Polizza contro l’alluvione? No grazie

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Il governo chiede che siano i cittadini ad assicurarsi, ma le compagnie non lo consentono. L’unica via è l’obbligatorietà.
Da anni ormai l’intenzione di chi ci governa è chiara: per garantirsi i risarcimenti danni a seguito di calamità naturali è necessario che privati e aziende si assicurino presso le varie compagnie, stipulando polizze individuali. Il motivo sta nelle sempre maggiore frequenza con cui si verificano gli eventi e nelle casse sempre più vuote dello Stato. Le cifre d’altro canto sono imponenti: l’Italia (dati Ocse) spende in media lo 0,2% del proprio pil per far fronte ai danni da catastrofi naturali, e tali spese sono sempre crescenti. Questo per cause che vanno da motivi climatici anche a colpe umane: solo la scorsa settimana abbiamo verificato come la manutenzione dei fossi, nel caso delle alluvioni, sia pericolosamente diminuita. Lo stesso Stato, a causa della pesante situazione economica, ha ridotto gli interventi per prevenire i disastri, così che le ripercussioni per le varie comunità interessate si prolungano nel tempo. L’alluvione, così come il terremoto, non sono catastrofi imprevedibili, ma eventi che puntualmente si verificano in un paese come il nostro che purtroppo vi è soggetto per natura. Vanno dunque trattati come tali, anche nel sostenerne il rischio. Per questo è da circa vent’anni che in un modo o nell’altro il governo tenta di far sì che siano i cittadini a sostenere il peso economico di tale rischio, concentrando le proprie risorse nelle opere di prevenzione e non solo di ripristino e risarcimento. Ad avvicinarsi più di tutti all’obiettivo fu Mario Monti che nel 2012 pensò bene di costringere gli italiani a stipulare le polizze obbligatoriamente, il che in realtà avviene in parecchi paesi europei.

Un po’ quel che accade nel caso delle polizze auto. Monti inserì l'obbligo all'articolo 2 del decreto legge che si proponeva di riformare la protezione civile. Tale articolo fu però abolito dal Parlamento, ed oggi ci ritroviamo in una giungla in cui il cittadino si districa a fatica. Questo perché, di fatto, nessuna compagnia assicura volentieri il danno da alluvione. Altra questione il terremoto, rischio che oggi, grazie anche alla presenza di precise mappature territoriali, si può assicurare in modo quasi completo. Provate voi stessi a rivolgervi a qualche agenzia assicurativa: difficilmente vi verrà risposto direttamente che la polizza che copre il rischio alluvione non si può stipulare, ma di fatto uscirete dall’ufficio senza quel documento. Abbiamo sentito a tal proposito alcuni agenti di una certa importanza, sulle piazza di Cremona e di Casalmaggiore (i due centri principali della provincia per il rischio alluvione). Ne abbiamo garantito l’anonimato, in quanto, più che un’intervista, ci interessava sapere davvero come stanno le cose. «Non tutte le compagnie assicurano alluvione e terremoto – ci dice un agente cremonese -. Posto che in golena nessuno può più assicurarsi contro l’esondazione del Po, tale rischio lo si copre in caso di clienti di una certa importanza (ma inserendo franchigie adeguate) e attività produttive. Qualche società canottieri ad esempio si assicura. Per il terremoto è diverso: ci sono centri nazionali che riconoscono i rischi dei vari siti, e in base all’indice di pericolosità si decide se assicurare e a quali condizioni.

Tabelle precise per le compagnie sul rischio alluvione non ce ne sono. Diciamo che alle aziende la polizza si concede (copre al massimo il 70-80% del danno), per il privato può al momento limitarsi a risarcimenti fissi, del tipo si incassa un risarcimento di 50mila euro pagando un premio annuale di 500 euro, indipendentemente dal valore della casa. Il settore è poco disciplinato, di fatto le compagnie lo rifiutano, perché per loro non ne vale la pena». Si dice che se ci fosse l’obbligo le cose cambierebbero. «Spero accada. E’ comodo non cautelarsi e sperare che poi ci pensi lo Stato. Con l’obbligo di coprire le calamità naturali, lo Stato avrebbe un notevole risparmio». Potendo concentrare le sue risorse nella prevenzione. E magari anche nell’incentivare tali polizze: pagherebbe sempre meno rispetto agli ingenti risarcimenti. «Magari si può fare con tariffe flat (a prezzo fissato) applicate dalle compagnie. L’ideale sarebbe trattarle come le polizze auto: obbligatorie ma libere, col controllo dell’antitrust ». Veniamo ora a un agente casalese. «Il terremoto si concede a tutti, l’inondazione e alluvione come garanzie catastrofali le diamo solo alle aziende. Non abbiamo nemmeno in catalogo la possibilità di dare la garanzia, anche se qualche deroga può esserci, nel caso il cliente sia già nostro e conosciuto. So che si sta valutando un prodotto per assicurare il rischio tramite una società interna riassicurandosi a livello internazionale. Il problema è che per diminuire i costi è necessario che ad assicurarsi sia un numero tale di persone che consenta di diminuire i costi. Una raccolta premi sostenibile per risarcire poi i danni ». Così un altro agente: «Devo ammettere che le compagnie certi tipi di rischi non li coprono volentieri ». Vale a dire? «Abbiamo prodotti legati al terremoto: possiamo coprire il 50% o il 70% dei danni, al netto delle franchigie, dopo una visita di tecnici che valutano la zona e il tipo di edificio da assicurare.

Il rischio alluvione lo affrontiamo collegato ad aziende, discorso diverso per le abitazioni ». Come mai? «Le persone che sentono tale esigenza sono quelle che solitamente hanno un rischio maggiore, e se si assicurassero solo loro, dovrebbero pagare premi elevatissimi. L'unico modo per abbassare i premi sarebbe rendere obbligatoria la polizza ». Dunque dovrebbe intervenire lo Stato. «Certo, nessuna compagnia al momento sta assicurando il rischio alluvione a Genova, per fare un esempio. Lo Stato corrisponde a chi ha perso la casa nel terremoto dell'Emilia il 50% della cifra necessaria, ma spesso il cittadino non è in grado di addossarsi il rimanente 50%, perché magari sta ancora pagando il mutuo della casa. La copertura va resa obbligatoria. Oggi gli unici cittadini che sono coperti sul rischio alluvione sono coloro che hanno sfruttato l'unica possibilità che si aprì tra il 1994 e il 2000, sono in pratica gli unici ad avere garanzie, e spesso hanno una copertura del 70%».Fino a che disdetta non li separi... La grave alluvione del 2000 ha in pratica convinto le compagnie a non accettare più il rischio. Non molto diversa la situazione presentata da un ulteriore agente: «Da un anno abbiamo la possibilità di stipulare polizze che coprono gli eventi sismici, precisamente l'85% del valore di ricostruzione e l'intero contenuto». Ovviamente dipende dalla località in cui si trova l'abitazione. «Sì, il coefficiente cambia a seconda della provincia. Devo dire che stiamo facendo parecchie di queste polizze, la gente è sempre più sensibile sul tema«. Quanto costa? «I premi sono bassi: il premio minimo è di 85 euro all'anno per case del valore di 300mila euro, e si arriva fino a poco più di 120 euro all'anno». Sì, ma l'alluvione? «Valutiamo solo rischi industriali, per il momento non i privati». Dunque non sembra esserci scampo: o lo Stato introduce l’obbligo, e il settore si disciplina come avviene quasi dappertutto all’estero, o tocca sperare che non accada a noi. Ma siamo in grado, oberati di tasse di ogni tipo, di accollarci anche una polizza del genere?

dalla redazione de Il Piccolo

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