Expo, nessuna ricaduta a Cremona

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Parla l’imprenditore Silvio Lacchini, proprietario di tre hotel in città: troppo distanti e male collegati.
E va bene: Expo è stata un successo, è vero. Gli oltre venti milioni di visitatori lo dimostrano. Ma che tipo di successo è stato? Chi ne ha beneficiato davvero? Certamente la città di Milano. Quasi sicuramente il nostro presidente, Matteo Renzi. Meno, la regione Lombardia. Per nulla, o quasi, la nostra città. Su questo punto, l’opinione di Silvio Lacchini è chiara: «Da Expo, Cremona non è stata quasi nemmeno sfiorata». Lacchini parla da un punto di vista preciso: quello di chi possiede tre delle maggiori strutture alberghiere (i quattro stelle Impero, Continental, Delle Arti) nel centro di Cremona. A promuovere la città come meta turistica, newsletter, operatori turistici e campagne pubblicitarie non sono bastati. «Certo si è trattata – ha spiegato Lacchini – di una bella e grande kermesse italiana. Anche se sui numeri dei visitatori stranieri c’è da dubitare: sono stati molto meno di quanto si dice». Perché Cremona non ha beneficiato del successo di Expo? «I problemi sono stati due. Primo: l’incertezza che ha accompagnato l’allestimento di Expo. Come molti ricorderanno, fino a poche settimane prima dell’apertura, la realizzazione stessa dell’evento era ancora in forse. A fronte di quella incertezza, c’è da chiedersi come sarebbe stato possibile condurre una preventiva campagna di promozione della città. Secondo: i trasporti. La distanza fisica della nostra città dal sito dall’esposizione era certamente non trascurabile: 122 km non sono pochi. Con un collegamento ferroviario diverso, però, la distanza non avrebbe contato allo stesso modo. Basta prendere l’esempio di Torino: in quel caso, la distanza tra la città e Expo era ben maggiore. Con ciò, grazie a un sistema di trasporti che garantiva una corsa quasi ogni ora, la distanza non è stata percepita come un problema». Ci sono state città più fortunate, dunque? «Le città che potevano contare su un sistema di trasporti migliori, sono state senz’altro avvantaggiate: Brescia, Bergamo e Torino ad esempio. Poi, le città dove la distanza era notevolmente inferiore, come nel caso di Pavia, che è raggiunta dalla rete suburbana milanese. Anch’esse, comunque, hanno subito la forte concorrenza degli albergatori milanesi. Nelle previsioni dei proprietari di hotel, si contava sul fatto che a Milano i prezzi sarebbero stati inevitabilmente più alti. Così è stato, ma solo per un breve periodo: data la scarsità di clienti, i prezzi sono rapidamente scesi anche a Milano». Eppure, negli ultimi mesi, girando per la città, capitava di imbattersi in comitive di turisti. Si trattava perlopiù di italiani, è vero, ma non mancavano stranieri: e molti di loro erano proprio turisti di Expo.

Quasi sempre, però, si trattava di visite in giornata. «Il punto è proprio questo: Cremona è stata meta di diversi visitatori di Expo, senza però venir percepita come possibile destinazione alberghiera». Che cosa si sarebbe potuto fare per promuovere la visita ai capoluoghi che, come il nostro, non distavano molto da Expo? «Si sarebbe dovuto far conoscere Expo molto prima e ancora di più nel mondo. Se la campagna di promozione fosse partita, che so, con un anno e mezzo di anticipo, Cremona si sarebbe potuta attrezzare. E poi, va detto: il servizio Explora (organizzazione per lo sviluppo turistico promossa dalla Regione Lombardia in occasione di Expo, n.d.r.) non ha funzionato. Invece di ovviare alla mancanza di preparazione si è fatto addirittura peggio: ai costi elevati del servizio e delle convenzioni non è corrisposto un servizio adeguato ». Rispetto ad altre città della pianura del Po, Cremona sembra soffrire di una carenza di turismo. È un problema a cui la città è, per così dire, strutturalmente condannata? «Direi di no. Cremona è un piccolo gioiello: è una città d’arte conosciuta e apprezzata nel mondo. Chiunque, anche fuori d’Italia, sa che è la città di Stradivari. Il Museo del Violino è stato riorganizzato e costituisce ora una vera attrazione. I turisti che ne apprezzano maggiormente questo lato artistico della città sono senz’altro i giapponesi. Ad ogni modo, la città si sta dotando di strutture per accogliere un crescente numero di turisti, soprattutto provenienti dall’estero. Personalmente, in questo periodo, mi sto impegnando nello sforzo di far conoscere la nostra città anche in Polonia. E poi, dati alla mano, i visitatori aumentano: nel numero di turisti, stiamo raggiungendo Parma, per dire. Insomma, io credo che ci sia la possibilità concreta di potersela giocare ancora meglio».

dalla redazione de Il Piccolo

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