Scontri in città, indagini serrate

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90 agenti intervenuti a perquisire le abitazioni dei militanti di Casa Pound e del Csa Dordoni. Indagate 15 persone
Proseguono le indagini sui fatti del 18 e del 24 gennaio: la rissa tra i militanti del Csa Dordoni e quelli di Casa Pound, che hanno portato al grave ferimento di Emilio Visigalli, a tutt'oggi ricoverato presso l'Ospedale di Cremona in prognosi riservata, e i disordini che ne sono seguiti, esattamente una settimana dopo, durante la manifestazione antifascista svoltasi a Cremona. Lo scorso mercoledi circa 90 agenti hanno provveduto, alle sei del mattino, ad effettuare le perquisizioni presso le abitazioni delle quindici persono, attualmente indagate per la rissa del 18 gennaio. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati caschi, mazze e computer e telefoni cellulari. Materiale che proprio in questi giorni viene attentamente esaminato dalle Forze dell'ordine, al fine individuare eventuali elementi per risalire alle responsabilità in particolare riguardo al ferimento di Emilio Visigalli. Per tutti gli indagati l’accusa è di rissa aggravata. Ma nel frattempo c'è anche un fascicolo aperto per tentato omicidio, anche se per il momento ancora contro ignoti. Sono state sedici in tutto le perquisizioni effettuate, nei confronti dei quindici indagati. Sotto sequestro «materiale informatico, cellulari e eventuali corpi di reato (caschi, mazze, spranghe ecc.) utilizzati nel corso della rissa e per il ferimento di Visigalli”, si legge nella nota diramata dalla polizia. I denunciati, nella mattinata di mercoledì, sono stati anche accompagnati in Procura, dove sono stati perquisiti. «Considerata la gravità degli eventi, fin da subito è stato aperto un fascicolo per il reato di rissa aggravata e per il reato di tentato omicidio da parte della Procura della Repubblica e le indagini sono state affidate alla polizia di Stato, che, dopo una serie di accertamenti, è riuscita a identificare diverse persone, tra testimoni e compartecipi, presenti in quel momento sul luogo degli scontri dove avvenne il grave ferimento di Emilio Visigalli» sottolineano dalla Questura. «Tra i perquisendi vi sono complessivamente dieci esponenti di Casa Pound e cinque del csa Dordoni, residenti per la maggior parte a Cremona e nella provincia, mentre alcuni di essi sono residenti in altre province limitrofe.

Tra i soggetti perquisiti vi sono alcuni degli esponenti di spicco dell’uno e dell’altro fronte, a carico dei quali sono emersi, nel corso dell’indagine, dei pesanti elementi di responsabilità per i cruenti fatti verificatisi in quella serata». D'altro canto i due schieramenti continuano a restare sulle proprie posizioni, accusandosi reciprocamente di essere stati gli aggressori. Il legale dei militanti del Dordoni, l'avvocato Sergio Pezzucchi , fa sapere che farà ricorso «Anche per verificare la legittimità delle perquisizioni e dei sequestri» aggiungendo che: «Nell’ambito di una contestazione per rissa, che si sequestrino dei computer può essere un fatto discutibile». Mentre il legale degli indegati di CasaPound l’avvocato Marcello Lattari tiene a precisare che il comportamento dei suoi assistiti è stato sempre collaborativo: «Fin dal giorno successivo ai fatti del 18 gennaio, alcuni di loro si sono spontaneamente presentati presso gli inquirenti per rendere dichiarazioni sull’episodio». Intanto rimangono stazionarie le condizioni di Emilio Visigalli per il quale, nonostante i miglioramenti, ancora non viene sciolta la prognosi. Dal Csa Dordoni continuano le manifestazioni di solidarietà nei confronti dell'uomo: il concerto dei 99 Posse organizzato la scorsa settimana proprio a sostegno della famiglia dell'uomo, a cui hanno preso parte circa 500 persone, ha consentito di raccogliere 4mila euro che saranno devolute alla famiglia di Visigalli. Continuano a ritmo serrato anche le indagini sui fatti di sabato 24 gennaio, che hanno visto Cremona teatro di una vera e propria guerriglia scatenata dai Bleck bloc, giunti in città provenienti da diverse province italiane. La Questura ha chiesto la collaborazione di una decina di alre questure, al fine di arrivare alle identificazioni , grazie anche all'ausilio dei numerosi filmati e fotografie. A seguire il procedere delle investigazioni è il sostituto procuratore Fabio Saponara. Intanto anche il centro sociale Kavarna ha, nei giorni scorsi, preso posizione rispetto ai fatti, evidenziando che «nonostante il terrorismo mediatico, la partecipazione al corteo è stata davvero consistente: per portare solidarietà attiva ad un compagno in fin di vita sono accorsi gruppi e individui da più parti, per esprimere la propria rabbia nei confronti dell'agguato fascista ai compagni del Csa Dordoni».

Il Kavarna fornisce una sua versione dei fatti di quel sabato, giustificando in qualche modo l'esplosione di violenza: «La rabbia per quello che è successo ad Emilio, per la presenza di Casa Pound a Cremona, per il mondo soffocante in cui viviamo, non può essere controllata da nessuno: quando esplode si deve scegliere da che parte della barricata viversi questi momenti ». Ben lontano dal prendere le distanze da quanto accaduto, il Kavarna sottolinea di trovare «aberrante il tentativo di egemonizzare la lotta antifascista presentando il pacifismo come l'unica pratica corretta. L'antifascismo, non appartiene solo a coloro che ne vorrebbero fare un corredo da museo, ma appartiene a tutti coloro che desiderano metterlo in atto - come tanti antifascisti hanno fatto nella rivolta di sabato».


dalla redazione de Il Piccolo

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