Questo modello di Europa non ha più un futuro

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Si è svolta, nelle ultime settimane, una delle crisi più drammatiche da quando esiste l’Unione europea: ci riferiamo, chiaramente, al “caso Grecia”. Il non scontato esito positivo per il governo Tsipras del referendum dello scorso 5 luglio ha innestato una serie di reazioni a catena tra i governi europei, in cui ha spiccato l’intransigenza della Germania. Ne parliamo con Danilo Toninelli, deputato del Movimento 5 Stelle.

Onorevole Toninelli, lei e il M5 S come interpreta quanto è accaduto dallo scorso 5 luglio a oggi? È una resa senza condizioni da parte della Grecia o Tsipras è comunque riuscito, Davide contro Golia, a spuntare condizioni più favorevoli?
Lo scorso 5 luglio è avvenuto un fatto straordinario, una manifestazione di democrazia come non se ne vedevano da tempo. I cittadini greci hanno votato per decidere il proprio destino e a larga maggioranza hanno detto no alle politiche suicide imposte dalla Germania e dalla banche che lucrano sugli interessi del debito pubblico greco. Purtroppo, dopo il referendum, i governi dei Paesi del Nord Europa hanno voluto vendicarsi imponendo un nuovo accordo che prevede condizioni molto più pesanti del precedente, sia in termini di austerità che di umiliazione della sovranità nazionale greca. Si è di fatto commissariata la Grecia con un esproprio della sovranità popolare. Ciò è avvenuto perché la Grecia ha perso la sua sovranità monetaria, cosa che ha consentito a governi stranieri, per mezzo della BCE, di bloccare la liquidità delle sue banche. Tsipras ha dovuto capitolare dopo un vero e proprio assedio finanziario, così come un tempo i regni assediati cadevano per mancanza di approvvigionamenti.

Che ne pensa dell’atteggiamento tedesco?
L’atteggiamento tedesco nel breve periodo ha consentito alla Germania di acquisire l’egemonia politica e economica in Europa, in particolare grazie all’imposizione della sua moneta alle diciannove differenti economie dell’Eurozona. Dopo aver sfruttato l’euro per le sue esportazioni a danno degli altri Stati membri e in violazione delle regole europee che continuamente impone agli altri, la Germania si è rifiuta di procedere verso un’unione federale, che si basa innanzitutto sulla condivisione del debito. E’ un atteggiamento che, oltre ad essere antidemocratico e contrario ai valori di solidarietà e pace che dovrebbero informare organizzazioni come la UE, è anche miope e fallimentare dal punto di vista economico e politico, perché distruggendo gli altri Stati e l’Europa la Germania finirà per essere travolta, come purtroppo la storia ci ha già mostrato.

Secondo lei, questo modello di Europa può avere un futuro, o la crisi greca ha mostrato che un cambiamento è necessario?
Che un cambiamento fosse necessario era ben chiaro a tutti da moltissimo tempo. Non dimentichiamo che dieci anni fa altri referendum, in Francia e in Olanda, hanno già bocciato gli attuali trattati europei, prima che i governi li riapprovassero senza consultare i cittadini. La crisi economica provocata dall’esplosione della finanza privata nel 2008 ha fatto detonare le contraddizioni dell’Europa dell’euro già cinque anni fa e la risposta data con le politiche dell'austerità, cioè dei tagli e delle tasse, non ha fatto che aggravare enormemente la situazione. Ciononostante i governi attuali, quello italiano in primis, continuano a offrire le stesse risposte: vanificano il voto dei cittadini e propongono le stesse misure e riforme imposte dal commissariamento eurocratico. Questo modello di Europa non ha alcun futuro e l'euro, con l'austerità, è destinato a morire da solo.

La Germania aveva proposto una uscita “a tempo” della Grecia dall’Europa: questo non avrebbe significato una crisi irreversibile della U.E. e dell’euro?
Perché la Germania è favorevole ad agire in questa direzione?

La Grecia non può uscire dall’Europa, di cui fa e farà sempre parte geograficamente e culturalmente, indipendentemente da quello che pensa o vuole il ministero delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble. E secondo i trattati europei, giuridicamente non può neanche uscire dall’euro, neanche momentaneamente. Questo perché i trattati europei volutamente non lo hanno previsto: sono stati concepiti come una trappola, di cui ora sono vittime i loro stessi architetti. Al di là del dato giuridico, certamente superabile, è chiaro che un’uscita della Grecia dall’euro, anche solo temporanea, farebbe cadere il dogma dell’irreversibilità dell’euro, il che potrebbe certamente dare il via ad altri abbandoni, decretando la fine dell’unione monetaria.

Ci faccia una simulazione “di governo”: se il M5S dovesse governare, come affronterebbe il futuro dell’Europa?
Come il M5S affronterà il futuro dell’Europa saranno i cittadini a deciderlo. Per questo abbiamo promosso un’iniziativa legislativa popolare per indire un referendum sull’euro. In ogni caso, un governo M5S avrebbe il vantaggio di essere libero e di poter scegliere in autonomia per i cittadini, senza i condizionamenti della finanza e dei poteri esterni che legano i nostri governi attuali, Renzi compreso. Dopo le elezioni italiane del 2013 il presidente della BCE Mario Draghi disse qualcosa di gravissimo: affermò che l’Eurozona non aveva da preoccuparsi, perché in Italia indipendentemente dalle elezioni c’era “il pilota automatico”. Che ci ha condotto nella situazione in cui siamo oggi. Bene, un governo M5S anzitutto spegnerebbe questo “pilota automatico” e cambierebbe la rotta dell’Italia e dell’Europa. In concreto, personalmente credo che giunti a questo punto un governo che abbia a cuore gli interessi dei cittadini proporrebbe la trasformazione dell’Eurozona in uno Stato con un unico sistema fiscale, un debito condiviso, un sistema pensionistico comune e naturalmente un vero parlamento e un vero governo, democraticamente eletti, dotati del mandato popolare per fare queste cose. Ma in caso di risposta negativa da parte del resto dei Paesi dell’eurozona, anziché inseguire prospettive inattuabili da sudditi di governi stranieri, l’Italia porrebbe fine all’euro, per ripristinare condizioni di sviluppo sostenibili per tutti, invece di continuare a lasciarsi guidare da un pilota automatico che la porterà a schiantarsi.

Che ci dice dell’atteggiamento del governo italiano?
Il governo italiano non poteva fare peggio di quello che ha fatto. Dopo essersi schierato con la Merkel contro il referendum, Renzi è praticamente sparito dalla scena, lasciando tutto nelle mani della cancelliera e di Hollande. Eppure l’Italia è la terza economia dell'Eurozona , nonché uno dei Paesi che si è esposto maggiormente, per ben 40 miliardi di euro, per salvare le banche francesi e tedesche dal debito greco. Quale migliore occasione di questa crisi, per cercare di dare una risposta vera e imporre la necessità di un’altra Europa? Invece il governo italiano si è appiattito su un accordo completamente inutile, che nella migliore delle ipotesi servirà soltanto a rinviare i problemi. Non è certo con nuovi debiti e nuove misure recessive che la Grecia potrà riprendersi. Questo dovrebbe essere evidente a tutti. Ma invece di far forza su questa evidenza per mettere gli altri Stati di fronte alle loro responsabilità, il governo italiano ha clamorosamente mancato questo appuntamento storico. E le conseguenze di questa mancanza temo

dalla redazione de Il Piccolo

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