Meno eredità, più risorse disponibili

+ 38
+ 33


Il prestito ipotecario vitalizio è una novità fiscale del 2016: gli ultra 60enni possono ottenere soldi dando in garanzia la casa
Si è detto e scritto da più parti che per sostenere le giovani generazioni negli ultimi anni segnati da una profonda crisi economica e dalla conseguente disoccupazione massiccia, un ruolo importante lo ha ricoperto la generazione di chi al traguardo della pensione è riuscito ad arrivarci. E’ verissimo: quanti patrimoni dei genitori, se non dei nonni, sono stati intaccati per garantire una vita dignitosa a chi non ha avuto la fortuna di avere un lavoro. Non solo intaccati, in qualche caso le vecchie generazioni sono rimaste al verde. Cosa può fare oggi chi è costretto a vivere della propria pensione senza avere a disposizione un gruzzoletto per le eventuali necessità che si manifestassero? A loro cerca di venire in soccorso una nuova norma, una novità fiscale del 2016, chiamata “prestito ipotecario vitalizio”. E’ rivolto a chi ha almeno 60 anni e la casa di proprietà. Consiste nella possibilità di ottenere da una banca un finanziamento (una somma o rate mensili che integrino la pensione) in cambio di una garanzia rappresentata dalla proprietà. Qualcosa di diverso rispetto alla vendita della nuda proprietà in cambio del diritto di usufrutto, ovvero la possibilità di occupare la casa sino alla morte. In questo caso infatti la piena titolarità del bene resta in mano al contraente. Resta chiaro che il diritto ad abitare nella casa (o anche di affittarla) non viene mai messo in discussione sinché il proprietario (o se contemplato il coniuge) rimane in vita. Saranno poi gli eredi a decidere se restituire o meno il capitale incassato. Alla morte del proprietario, questi potranno riscattare la casa oppure venderla tenendosi la differenza tra il suo valore e quanto dovuto alla banca. Una disciplina simile era già stata introdotta nel 2005 da Tremonti, e non ha avuto grande successo, ma oggi viene rafforzata con parecchie novità e maggiori garanzie. Innanzitutto la soglia degli interessati scende dal limite dei 65 a quello dei 60 anni, e sono previste una serie di tutele a garanzia dei titolari del contratto. Questo strumento sarà immediatamente operativo al momento della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, prevista entro pochi giorni.

GLI INTERESSATI - Sono tutti coloro che abbiano compiuto i 60 anni e siano proprietari di un immobile ad uso residenziale, che quindi potranno utilizzare questo strumento per avere soldi per sé o per i propri famigliari in caso di necessità. Possono chiedere il finanziamento anche marito e moglie (coniugati o conviventi more uxorio) se lo sono da almeno 5 anni, hanno entrambi almeno 60 anni di età ed entrambi risiedono nella casa, anche se la proprietà fosse di uno solo di loro. In questo caso il credito si estinguerà solo dopo la morte di entrambi. Questo ovviamente a tutela del coniuge non proprietario, che quindi manterrebbe il diritto ad abitare la casa, anche se non sua al tempo del finanziamento, fino alla morte.

IL CONTRATTO - Il finanziamento, spiega il Ministero, non si estingue solo con la morte del proprietario, ma anche nel caso siano trasferiti anche in parte i diritti reali di godimento dell’immobile dato in garanzia. Il che significa che in qualunque momento il titolare può estinguere il finanziamento e cedere i diritti reali (tutti o in parte) sulla casa a terzi. E’ previsto anche che il valore del debito da restituire non potrà mai essere superiore al valore dell’immobile venduto. Sembra una banalità, ma non lo è, e consentirà agli eredi di entrare in pieno ossesso della casa senza dover pagare all’istituto di credito una somma superiore al suo valore. Altro aspetto importante: in qualsiasi momento si potrà decidere di rimborsare il prestito. Per quanto riguarda i tassi di interesse, la loro quota è compresa tra quelli di un classico mutuo per l’acquisto di una prima casa e quelli di un finanziamento personale (la casa sarebbe la garanzia). In pratica in un ampio raggio tra il 2 e il 7%.

GLI EREDI - Alla morte del titolare del contratto (o dell’ultimo dei due coniugi) agli eredi compete la scelta. Possono cioé restituire alla banca l’importo del finanziamento aggiunto degli interessi (possono farlo sia con un unico versamento o a rate), e quindi saldare il debito e riappropriarsi dell’immobile. Oppure vendere l’immobile sul mercato: in questo caso si trattengono la cifra restante dopo aver saldato il debito con la banca.

LE REAZIONI - Sono quelle immaginabili. La maggioranza soddisfatta di aver garantito una forma di finanziamento alternativa che garantisca liquidità ai cittadini, l’opposizione che parla di anziani presi per i capelli ed eredi costretti a ricomprarsi la casa, quando non di usura legalizzata. Le associazioni immobiliari sono generalmente critiche sulla norma, mentre reazioni positive sono giunte dal mondo delle banche. E anche qui nessuna sorpresa.

dalla redazione de Il Piccolo

Segnala questo articolo su