Danni dell’alluvione, chiesto lo stato di emergenza

+ 10
+ 13


Ben 300 gli sfollati sul territorio. Sono ingenti i danni al comparto agricolo.
Se l'emergenza piena è ormai passata, è ora il momento della conta dei danni. Non sono pochi, soprattutto considerato che la piena, che ha visto il suo culmine nella notte tra lunedì e martedì, è la terza per rilevanza negli ultimi anni, dopo quella del 2000 e del 1994. Secondo i dati trasmessi dalla Regione Lombardia, il territorio cremonese è quello che ha avuto più persone evacuate: ben 300 sono stati coloro che hanno dovuto abbandonare le proprie case per fuggire dal rischio di esondazione, anche se per fortuna questa volta la frazione di Sommo Con Porto si è salvata dall'allagamento totale, come invece era accaduto nel 2000. Inoltre sono stati sgomberati alcuni allevamenti di animali nella zona di Pizzighettone. Ci sono stati danneggiamenti ad attracchi, zone golenali e altro. Tanto che la Provincia di Cremona ha richiesto proprio in questi giorni lo stato di emergenza per evento rischio idraulico. «Parte del territorio della provincia di Cremona, attraversato da quattro tra i più importanti fiumi italiani: Po, Oglio, Adda e Serio, è stato interessato da fenomeni idraulici rilevanti su tutto il reticolo idrico maggiore e minore e, soprattutto, da un onda di piena del fiume Po, che ha comportato una serie di interventi di protezione civile nonché un monitoraggio straordinario 24 ore su 24 degli argini fluviali - dice il presidente Carlo Vezzini -. Tali eventi hanno provocato, numerosi allagamenti, evacuazioni della popolazione, interruzione di collegamenti viari, determinando forti disagi alla popolazione di tredici Comuni, ivi compreso il capoluogo. Ciò ha determinato un pericolo per l’incolumità delle comunità locali, provocando l’evacuazione di alcuni nuclei familiari dalle loro abitazioni nonché lo spostamento di attività imprenditoriali e la delocalizzazione di animali». Per superare la situazione di emergenza, si sono messe in atto misure straordinarie, che hanno reso necessario l'impiego di mezzi notevoli e il coinvolgimento di tutte le strutture di protezione civile della provincia: Provincia, Prefettura, Aipo, Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine, ASL, tutte le Organizzazioni di Volontariato della Provincia (con il supporto anche della quota regionale), i militari del X° Reggimento Genio Guastatori di Cremona, tutti sono stati impiegati per le attività tecnico-operative più varie, compresa la realizzazione di opere provvisionali di difesa spondale. «Tutto ciò fa ritenere che si ricorra nella fattispecie ai presupposti previsti dall’art. 5 comma 1 della L. 225/92 e s.m.i., ovvero che sussistano le condizioni per richiedere la dichiarazione dello stato di emergenza, per dare supporto e concretezza ai primi interventi di soccorso e a anticipazione per il ristoro dei danni» conclude Vezzini.

DANNI IN AGRICOLTURA
La situazione più pesante la sta probabilmente subendo il comparto agricolo: si parla di milioni di euro di danni. «Negli ultimi 20 anni per riparare i danni di frane ed alluvioni è stato speso quasi il triplo di quanto è stato stanziato per la prevenzione» fa sapere la Coldiretti, analizzando i dati emersi alla Conferenza nazionale sul rischio idrogeologico. Si parla di circa 8,4 miliardi di euro di finanziamenti statali dati a politiche di prevenzione a fronte di una spesa 22 miliardi di euro nello stesso periodo per riparare i danni causati da frane ed alluvioni. «Il bilancio peraltro è ancora più grave – sottolinea la Coldiretti - se si considerano le vittime e tragedie familiari che frane e alluvioni hanno provocato. Investire nella prevenzione è sempre più urgente, soprattutto a fronte di precipitazioni, sempre più violente e frequenti. Ricordiamo che più di 5 milioni i cittadini italiani ogni giorno vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio idrogeologico e che sono 6.633 i Comuni (82 per cento del totale) che hanno all’interno del territorio aree ad elevato rischio di frana o alluvione. A questa situazione di fragilità territoriale non è estraneo il fatto che l’Italia ha perso negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata per effetto della cementificazione e dell’abbandono che ha tagliato del 15 per cento le campagne colpite da un modello di sviluppo sbagliato che ha costretto a chiudere 1,2 milioni di aziende agricole nello stesso arco di tempo». E qui entra in gioco il problema del consumo di suolo, tanto dibattuto in questi giorni, anche a fronte dell'approvazione della relativa legge in Regione, nei giorni scorsi. «Negli ultimi venti anni – precisa la Coldiretti - 480 metri quadrati al minuto di territorio sono stati coperti ininterrottamente con asfalto e cemento, edifici e capannoni, servizi e strade con la conseguente perdita di aree aperte naturali o agricole capaci di assorbire l’acqua in eccesso, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ispra. Per proteggere il territorio e i cittadini che vi vivono l’Italia deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali con un adeguato riconoscimento del ruolo, economico, ambientale e sociale dell’attività agricola».

dalla redazione de Il Piccolo

Segnala questo articolo su