Cremona - Inceneritore: ecco come si può spegnere

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Un dossier spiega quali sono i problemi dell’impianto («inquina come 2.000 auto al giorno) e l’alternativa del Trattamento meccanico biologico.
Il tema della chiusura dell'inceneritore è ormai ricorrente: in tanti si chiedono se è possibile chiuderlo definitivamente, ma soprattutto si domandano in che modo si potrebbe supplire alla sua attività. A proporre una soluzione è un dossier, realizzato da AmbienteScienze e CreaFuturo insieme ad altre associazioni. Il documento è molto chiaro sulla situazione attuale dell'impianto, che sta già lavorando al massimo delle sue possibilità, sulla base di alcuni parametri. “Con i dati analizzati in questo nostro Dossier siamo in grado di dimostrare che, per le raggiunte limitate capacità di incenerimento, l'impianto di Cremona, al massimo, potrebbe accogliere e bruciare una quota di rifiuti di provenienza extraregionale non superiore, ma piuttosto inferiore, all'1% del milione e mezzo di tonnellate previste dall'Ispra”. Secondo i dati presentati dal dossier, dunque, l'inceneritore cremonese è tra i peggiori in Lombardia. “L’efficienza elettrica si attesta attorno al 5,6%, un valore estremamente basso sia rispetto agli impianti termoelettrici (una centrale a metano a ciclo combinato raggiunge il 60%) sia in rapporto ad altri impianti di termovalorizzazione lombardi (l’inceneritore di Brescia raggiunge il 26%) - si legge nel documento. Anche in rapporto al totale della produzione elettrica dell'Aem, l'inceneritore ha un peso piuttosto ridotto, solo il 16%. Il combustore non produce quindi energia elettrica in quantità significative su scala locale. Anche considerando il recupero di calore a servizio del teleriscaldamento, l’efficienza termica è molto bassa, pari al 27%”. Per quanto riguarda il teleriscaldamento, invece, "l'inceneritore produce il 34% del calore necessario a far funzionare l'impianto. Per il resto, il teleriscaldamento funziona per il 38% grazie alla centrale termoelettrica e per il 23% con l'ausilio di due caldaie a metano. Solo un 4,8% del calore viene prodotto attraverso la centrale a biomasse". C'è poi la questione delle emissioni: secondo il dossier, quello cremonese è l'impianto più inquinante lombardia per le polveri sottili, con emissione di ben 1,9 mg al metro cubo. "Per quanto riguarda il particolato, esso produce un inquinamento superiore a quello di 2.000 automobili che attraversano due volte al giorno la città di Cremona".

LE ALTERNATIVE PER IL TELERISCALDAMENTO - Secondo il dossier “L’inceneritore di Cremona potrebbe essere fermato senza particolari problemi immediati per la rete di teleriscaldamento e, probabilmente, senza alcuna necessità di interventi significativi a medio termine. A lungo termine, potrebbe essere agevolmente sostituito da una caldaia a gas di pari potenza, con una spesa piuttosto contenuta. La produzione di calore per la rete di teleriscaldamento è garantita per il circa 70% dalla centrale cogenerativa Ctec e dall'inceneritore. Singolarmente, ciascuno dei due impianti rappresenta solo il 10% della potenza termica installata a Cremona, ma fornisce ben più del 30% del fabbisogno complessivo. E' interessante osservare come tutte le altre centrali a servizio del teleriscaldamento (le caldaie cittadine, la centrale a biomasse e le numerose centrali di riserva) che rappresentano il restante 80% della capacità generativa termica, producano quindi solo circa il 30% del fabbisogno di calore. Dall'incrocio dei dati di potenza e produzione disponibili per il funzionamento della centrale Ctec e delle varie caldaie a servizio della rete di teleriscaldamento, emerge il forte sospetto che ci sia una sovracapacità produttiva rispetto al fabbisogno, probabilmente derivante dal sovradimensionamento strategico per futuri estensioni del servizio. Per le emergenze, sullo stesso sito su cui sorge l’impianto di incenerimento, è già installata ed operativa una caldaia da 14MWt che può garantire una produzione termica pari a quella combinata di entrambe le linee del La questione dell’inceneritore di Cremona - Alternative 12 combustore. Si tratta di verificare quindi, sul piano tecnico-finanziario, se tale caldaia può essere utilizzata in regime continuo a sostituzione dell'inceneritore. Lgh potrebbe poi valutare la possibilità di non dismettere in toto il combustore, mantenendolo di scorta, con sola alimentazione a metano, per sopperire ad eventuali fermi improvvisi della caldaia al punto precedente. In tal modo verrebbe mantenuto anche il piano di ammortamento dell'impianto”. Se poi “tutte le opzioni precedenti fossero impraticabili, la sostituzione del calore prodotto dall'inceneritore con una caldaia di pari potenza (14MW) avrebbe un costo veramente contenuto: circa 750.000 euro, installata e pronta all'uso. Una cifra che rapportata al bilancio Lgh nel 2013 ne rappresenta solo lo 0,1% dei ricavi e lo 0,8% del Mol (Margine Operativo Lordo)”.

LE ALTERNATIVE PER I RIFIUTI - Entro il 2019, il raggiungimento di una quota di raccolta differenziata del 70%, unita al naturale calo nella produzione di rifiuti, vedrebbe il dimezzamento della quantità di rifiuti indifferenziati prodotti in provincia di Cremona. Secondo il dossier, “Il ridotto quantitativo di rifiuti residui potrebbe essere agevolmente trattato con impianti di Trattamento Meccanico Biologico con o senza la presenza di un Pirogassificatore per il recupero d'energia dal residuo generato. Rispetto all'attuale inceneritore, le emissioni in atmosfera sarebbero fortemente abbattute, in particolare sul fronte del particolato e diossine”. C'è poi da considerare che “ Dal 2008 al 2012 la produzione di rifiuti indifferenziati da destinare a smaltimento in Lombardia è calata per due tendenze: un calo di produzione generale dei rifiuti prodotti dalla cittadinanza, che ha ridotto la quota di indifferenziato dell'8%, e l'aumento della raccolta differenziata, che ha permesso un'ulteriore diminuzione dell'indifferenziato del 10%. Proiettando queste due tendenze al 2020, si osserva come all'attuale parco degli inceneritori lombardi verrà a mancare dal 35 al 70% di Rifiuti Urbani, diventando così fortemente sovradimensionato rispetto le necessità regionali”. A questo si aggiunge una ulteriore considerazione: “L’inceneritore di Cremona ha sinora operato a piena capacità produttiva e, per limiti progettuali, non ha potuto accettare una quantità superiore di rifiuti da smaltire. D’altro canto, anche per i rifiuti indifferenziati prodotti in provincia e destinabili all’incenerimento si assiste ad un calo costante: dal 2008 al 2012 sono calati del 20%, scendendo a 63.300 t, ormai sotto la capacità di smaltimento dell’inceneritore (65.000 t). Tale capacità viene ovviamente calcolata prendendo come riferimento il potere calorifico massimo raggiunto che è attualmente di 3.000 kcal/kg di rifiuto. L’inceneritore è quindi ormai sovradimensionato rispetto alle necessità della Provincia di Cremona, pur essendo un impianto di dimensioni ridotte, il penultimo impianto per capacità di smaltimento sui 13 lombardi. Se la raccolta differenziata nella sola città di Cremona raggiungesse il 70%, sparirebbero ulteriori 8000 t di rifiuti da incenerire. Un valore che potrebbe duplicare se questo traguardo fosse raggiunto dall’intera provincia di Cremona. Considerando la tendenza in calo nella produzione dei rifiuti, i margini considerevoli nell’aumento della raccolta differenziata e le nuove linee normative della UE, qualsiasi nuovo impianto di smaltimento della frazione residua dovrebbe essere dimensionato per trattare non oltre le 30.000- 35.000 t/a, circa metà dell’attuale quantità incenerita dal combustore”. La soluzione potrebbe quindi essere la messa in opera di un impianto di Trattamento Meccanico Biologico (Tmb) minimizzando il rifiuto residuo, che si potrebbe smaltire tranquillamente in discarica. “Le emissioni di particolato e diossine sarebbero completamente azzerate, mentre la produzione di scorie inerti da smaltire in discarica sarebbe circa equivalente a quella che deriva dall'attuale inceneritore. Inoltre il Tmb, potendo essere convertito alla selezione della raccolta differenziata man mano che si riduce il residuo da trattare, non ha necessità costanti di approvvigionamento e non vincola - economicamente - il mantenimento di bassi risultati di raccolta differenziata”. Secondo quanto riporta il documento, un'ulteriore soluzione, in ottica extraprovinciale, sarebbe di considerare l'utilizzo di impianti in grado di trattare anche rifiuti extraregionali. “A titolo di esempio, l'impianto TMB di Barcellona è costato solo 52 milioni di euro, può trattare oltre 300.000t/a di rifiuti (circa 5 volte la potenzialità dell'inceneritore di Cremona) ad un costo di 85 euro a tonnellata (30 euro in meno del costo medio di un inceneritore in Italia)” conclude il dossier.

dalla redazione de il Piccolo

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