Servizio idrico, Cremona non è cara

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Nel 2015 una famiglia di tre persone che consuma 150 m3 d’acqua ha pagato poco più di 200 euro. La media nazionale è 267
Federconsumatori ha pubblicato in settimana un'interessante indagine sul servizio idrico integrato eseguita dal Centro Ricerche Nazionale Economiche, Educazione e Formazione. Si tratta della 14ª indagine nazionale a campione sulle tariffe 2014- 2015. Partiamo dalla spesa per famiglia dovuta al servizio idrico e al confronto con il 2014. L'indagine calcola il costo della bolletta a carico di una famiglia di tre persone che consuma 150 metri cubi di acqua all'anno. Il costo medio a Cremona è di 206,40 euro, e rispetto al 2014 è salito dell'1,06%, a quota 195 euro. Vediamo le città limitrofe: stanno meglio di noi Milano (106 euro) e Bergamo (195 euro), ma peggio Lodi (212), Brescia (230), Mantova (236), Piacenza (290) e Parma (356 euro). Per un consumo annuo pari a 150 m3, una utenza domestica composta da tre persone, nel 2014 in Italia ha pagato mediamente 260 € all'anno (compresa Iva al 10%), con un range che va da 86 a 414 euro. Quindi, il servizio idrico integrato, ossia l'insieme dei servizi di acquedotto, fognatura e depurazione (esclusa l'IVA) costa mediamente € 1,7 a m3 di acqua fatturata. Al totale della spesa concorrono 5 diverse componenti: la quota fissa, il costo del servizio acquedottistico, il costo del servizio di fognatura, il costo del servizio di depurazione e l'Iva (pari al 10% dell' imponibile). Mediamente la quota fissa rappresenta il 9% della bolletta per un costo medio di 24 €; il costo del servizio acquedotto rappresenta mediamente il 42% del totale per un costo medio di 108 €; il costo del servizio di fognatura mediamente pari al 13% del totale per un importo medio di 32 € e la depurazione è mediamente pari al 28% del totale per un importo medio di 72 €. Si applica poi l’Iva al 10% pari a 24 euro. L'analisi è stata effettuata su tutte le 113 province italiane.

L’articolazione tariffaria nazionale può essere così semplificata: una quota fissa (in molti casi unica per l’intero servizio idrico, in altri invece suddivisa in acquedotto e fognatura e depurazione), diverse tariffe per il servizio acquedotto applicate secondo fasce di consumo, una tariffa per il servizio di fognatura ed una per il servizio di depurazione. La quota fissa (ex nolo contatore) ha un valore medio nazionale di 24,57 euro all’anno per le utenze domestiche (nel 2013 era 21,67 euro). Passando alla fascia a tariffa agevolata, la tariffa della prima fascia di consumo ha una media nazionale di 0,4797 euro/m3, circa tre centesimi in più rispetto al 2013. La seconda fascia di consumo, la cosiddetta “tariffa base”, ha un valore medio nazionale di 0,85 euro/m3 (cinque centesimi in più rispetto all’anno precedente). Le fasce eccedenza possono essere fino a tre. Il valore medio della prima è di 1,35 €/ m3 (8 cent in più rispetto al 2013), la seconda ha una media di 1,92 (nel 2013 era 1,79), la terza tariffa eccedenza infine, ha una media di 2,49 (nel 2013 era 2,33). I valori riscontrati sono più livellati rispetto alle tariffe per il servizio acquedotto, in particolare per quanto riguarda la tariffa di depurazione. Quest’ultima infatti ha un valore medio di 0,48 €/m3 (tre centesimi in più rispetto al 2013). Invece, la media nazionale della tariffa di fognatura è 0,21 €/m3 (otto centesimi in più rispetto al 2013). Nella quasi totalità delle città è prevista una tariffa di fognatura e di depurazione distinte ed applicate alla totalità dei consumi misurati. Fanno eccezione, Carrara, La Spezia, Massa, Perugia, Pisa, Venezia (solo depurazione) e proprio Cremona, nelle quali è prevista l'applicazione di tariffe di fognatura e depurazione diverse in relazione alle fasce di consumo. E veniamo al costo del 2015, che sale a una media nazionale di 267 euro l'anno.

Se confrontiamo la spesa della stessa tipologia di utenza (consumo di 150 m3/annui composto da 3 persone) nel periodo in cui la regolazione è passata all’Aeegsi, ci accorgiamo che si è passati da un totale di 217 euro nel 2011, a 276 euro nel 2015, ossia un incremento del 22% in soli quattro anni. E’ stato chiesto di indicare l’anno di prima adozione della carta del servizio. Le risposte ricevute sono state relativa ad 81 Province e tra queste non figura Cremona. Un aspetto interessante riguarda il tempo di esecuzione dell'allacciamento. Si va da un minimo di 2 giorni per Benevento, che stacca tutti decisamente, ai 126 giorni necessari in tutti i capoluoghi pugliesi oltre, sorpresa, a Bergamo. Si tratta dei giorni che trascorrono tra accettazione del preventivo ed esecuzione dell'allacciamento, al netto di eventuali autorizzazioni. A Cremona sono necessari 20 giorni, dato inferiore alla media nazionale. Passiamo al tempo massimo di attivazione della fornitura: il top è sempre a Benevento, dove a Gesesa spa basta un giorno, mentre in alcune città ne sono necessari 21. Anche qui Cremona si piazza bene con soli 5 giorni necessari.

Ed ora il tempo di allaccio alla pubblica fognatura, vale a dire quello che trascorre tra la richiesta dell'utente e l'allaccio. Comanda la solita Benevento con 2 giorni, chiude la graduatoria Pavia con un vergognoso 180. Qui Cremona è a metà classifica con 30 giorni. Un'altra graduatoria riguarda i ritardi agli appuntamenti concordati tra utente e gestore. Bene Matera e Potenza con 0,5 giorni, chiude un gruppo a quota 4 giorni. Cremona è a 2 giorni. Il tempo massimo per provvedere a rettificare le fatture è di soli 2 giorni a Padova e Vicenza, ben 252 in Puglia e a Udine. Cremona fa una magra figura con 90 giorni necessari: ben tre mesi. Per verificare il livello della pressione a Cremona sono necessari 10 giorni (0,5 a Sondrio, addirittura 42 a Brescia), mentre il tempo minimo di preavviso per gli interventi programmati è di 48 giorni (meno di 12 a Sondrio, 72 in 4 città). La durata massima delle sospensioni del servizio idrico per interventi programmati è di 24 giorni (solo 4 a Trento, 48 a Catania).


dalla redazione de Il Piccolo

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