Virus del Nilo sulle rive del Po

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I casi di questi giorni hanno destato molta preoccupazione. La dottoressa Zoncada rassicura: «Niente allarmismi».
I casi di meningo-encefalee rilevati in questi giorni tra Cremona, Mantova e Lodi, causati dal West Nile Virus (virus del Nilo), hanno alzato la soglia di attenzione rispetto al rischio di contagio. Veicolo del virus è infatti la comunissima zanzara. Ma gli allarmismi sono da evitare: lo dichiara la d ottoressa Alessia Zoncada , dell’unità operativa malattie infettive dell’ospedale di Cremona. «Ricordiamo che la manifestazione più grave del virus è molto rara. Basti pensare che su 100 casi, 80 sono addirittura asintomatici, e i restanti presentano i sintomi di una normale influenza, che si risolvono da soli e che non necessitano dell’ausilio di un medico. Solo nell’1% dei casi si rischia di avere le forme neuro-invasive, che portano ad una mortalità del 10%». Pochissimi casi, quindi, che riguardano principalmente persone anziane o immunodepresse. «E’ giusto conoscere il virus e sapere come si trasmette, ma non serve fare allarmismi », continua la dottoressa.

COME SI TRASMETTE - A trasmettere il virus è la zanzara Culex, tipica del nostro territorio. Il principale vettore sono però gli uccelli, soprattutto quelli migratori, che vivono negli ambienti antropizzati. Le zanzare, pungendo gli animali portatori e subito dopo gli esseri umani, portano il virus da un organismo all’altro. «La trasmissione all’uomo è assolutamente accidentale, in quanto questo virus, a differenza di quello influenzale tradizionale, non passa da uomo a uomo, se non attraverso il sangue».

LA DIAGNOSI - La diagnosi viene effettuata attraverso un iter diagnostico ben preciso. Quando c’è un sospetto clinico, si inviano campioni di sangue e urine al centro di riferimento (per il nostro territorio, Pavia), dove vengono effettuate analisi approfondite.

LA CURA - «Per ora non esiste una terapia specifica per questo virus – spiega la dottoressa Zoncada -. Vengono somministrati i farmaci per attenuare i sintomi, come la febbre, ma deve essere il corpo che per conto suo debella il virus. Questo ovviamente richiede tempi più lunghi per i soggetti particolarmente fragili».

LA PREVENZIONE AL CENTRO - Prevenire le punture delle zanzare è il sistema migliore per arginare il contagio. "Questo è necessario soprattutto per i soggetti a rischio – spiega la dottorezza Zoncada -. Bisogna coprirsi il più possibile, utilizzare gli appositi repellenti, prediligere l’aria condizionata che riduce la presenza di zanzare, evirare i ristagni d’acqua e utilizzare le zanzariere. E’ importante che questi comportamenti diventino una prassi, in quanto ormai questo virus è diventato nostrano, tanto che potremmo ribattezzarlo “West Po Virus”».

LA QUESTIONE DONAZIONI - Un problema che invece deve essere affrontato seriamente è quello delle donazioni di sangue. A Cremona finora sono stati solo due i donatori infetti, che però non presentavano alcun sintomo. Per evitare la diffusione del virus attraverso le donazioni esiste un protocollo molto accurato, che riguarda tutti quei territori in cui è stata appurata la presenza del virus. «Tutto il sangue donato viene testato grazie alla biologia molecolare – continua la dottoressa Zoncada -. In questo, Cremona è centro di riferimento anche per le città vicine. Questo metodo è sensibilissimo e consente di individuare con precisione se il donatore è positivo o meno al virus».

RISCHIO DI NUOVI VIRUS - E per il futuro? Con la globalizzazione, il rischio di diffusione dei virus aumenta e le zanzare che ora portano il West Nile in futuro potrebbero portare anche altre malattie, anche più pericolose. Un motivo in più per non dimenticare la prevenzione.

dalla redazione de Il Piccolo

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