Un territorio pericoloso per i ciclisti

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Il dato lombardo: incidenti concentrati nelle aree urbane La causa non è quasi mai legata al comportamento del ciclista
Cemona è una città pericolosa per i ciclisti, secondo una ricerca condotta dal Cmr (Centro di governo e monitoraggio della sicurezza stradale), pubblicata nei giorni scorsi. Dalla ricerca emerge che la provincia di Cremona è la più interessata, negli ultimi anni (il periodo di riferimento va dal 2010 al 2013), da incidenti che coinvolgono le biciclette. Per il resto della Lombardia, in provincia di Bergamo, come a Milano e a Varese, l’incidentalità e la mortalità relative ai ciclisti sono espresse da valori pressoché coincidenti, mostrando perlopiù che gli incidenti avvenuti sono stati eventi mortali. Al contrario, negli ultimi anni, le province di Lecco, Sondrio e Como registrano percentuali basse rispetto agli incidenti totali. In queste tre province i dati disponibili più recenti (2013) non riportano alcun evento mortale tra i sinistri con ciclisti coinvolti. Anche guardando all'indice di lesività (feriti ogni 100 incidenti) e di mortalità (morti ogni 100 incidenti), emerge che, mentre il primo dato è molto simile tra le dodici province, gli indici di mortalità sono alquanto diversi, con percentuali che superano il 2% nelle province di Cremona, Lodi, Pavia e Sondrio. L’indice è addirittura di 2,8% nella provincia di Cremona, il più alto della Regione. Guardando alla situazione nei capoluoghi delle province lombarde, si evidenziano scenari critici riguardo agli incidenti con ciclisti soprattutto nei comuni di Cremona e di Mantova, con percentuali che superano il 25% sul totale dei sinistri. Negli ultimi quattro anni, nella sola Cremona, su un totale di 1.753 incidenti, 438 hanno visto coinvolte biciclette (il 25,39%). Dei ciclisti complessivamente feriti, il 33% hanno perso la vita (12 in tutto). «A fronte delle analisi attraverso i dati presi in considerazione emerge come in Lombardia le situazioni più critiche, per chi si muove in bicicletta, si riscontrino nei territori pianeggianti della bassa padana e nelle zone limitrofe alle aree metropolitane - evidenziano i ricercatori -. Il dato dimostra che l’attenzione deve continuare a mantenersi alta attraverso interventi che coinvolgano misure di prevenzione, rimedi alle carenze strutturali e campagne di sensibilizzazione per i vari utenti della strada».

IN LOMBARDIA
La situazione, in ogni caso, è difficile in tutta la regione. Nel 2013, in Lombardia, 49 persone sono decedute a causa di incidenti in bicicletta: quasi uno alla settimana. E ancora, a fronte dello stesso numero di spostamenti, la mortalità causata dalle due ruote è di sei volte superiore a quella in auto. I sinistri in bici si concentrano nelle città (90 per cento del totale) e la causa non è quasi mai legata al comportamento del ciclista. Le persone più esposte sono i bambini sotto i 14 anni (10 per cento dei morti e 13 dei feriti) e gli anziani oltre i 65 anni (41 per cento dei morti). In particolare, in base ai dati più recenti a disposizione, l'analisi dell'incidentalità relativa ai ciclisti in Lombardia nel 2013 ha registrato 4.613 incidenti, con 49 morti e 4.549 feriti (12 in media ogni giorno). Rispetto al 2012, il numero di incidenti è sceso del 2,6 per cento, valore inferiore alla media di diminuzione dell'incidentalità generale (-4,5), quello dei morti è sceso del 20,9 (rispetto a -25,3 a livello complessivo regionale). Nell'arco dei quattro anni presi in considerazione dalla ricerca, dal 2010 si sono verificati 16.483 incidenti con biciclette (l’11,3% del totale) in ambito urbano, di cui il 90% (14.864 incidenti) su strada urbana nell’abitato con un indice di mortalità dello 0,73%. Dall’analisi dell’indice di mortalità emerge che, nel 2013, l’indicatore di mortalità nelle strade urbane è 0,75%; diminuisce dal 2010 per le strade provinciali entro l’abitato (0,85%) e si azzera per le strade statali entro l’abitato rispetto ai valori del 2011 e 2012.

LE SITUAZIONI PIU' RISCHIOSE
Le situazioni di rischio tipiche per i ciclisti sono differenti. La maggior parte degli incidenti avviene con il coinvolgimento di più veicoli; dal 2010, il 75% dei sinistri con ciclisti è stato causato da un scontro o un tamponamento comportando l’85% dei decessi nei ciclisti. Secondo i ricercatori, «negli spostamenti in bicicletta una tipologia di natura di incidente abbastanza frequente è la caduta da veicolo; negli ultimi quattro anni la mortalità è stata di quasi 2 morti ogni 100 incidenti». Il veicolo maggiormente coinvolto negli incidenti mortali con ciclisti è l’autovettura privata (59%), ma è altrettanto interessante notare come, nel 29% dei casi, l’evento si verifichi con il coinvolgimento di un mezzo pesante, perlopiù in ambito urbano.

I SOGGETTI PIU' A RISCHIO
Come emerge dalla ricerca, i tassi di ferimento e mortalità (numero di feriti per milione di abitanti) sono notevoli anche per i giovani ciclisti. In Italia, nel 2007, il 13% dei decessi e il 10% dei feriti era un ciclista appartenente alla fascia d’età tra 0 e 14 anni. “Soprattutto in questa fascia d’età si osserva nella letteratura una correlazione tra comportamenti a rischio e genere - si legge nella ricerca -. In Italia ben l’82% dei ciclisti deceduti era di sesso maschile, la percentuale sale al 92% nel caso dei ciclisti fino a 14 anni. Si osserva anche un’elevata percentuale (58%) di ciclisti deceduti con un’età maggiore di 60 anni. Le persone maggiormente esposte al rischio di incidente mortale in bicicletta sono quelle anziane (oltre i 70 anni): i ciclisti morti in questa fascia di età rappresentano il 40,8%15 dei morti del 2013. Come per i pedoni, alla base del fenomeno vi sono le minori capacità di reazione, mentre va ricordato che le persone (in genere anziane) spesso non hanno alternative agli spostamenti in autonomia a piedi o in bicicletta».

L'ASSESSORE BORDONALI
«Questi numeri sono e saranno presi in considerazione per decidere la strategia amministrativa da adottare» ha detto l'assessore regionale alla Sicurezza, Protezione civile e Immigrazione Simona Bordonali. A questo proposito la Regione si è già mossa e nei mesi scorsi ha promosso un bando da tre milioni di euro per cofinanziare progetti di natura infrastrutturale, ma anche iniziative mirate all'educazione stradale nelle scuole e interventi volti alla sensibilizzazione nei confronti degli utenti della strada. «Investire in educazione stradale e in infrastrutture - ha concluso Bordonali - è il modo migliore per ridurre l'incidentalità e promuovere una nuova cultura di sicurezza. I morti sulla strada stanno diminuendo, ma è chiaro che, finché piangeremo la perdita di vite umane, ci faremo promotori di politiche finalizzate alla riduzione del fenomeno».

dalla redazione de Il Piccolo

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