Reddito di cittadinanza? Si può fare...

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Danilo Toninelli, deputato M5S: «La nostra proposta ha carattere universale, ma al verificarsi di alcune condizioni ed è soggetta a controlli».
Si chiami reddito di base o reddito di cittadinanza o reddito di sussistenza o reddito minimo universale, si tratta, secondo la definizione di due studiosi, di «un reddito versato da una comunità politica a tutti i suoi membri, su base individuale, senza controllo delle risorse né esigenza di contropartite». Si capisce quanto la materia sia controversa, nonostante che in molti Paesi del mondo questo istituto, diversamente modulato, esista, e nonostante che se ne parli ormai da tempo anche nel nostro Paese. Abbiamo chiesto di parlarcene a Danilo Toninelli, deputato del Movimento 5 Stelle, che praticamente sin dalla sua costituzione porta avanti la proposta di legge per il reddito di cittadinanza. On. Toninelli, lei si ritrova nella definizione «di scuola» che abbiamo dato al reddito di cittadinanza, o il suo modello di riferimento è un altro? «Solo in parte: la nostra proposta, a differenza di altre con cui viene a volte confusa, ha carattere universale, ma al verificarsi di alcune condizioni ed è soggetta a controlli. Il reddito di cittadinanza che propone il M5S è una proposta di legge concreta e realizzabile. Ha un costo annuale di circa 16,7 miliardi di euro, che vengono destinati a tutti i cittadini italiani maggiorenni che percepiscono una somma mensile inferiore alla soglia di povertà, stabilita attualmente, in base alle rilevazioni Istat, a 780,00 euro mensili. La sua gestione gravita attorno ai centri per l'impiego pubblici che seguono il beneficiario formandolo professionalmente e destinandolo a servizi sociali per la comunità, sino all'accompagnamento al nuovo posto di lavoro». Ci spieghi perché, secondo lei, il reddito di cittadinanza è un obiettivo importante? «Per due motivi principalmente. Primo: il rilancio dell'economia reale attraverso il rilancio della domanda interna, perché la proposta riguarda 9 milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà e che torneranno a spendere. A differenza degli 80 euro di Renzi, destinati a chi aveva già un reddito, sebbene non elevato, e che quindi non hanno aumentato i consumi. Secondo: serve a limitare lo scandaloso sistema del voto di scambio che colpisce, come parti passive, soprattutto i poveri, costretti a sottostare al ricatto di chi offre loro qualcosa per sopravvivere. Un voto per 50 euro, un voto per un posto di lavoro, un voto per non perdere il posto di lavoro. È uno strumento di libertà democratica. Ridare dignità e libertà a 9 milioni di persone che vivono in povertà, significa liberarli dai ricatti degli sciacalli di cui l'Italia è piena. Soprattutto oggi, in una situazione in cui la corruzione è dilagante». Veniamo subito alla prima delle obiezioni più comuni: come possono sostenere questo impegno le assai disastrate finanze pubbliche? «Investendo l'1,2% del Pil nazionale. Una quota ragionevole della quale abbiamo già trovato tutte le coperture finanziarie, tra le quali i tagli alle spese militari, maggiore tassazione del gioco d'azzardo, risparmio di spese della Pubblica Amministrazione e taglio alle pensioni d'oro. È già tutto pronto, manca solo la volontà politica del Presidente del Consiglio». Non esiste il pericolo che godere del reddito di cittadinanza demotivi rispetto alla ricerca di lavoro? «Assolutamente no, perché il beneficiario del reddito di cittadinanza non può rifiutare per più di tre volte l'offerta di lavoro che gli è pervenuta dai centri per l'impiego, pena la perdita del beneficio». A quali esperienze fa riferimento, nella sua proposta? «Abbiamo preso a riferimento il solo buon senso e la volontà di rilanciare l'economia. Siamo convinti che la crisi di questi anni sia certamente economica ma lo sia ancora di più di democrazia. E il reddito di cittadinanza rilancerebbe entrambe. Il suo scopo non è quello di regalare soldi, ma di fornire competenze professionali e lavoro a chi ne ha bisogno ma lo ha perso o non lo ha ancora trovato. Ma anche di restituire a tutte queste persone la piena dignità e cittadinanza democratica». Pensa che si tratti di un obiettivo possibile, in questa legislatura? «Faremo di tutto perché lo sia. Con una disoccupazione dilagante, diffusa soprattutto tra giovani e donne, e con pensioni da fame (perché la norma riguarda anche i pensionati), la priorità assoluta del nostro Paese è proprio il reddito di cittadinanza ».

dalla redazione de Il Piccolo

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