«Inceneritore: dietro solo interessi economici»

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Danilo Toninelli: «Quando si renderanno conto dei danni provocati dallo Sblocca Italia, sarà troppo tardi».
Continua la battaglia del M5S sul tema dell'inceneritore, tanto da organizzare un importante evento a Cremona il prossimo 19 settembre, ai Giardini Pubblici. Interverranno tre parlamentari (il soresinese Danilo Toninelli, il membro della commissione ambiente Alberto Zolezzi, il bergamasco Claudio Cominardi, componente della commissione lavoro); un consigliere regionale (Andrea Fiasconaro); due amministratori comunali di Parma: Gabriele Folli, assessore all’ambiente, e Marco Vignozzi, presidente del consiglio comunale. Titolo dell’incontro “Inceneritore di Cremona, un danno economico, ambientale e sociale”. Ne parliamo con uno dei partecipanti, il parlamentare cremonese Toninelli.

Cosa rappresenterà questa giornata?
«Gli incontri pubblici e il contatto costante con i cittadini fanno parte del dna del M5S fin dalla sua nascita. Questa giornata rappresenterà un momento di informazione, ma anche di confronto, su una delle questioni più rilevanti per il nostro territorio, che è da sempre tema delle nostre battaglie e sul quale sentiamo la necessità di un contatto immediato con i diretti interessanti. Voi contestate lo studio Leap affermando, come si evince anche dal titolo dell'incontro, che l'inceneritore di Cremona rappresenta "un danno economico, ambientale e sociale".

Su quali basi affermate questo?
«Lo studio Leap è stato commissionato e lautamente pagato da Aem, che fa parte del gruppo Lgh, società che ha un interesse diretto al mantenimento dell’incenerimento quale sistema di smaltimento dei rifiuti, essendo una delle sue principali fonti di profitto. Non è un caso se uno studio attraverso il quale si sono richieste soluzioni alternative all’inceneritore ha prodotto come risultato che la cosa più vantaggiosa per Cremona sarebbe costruirne uno nuovo. Le basi sulle quali affermiamo la dannosità economica, ambientale e sociale dell’inceneritore derivano da studi nell’ambito sviluppati negli anni e ormai condivisi trasversalmente, tanto è che persino la giunta cremonese guidata dal PD aveva fatto della lotta all’inceneritore uno dei suoi principali impegni nell’ultima, recente campagna elettorale. Del resto, basta ricordare al proposito la direttiva Ue del 2008, che chiaramente indirizza in direzione opposta all’incenerimento, imponendo al contrario l’adozione di interventi volti alla riduzione dei rifiuti, all’incremento della raccolta differenziata, al riuso, al riciclaggio e all’utilizzo degli impianti “a freddo” che senza inquinare riducono ulteriormente la parte di rifiuti non riciclabile. E’ possibile che il governo Renzi segua pedissequamente le direttive europee solo quando c’è da tagliare sanità, pensioni e diritti dei lavoratori, attuando riforme catastrofiche anche in termini economici oltre che sociali?»

A questo proposito, a che punto è la situazione a livello governativo? Cremona verrà davvero inserita nella rete nazionale? Quali sarebbero le conseguenze?
«Se, come abbiamo motivo di temere, Cremona dovesse essere inserita nella rete nazionale dello Sblocca Italia, in base alla legge la Regione e gli enti locali perderanno ogni possibilità di intervenire, i controlli sull’inceneritore saranno meno incisivi, le autorizzazioni più rapide, nei siti vi sarà una protezione rafforzata contro le proteste dei cittadini: lo stesso schema già visto per la Tav e che grazie a questa legge, che abbiamo tentato di contrastare con ogni mezzo in Parlamento, si sta vedendo e si vedrà per le trivellazioni petrolifere e gli impianti di stoccaggio del gas. Quando ci si renderà conto dei danni provocati da questa mostruosità anticostituzionale sarà troppo tardi. Inoltre, dato che i rifiuti prodotti nel cremonese non sarebbero sufficienti per un inceneritore inserito nel piano nazionale, Cremona diventerà la discarica dei rifiuti provenienti da altri territori, cosa che ridurrà anche l’incentivo in quei territori a procedere all’aumento del riciclaggio e dello smaltimento ecosostenibile ».

Cosa può fare l'amministrazione comunale?
«Il sindaco Galimberti mesi ha chiamato a raccolta tutti i rappresentanti di tutte le forze politiche, a tutti i livelli. Quell’invito è rimasto senza seguito. Se vi fosse reale volontà in tal senso, basterebbe un accordo di tutte le numerosissime amministrazioni coinvolte a livello nazionale (in gran parte guidate dal Pd) per presentare dimissioni di massa contro l’attuazione di questa follia. In ogni caso, la minaccia di dimissioni immediate sarebbe doverosa quantomeno per il cremonese, considerando che si tratta di una dei principali impegni assunti in campagna elettorale da Galimberti a Cremona e che a Crema recentemente è stata addirittura approvata a maggioranza una nostra specifica mozione in questo senso. Pensate davvero che il governo potrebbe procedere come se nulla fosse, se ciò avvenisse? Ma gli interessi dietro l’inceneritore da parte di grandi società come Lgh e gli altri colossi spesso quotati in borsa come A2A (che infatti vorrebbe fondersi con Lgh) sono molto più forti dell’interesse dei cittadini ed è illusorio aspettarsi azioni con effetti concreti da parte di politici sostenuti e completamente collusi con questi interessi e incollati alle poltrone come sono quelli del Pd».

Voi affermate che l'inceneritore può essere spento: in che modo? Quali sono i presupposti? E soprattutto, quali alternative suggerite?
«I presupposti della nostra azione derivano, come per tutte, dalla volontà diretta dei cittadini, che quando sono stati chiamati a decidere si sono espressi in senso opposto alla privatizzazione dei servizi pubblici locali nei referendum del 2011, ma anche dalla già ruchuamata direttiva Ue del 2008. Come ho detto, l’eliminazione dell’inceneritore in questo caso “ce la chiede l’Europa”. Personalmente, ho anche chiesto all’amministrazione comunale di far esprimere direttamente i cittadini su un tema così importante, utilizzando lo strumento referendario, già messo a nostra disposizione dallo statuto del Comune di Cremona. La nostra teoria è che dall’incenerimento, oltre a derivare un terribile inquinamento, quanto mai insostenibile in una zona che è già tra le più inquinate come è quella del cremonese, derivano profitti immensi per le società che se ne occupano e nessun vantaggio per i cittadini. Al contrario, lo smaltimento ecosostenibile sarebbe incentivato dai benefici economici derivanti dal riciclo, che si tradurrebbe in detrazioni e quindi in un guadagno, sotto forma di risparmio, per i cittadini, come è già avvenuto dove questo schema è stato attuato. La nostra alternativa è stata f ormulara accuratamente nell’ambito della proposta “rifiuti zero”, che si basa sulla promozione anche economica della corretta filiera di trattamento dei materiali post-utilizzo, sullo spostamento delle risorse dallo smaltimento e dall’incenerimento verso la riduzione dei rifiuti, il riuso e il riciclo, l’affermazione del principio “chi inquina paga”, con la previsione di effettive responsabilità civili e penali per il reato di danno ambientale conseguente alla violazione delle pratiche di smaltimento ecosostenibile, la regolazione dell'accesso dei cittadini all'informazione e alla partecipazione in materia di rifiuti, nonché su forme di cooperazione tra Comuni per la raccolta porta a porta e la filiera di trattamento, per sviluppare l'occupazione locale in bacini di piccola- media dimensione, che favoriscano le attività di produzione e commercializzazione di materiali e prodotti derivati da riciclo e recupero di materia. Tutte proposte concrete, realizzabili e altrove già realizzate con successo, che sarò felice di analizzare, discutere e approfondire insieme agli altri esponenti del Movimento 5 Stelle direttamente con i cittadini, nell’incontro pubblico del prossimo 19 settembre.

dalla redazione de Il Piccolo

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