Smog padano, nuovo allarme

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L’ultima ricerca è del Ministero della Salute: Cremona 5ª in Italia per decessi dovuti all’ozono, 14ª per particolato fine.
Inquinamento dell’aria e malattie respiratorie. Un argomento purtroppo sempre in voga, come mostrano anche i contenuti del progetto di Valutazione Integrata dell’Impatto su Ambiente e Salute dell’inquinamento atmosferico. Un progetto, pubblicato sul sito del Ministero della Salute e finanziato dal Centro Controllo Malattie, che ha stimato da un lato l’esposizione della popolazione nelle varie province italiane, dall’altro la mortalità totale per malattie respiratorie, cardiocircolatorie e tumore del polmone. Così il progetto nelle sue conclusioni generali, evidenziando i risultati più rilevanti emersi dalla ricerca: “L’inquinamento atmosferico è responsabile ogni anno in Italia di circa 30mila decessi solo per il particolato fine (PM 2.5), pari al 7% di tutte le morti (esclusi gli incidenti). In termini di mesi di vita persi, questo significa che l’inquinamento accorcia mediamente la vita di ciascun italiano di 10 mesi; 14 per chi vive al Nord, 6,6 per gli abitanti del Centro e 5,7 al Sud e isole. Gli effetti sono maggiori al Nord e il solo rispetto dei limiti di legge salverebbe 11.000 vite all’anno”. Un altro spunto interessante: “L’analisi consente di mettere a fuoco come è cambiata la natura dell’inquinamento atmosferico negli ultimi dieci anni, individuando nella combustione di biomasse per il riscaldamento e negli scarichi dei veicoli diesel i due principali bersagli verso cui indirizzare nuove misure preventive”.

Il progetto si è avvalso dell’applicazione di sofisticati modelli previsionali. Il 29% della popolazione italiana vive in luoghi dove la concentrazione degli inquinanti è costantemente sopra la soglia di legge ma vi sono considerevoli disuguaglianze degli effetti sanitari sul territorio italiano. In base alle stime effettuate, è possibile apprezzare l’evoluzione degli effetti sanitari dell’inquinamento nel tempo. Se nel 2005 il numero di decessi attribuibili all’inquinamento è stato, rispettivamente, 34.552 per il PM 2.5, 23.387 per l’NO2 (il biossido di azoto) e 1.707 per l’O3 (l'ozono), nel 2010 si è osservata una forte diminuzione per il PM 2,5 (21.524) e l’NO2 (11.993), soprattutto per le ridotte emissioni dovute alla recessione economica, mentre nel 2020, nonostante i miglioramenti tecnologici e le politiche adottate, si ha uno scenario tutt’altro che migliorato rispetto a dieci anni prima (28.595 morti per PM2,5, 10.117 per NO2). Il progetto prevede due scenari alternativi nel 2020, a seconda di come agiremo per contrastare il fenomeno. Il primo scenario ipotizza la completa adesione in tutta Italia ai limiti di legge previsti dalla normativa europea e nazionale, il secondo prevede una riduzione uniforme del 20% delle concentrazioni di inquinanti sul territorio. In entrambi i casi si otterrebbe un risparmio di vite umane. Purtroppo l progetto VIIAS ha mostrato come la riduzione significativa delle emissioni avvenuta negli ultimi dieci anni non si sia sempre tradotta in un abbassamento proporzionale delle esposizioni, soprattutto in quelle aree del paese (come la Pianura Padana) caratterizzate da condizioni fisiche e meteorologiche difficili. Consigli finali: vanno proseguiti gli sforzi a favore di una mobilità sostenibile (pedonalità, ciclabilità, trasporto pubblico ecologico), con una particolare attenzione verso i veicoli diesel, responsabili per il 91% delle emissioni di biossido di azoto e di una quota importante di particolato nel settore trasporti. Anche le emissioni del comparto agricolo (ammoniaca) vanno monitorate e contrastate. Appropriati interventi di forestazione urbana possono mitigare gli effetti dell’inquinamento in aree metropolitane. Inutile dire che la Lombardia è la regione più penalizzata, ma Cremona meno di altre province. Ad esempio, se valutiamo la mortalità per cause naturali attribuibili all’NO2, per Cremona la cifra è 3,1 abitanti (decessi ogni 100mila abitanti), contro i 9,1 di Brescia, i 14 di Pavia, i 19,2 di Bergamo e lo stellare 127,5 di Milano. Passando al PM 2,5, la mortalità a Cremona sale a quota 102,4, molto più alta di Brescia (57,4), ma meno di Pavia (161,8) e della solita Milano (223,6). A livello nazionale, nella triste graduatoria dell’NO2 la peggiore è Milano davanti a Trieste, Napoli, Monza Brianza, Genova e Roma. Al 9° posto Piacenza, al 15° Parma: Cremona è “solo” al 42° posto. Quanto a PM 2,5, nessuno strappa il poco ambito primato a Milano e le “inseguitrici” sono le solite Trieste e Napoli, che precedono Venezia, Padova e Monza Brianza. Qui Cremona occupa un meno tranquillizzante 14° posto, poco dietro Piacenza. Meno impattante l’inquinamento attribuibile all’O3 (ozono), dove però Cremona (con poco meno di 5 morti ogni 100mila abitanti) è al 5°posto a livello nazionale, dietro ad Alessandria, Imperia, Massa Carrara e Firenze.

dalla redazione de Il Piccolo

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