Dicono che spegnere l’inceneritore costi troppo

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Secondo lo studio del Consorzio Leap: fermare l’impianto entro il 2018, come promesso dalla Giunta Galimberti in campagna elettorale, sarebbe antieconomico.
L'inceneritore non potrà chiudere entro il 2018, poiché l'operazione costerebbe 42 milioni di euro. È quanto è emerso, ieri mattina, presso la sede di Aem Cremona in occasione della presentazione dello studio realizzato dal Consorzio Leap ‘Valutazione tecnica ed economico- finanziaria della dismissione del termoutilizzatore di Cremona’. Secondo quanto hanno spiegato gli esperti che hanno realizzato lo studio (i professori Stefano Consonni e Michele Giuliano), le promesse elettorali della attuale amministrazione rispetto allo spegnimento dell’impianto “entro tre anni”, non possono essere concretizzate. In sostanza, per poter chiudere l’impianto senza andare in perdita occorrono almeno altri dieci anni. Si andrebbe quindi al 2025: questa l’ipotesi più accreditata secondo gli esperti, tra le sette possibili prospettate. Sorprende un altro dato: non solo chiudere nel 2018 sarebbe antieconomico, ma non apporterebbe alcun miglioramento alla situazione ambientale. E non è tutto. Per ammortizzare l’impianto e creare un reddito, il suggerimento che danno gli esperti è quello di realizzare un nuovo impianto per lo smaltimento dei rifiuti, che porterebbe un attivo di 13 milioni, migliorando le performance di produzione energetica e di alimentazione del teleriscaldamento, ma diminuendo l’impatto ambientale. Molto meno convenienti invece le altre ipotesi presenti nello studio, di cui ha parlato il professor Consonni, tra cui la realizzazione di un impianto di trattamento biologico dei rifiuti, che costerebbe 180 milioni. L’OPPOSIZIONE - Dure reazioni da parte dell’opposizione, che da tempo aveva messo in dubbio l’ipotesi di chiusura entro tre anni. “Si smentiscono così tutte le teorie su cui questa amministrazione ha basato la propria campagna elettorale”, commenta il consigliere di Fratelli d’Italia, Marcello Ventura. “L’accaduto mette finalmente a nudo la volontà di portare avanti una ideologia fine a se stessa di questa amministrazione”, evidenzia il consigliere Ncd, Federico Fasani. “Si è delineato quanto sia assurdo ciò che questa Giunta ha promesso in campagna elettorale. Ora auspico che questa vicenda metta la parola fine a un modo di vedere le cose che si basa solo su idee astratte. I numeri non solo dicono che l’inceneritore non va spento, ma addirittura che se ne dovrà costruire uno nuovo”. Anche chi, fino a qualche mese fa, si dichiarava a favore dello spegnimento, ora fa un passo indietro. E’ il caso di Obiettivo Cremona, che come ha evidenziato in Commissione ambiente il consigliere Andrea Sozzi, ora rivede la sua posizione. « Alla luce di risultati oggettivi, la situazione appare diversa da come era stata prospettata dallo staff Galimberti fin dalle promesse elettorali. Il termovalorizzatore di Cremona è funzionante, efficiente e potrebbe migliorare ancora l’efficienza con la raccolta differenziata dei rifiuti. La dismissione immediata? Alla luce dello studio sarebbe costosissima per Cremona, e non porterebbe nessun beneficio ambientale, poiché l’energia mancante dovrebbe essere prodotta da caldaie o potenziando i biogas, con un impatto ambientale addirittura peggiore. Anche l’ipotesi di dismissione totale entro il 2025, unica data plausibile, sarebbe comunque perdente dal punto di vista economico e ambientale, per lo stesso motivo. E’ stata prospettata addirittura l’ipotesi della creazione di un nuovo impianto, più performante, a partire dal 2025, che pare la situazione migliore, economicamente e ecologicamente parlando. Questo è quello che emerge dai dati dello studio. Ciò che chiediamo, come Lista civica Obiettivo Cremona, è un’analisi oggettiva della situazione, senza pregiudizi ideologici, fondata sui fatti, senza posizioni per partito preso, e per il bene di Cremona. Come Lista Perri ci siamo spesi in passato per la dismissione dell’impianto, purché ragionevole e conveniente, se non sul piano economico –sarebbe impossibile- ma almeno sul piano ambientale. Ma ora è necessario capire se questa sia davvero la soluzione migliore per Cremona. Quello che è chiaro è che la linea della Giunta Galimberti, cioè la chiusura immediata senza se e senza ma, è perdente su tutti i fronti e non fondata sui dati».

LE REAZIONI DELLA MAGGIORANZA
L'amministrazione comunale pare spiazzata dai risultati dello studio, ma non sono mancate le critiche ad un lavoro che, secondo il sindaco Galimberti, “è contrario a quelle che sono le direttive europee”. «E’ interessante come uno studio sull’exit strategy rispetto all’inceneritore proponga come unica soluzione economicamente sostenibile la costruzione di un nuovo inceneritore che colletta rifiuti da tutta Italia, una soluzione in controtendenza rispetto alle indicazioni dell’Europa e alle linee regionali – evidenzia il sindaco -. Prendiamo atto della presentazione fatta stamattina da Leap nella sede di Linea Reti Impianti. Continua il nostro percorso con grande serenità: c’è la commissione in Lgh e la commissione regionale alle quali porteremo questo studio per un confronto anche sui dati; studieremo il documento, che ancora non abbiamo perché è da novembre che non incontriamo i professori, con maggioranza e coalizione e ci confronteremo con la cittadinanza in incontri pubblici». Anche l’assessore al bilancio Maurizio Manzi, presente in commissione, ha sollevato alcuni dubbi: «Uno studio durato un anno avrebbe dovuto essere presentato in altro modo. Ma soprattutto i professori che lo hanno condotto avrebbero dovuto coinvolgere anche il consiglio comunale, in qualità di committente. Se si fossero utilizzati modi differenti, forse oggi non saremmo qui a discutere di dati che ancora non abbiamo in mano. Senza contare che mi lascia perplesso il fatto che lo studio sulla dismissione di un impianto suggerisca di realizzarne uno nuovo». Dello stesso parere anche l’assessora all’ambiente Alessia Manfredini. «Costruire un nuovo inceneritore non è all’ordine del giorno – evidenzia -. Questo studio è solo uno dei tanti che si sono fatti sull’argomento. Per quanto mi riguarda, mercoledì sarò in Regione per completare la selezione dei vari esperti che dovranno poi realizzare un nuovo rapporto tecnico. Noi andiamo avanti lungo i percorsi già avviati».

dalla redazione de Il Piccolo

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