Crema - Moschea, scoppia il grande pasticcio

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Bocciata anche la richiesta della maggioranza di un Consiglio comunale aperto. La pezza è stata peggio del buco. E non è finita...
Quando si parla «teatrino della politica», la prova concreta è l’evolversi delle vicende che hanno come tema la moschea che il centrosinistra vuole a tutti i costi. Infatti, il libro sul centro di culto musulmano si arricchisce di due nuovi capitoli. Sull’ultimo numero di questo settimanale si dava notizia del «no» pronunciato da Vincenzo Cappelli, presidente del Consiglio comunale, alla richiesta delle minoranze di un consiglio comunale aperto per discutere proprio della questione moschea. Tre i motivi del diniego. Il primo perché l'amministrazione non ha «in corso procedure per la possibile individuazione di un'are da destinare alla costruzione di una moschea/ musallah/centro islamico»; il secondo perché «la libertà di culto e le sue forme sono materia sottratta alla competenza del Consiglio comunale»; il terzo per «carenza di un ordine del giorno specifico e di un preciso oggetto di dibattito rilevante, ai sensi dell'articolo 40 del regolamento del Consiglio comunale». Insomma della moschea, l’argomento che sta spaccando la città, non si può parlare in Consiglio comunale dove sono presenti tutti gli eletti della comunità cremasca. E, quindi? I sindaco ha riferito che si potrebbe fare un bel confronto « pubblico delle forze consiliari con i cittadini cremaschi, con tutte le realtà rappresentative della nostra comunità, religiose e laiche, che vorranno intervenire e con l'eventuale presenza di esperti che si vorranno coinvolgere sotto la forma di assemblea pubblica o di conferenza di settore o di servizi». Tutto risolto, dunque? Neppure per sogno. Infatti, mentre le forze di opposizione aspettavano il dopo-Befana 2015 per chiedere, nelle forme opportune, sempre un Consiglio comunale aperto, sono state prese di contropiede dagli stessi consiglieri di maggioranza, in maggioranza del Pd, che hanno chiesto loro il Consiglio comunale aperto sulla moschea, sconfessando così il loro presidente del Consiglio comunale e lo stesso sindaco, entrambi del Pd. Ma come è possibile? E’ possibilissimo.

Al grido di «Noi non abbiamo paura» e indicando già la data («entro i primi 15 giorni di gennaio 2015»), la nuova giravolta è stata spiegata in una conferenza stampa da Luca Giossi, capogruppo del Pd. Il quale ha detto: «Visto che nessuno delle minoranze ripresentava la richiesta del consiglio comunale aperto, per evitare che si pensi che abbiamo paura di discutere, ecco che la richiesta l’abbiamo presentata noi. In modo corretto, questa volta. Perché non abbiamo chiesto di parlare di musalla, ma della variante del Prg, cosa che sta all’ordine del giorno». Una dichiarazione precipitosa e avventata. Perché il segretario comunale, Marica De Girolamo, al quale era stato chiesto un altro “parere tecnico” da Cappelli in merito alla richiesta della maggioranza, ha scritto quanto segue: «Le procedure di variante prevedono, alla luce della legge regionale 12/05 un ben preciso percorso di partecipazione, condivisione e anche formulazione di opposizioni e apporti collaborativi e comunque la variante parziale in corso non presenta i caratteri di particolare ordine sociale e politico che possano giustificare la indizione di un consiglio comunale aperto». Bocciatura tecnica a tutto campo. Giossi smentito. Ma non è finita: il segretario comunale ha ricordato a Cappelli che la questione moschea è una questione prettamente politica; e dal momento che tutti i consiglieri chiedono un consiglio comunale aperto, su tale argomento, Marica De Girolamo rinvia a Cappelli e «all’ufficio di presidenza le valutazioni di ordine politico/ amministrativo». Gli ha rilanciato la palla. Con un linguaggio ovviamente burocratico, il segretario comunale ha detto quello che aveva già anticipato Franco Bordo, deputato di Sel, e cioè che la questione moschea è di rilevanza sociale e, quindi, non c’era bisogno di chiedere alcun parere tecnico: il consiglio comunale aperto si deve fare. Punto, a capo. Cappelli ora è incartato. Se, dopo aver bocciato la richiesta delle opposizioni dirà di sì a quella della maggioranza, bocciata a sua volta dal segretario comunale, solleverà un gran polverone di polemiche. Se dirà di no, andrà contro il volere di tutti i consiglieri comunali. Quando, insomma, la pezza è peggiore del buco… Ma non si deve demordere: il “teatrino della politica” ci riserverà ancora numerosi momenti di suspense.

dalla redazione de Il Piccolo

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