o testimone, di segnalare fenomeni di bullismo attraverso l’invio di un semplice messaggio. Si tratta di un numero a 5 cifre preceduto dal prefisso delle singole città. L'interesse sulla questione è anche dimostrato dalle numerose iniziative messe in campo in questi giorni, dal convegno svoltosi venerdì all'Einaudi, su temi come disagio, prepotenza, bullismo, fragilità relazionale. O come il convegno in programma per sabato a Palazzo comunale, sul tema “Genitori e figli nel web - La comunità locale e le nuove tecnologie”. Un convegno organizzato in occasione della pubblicazione di un volume sul tema, in cui si analizzano i problemi legati alla crescente propensione all’utilizzo degli strumenti digitali da parte di bambini e ragazzi. E che, talvolta, non si accompagna a una corrispondente consuetudine e familiarità all’uso del Web da parte di genitori ed educatori. «Il punto chiave è fondamentalmente la responsabilità nell’utilizzo del Web - spiega Gerardo Paloschi, direttore generale di Linea Com e autore dell’intervento introduttivo -. Occorre mettere a tema il criterio di giudizio e una visuale che consenta di meglio comprendere vincoli ed opportunità di questa rivoluzione digitale, così da permettere ai ragazzi di sfruttare al massimo ed in modo creativo gli indubbi vantaggi della rete». Ma per arrivare ad un utilizzo virtuoso della rete, bisogna conoscerne i rischi. E il bullismo è proprio uno di quelli che in questi anni si sono mostrati più insidiosi. Così come spiega l'ispettore capo Alberto Casarotti, responsabile della sezione Polizia postale e delle comunicazioni di Cremona, intervenendo nel volume promosso da LineaCom e realizzato da Paloschi insieme ad Alessandra Mariotti, proprio sui rischi del web per i giovanissimi. Il bullismo ai tempi di internet, come spiega il funzionario, «è un fenomeno in crescita.

A noi si rivolgono sempre più genitori, che scoprono, guardando il profilo del figlio su Facebook, le chat o gli sms, che è preso di mira da un bullo, che online lo infastidisce, lo minaccia, lo offende, lo perseguita. Altre volte, invece, a metterli in guardia sono altri genitori o i figli più grandi». Molteplici sono i modi che il cyberbullo utilizza per colpire le proprie vittime. «Molto frequente - spiega Casarotti - è la sottrazione del profilo Facebook e del suo account. Spesso questi bulli sono compagni di scuola della vittima, che entrano nel suo profilo a sua insaputa, pubblicando a suo nome post, foto e messaggi ingiuriosi, allo scopo di screditarlo. Questo può succedere perché magari i ragazzi non tengono adeguatamente nascoste le proprie password: i ragazzi le rivelano all'amico del cuore e alla fidanzata, salvo poi scoprire che il segreto non è stato mantenuto e che qualcuno ha violato il loro account. E in quel momento il cyberbullo è già in azione». Ma a sottovalutare i rischi della rete non sono solo le incaute vittime, ma spesso anche gli stessi bulli, come spiega ancora Casarotti: «I ragazzi spesso non distinguono tra una battuta burlesca detta a voce e una ingiuria scritta sul social network. Un post su internet è visibile da chiunque e per sempre: non basta, infatti, cancellarlo dalla propria bacheca, perchè una volta condiviso, continua a vivere di vita propria. Fingersi un'altra persona e pubblicare al suo posto false informazioni non rientra propriamente nella categoria degli scherzi, in questo modo si adotta un comportamento illegale, in violazione del codice civile, di quello della privacy e di quello penale». Insomma, quella che per qualche cyberbullo può sembrare solo una "bravata", in realtà è qualcosa di molto più grave e che può portare a conseguenze pesanti. Importante, per i giovanissimi, è conoscere a fondo il problema e sapere come prevenirlo. «Fondamentale è tenere sempre segreta la propria password, scegliendone una che non sia facilmente identificabile. Non bisogna mai pubblicare delle foto o notizie che potrebbero essere utilizzate contro di loro. Ultima precauzione, ma non meno importante, è di non dare mai corda ai persecutori, ma di avvisare immediatamente i propri genitori, per poi venire nei nostri uffici a sporgere denuncia».

Anche i genitori devono tenere costantemente l'attenzione alta. Se si ha il sospetto che il proprio figlio sia vittima di un cyberbullo, «non bisogna minimizzare l'accaduto - raccomanda l'ispettore capo -. E' bene invece contattare sempre i nostri uffici, portandoci copia del materiale "sospetto", in modo da permetterci di inquadrare la situazione. In questo modo noi potremo consigliare i genitori su quale sia il comportamento più efficace da adottare. Successivamente toccherà loro decidere se sporgere o meno denuncia». Ma soprattutto è importante sensibilizzare i giovani a non diventare a loro volta bulli e a non mettere in atto comportamenti illegali cosa che a volte può capitare anche inconsapevolmente. «Con i moderni cellulari ci vuole un attimo a fare un video a qualcuno e postarlo in rete. Questo però non è legale: si tratta di una violazione della privacy, passibile di denuncia - continua Casarotti -. Prima di pubblicare qualcosa su un'atra persona, è necessario avere il suo consenso».

dalla redazione de Il Piccolo

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