Saldi, anche a Cremona torna la fiducia

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Dai primi dati sembra che la decrescita si sia arrestata. Gran parte dei negozianti favorevole a spostare la promozione a fine gennaio
E' tempo di saldi. A partire dal 4 gennaio, anche a Cremona molte vetrine del centro si sono popolate della scritta “Saldi”, o “Sale”, come si dice in inglese. Nonostante la mezza falsa partenza (i commercianti non si sono potuti avvantaggiare del fine settimana del 2 e 3 gennaio), a livello nazionale le statistiche promettono bene: sulla base dell’aumento complessivo delle spese per il Natale 2015 (+3%), è previsto un aumento corrispondente anche per la stagione dei saldi. Come ha ricordato Fausto Casarin, presidente del Confcommercio Cremona: «Dopo tanti anni con un pesante segno negativo, almeno si creano i presupposti per una inversione di tendenza. Anche se si tratta di dati che non devono nemmeno illudere che siamo fuori dalla crisi ». La diminuzione dei consumi, insomma, sembra essersi perlomeno arrestata. A complicare la faccenda, però, entra in gioco un fattore: la diversa percezione della crisi da parte dei negozianti del centro cittadino e quelli degli ipermercati. La crisi colpisce le botteghe del centro e sembra lasciare intatta la clientela degli ipermercati. Paolo Panizza, gestore dell’omonimo negozio di articoli sportivi di Corso Campi, appartiene naturalmente alla prima categoria: «Abbiamo registrato un calo delle vendite del 10% e con i saldi le cose non sembrano andare meglio. I clienti sono guardinghi: ponderano a lungo i loro acquisti e, quando si decidono, optano più per regali di piccolo taglio.

La colpa è della crisi e delle tasse sconsiderate che gravano sui cittadini ». Dunque non c’entra la concorrenza degli ipermercati? «Gli ipermercati non fanno concorrenza ai negozi: fanno concorrenza alla città intera. Senza un arredo urbano degno o delle condizioni diverse (il costo dei parcheggi, ad esempio), la situazione è destinata a restare la stessa». Pochi passi più avanti, dall’altro lato del Corso, la responsabile di Intimissimi, Claudia Di Battista sembra un po’ più ottimista: «Anche quest’anno le vendite sono andate bene, merito della forza del nostro marchio». Sulla stagione dei saldi, Di Battista non si aspetta sorprese: «I cremonesi acquistano in modo abitudinario». Anche dalla conversazione con lei emergono aspetti comunque non rassicuranti: «Il numero dei passanti nel centro della città è diminuito. È il segnale che qualcosa non va, che il centro della città non offre sufficienti eventi di qualità ». Dati alla mano, infatti, i passanti monitorati lungo Corso Campi hanno subito un calo: dai 61mila e 300 del 2014, ai 47mila del 2015. Giuseppe Bini, presidente della Confesercenti della Lombardia orientale, la pensa così: «Rispetto a qualche anno fa, si spende di meno e in maniera diversa: quest’anno, proprio come nel resto d’Italia, sono stati i cenoni e i ristoranti a essere privilegiati». Sul calo di appeal del centro cittadino anche Bini è d’accordo: «È come se si fosse rotto qualcosa. Basta andare a Crema o a Piacenza, per capire che la situazione è diversa.

Mi spiego: l’offerta delle botteghe del centro è la più disparata, i negozi sono belli; eppure, sembra che il rapporto tra gli abitanti e il centro della città non sia più lo stesso». Quello che spaventa Bini è il calo delle aperture di esercizi commerciali: «Nel 2014 il numero di attività chiuse è finalmente stato pareggiato da quelle aperte. Ma la verità è che i negozi che aprono sono sempre meno». Va da sé che i centri commerciali si avvantaggino di tutto questo: quasi ovunque si registra un flusso costante di clienti e i commercianti sono piuttosto soddisfatti. Come ripartire da questa situazione? Una soluzione potrebbe essere, pare di capire, una riqualificazione del centro urbano, a partire da una maggiore offerta di eventi di intrattenimento patrocinati dal Comune. Una svolta potrebbe arrivare, in realtà, anche da parte del Governo. Come è emerso da Federmoda, otto negozianti su dieci si troverebbero d’accordo nel posticipare la stagione dei saldi a fine gennaio. Anche Fausto Casarin non ha dubbi: «Credo sia arrivato il momento di ripensare le vendite di fine stagione. Condivido quanto ha affermato Federmoda che ha sottolineato come, con le variazioni climatiche, l’acquisto dei capi più pesanti possa essere tranquillamente posticipato a gennaio, con i prezzi ribassati. Per questo chiediamo di spostare gli sconti più avanti, quando la stagione finisce davvero ». E, completando il quadro della situazione, aggiunge: «Rispetto al 2009, garantiscono i report di Federmoda, le vendite a prezzo pieno sono calate di un buon 40 per cento. Oggi su dieci cappotti due vanno via a prezzo pieno, gli altri otto a saldo. Un tempo era il contrario: così non c’è più margine per gestire le nostre attività. E si rischia di “minare” il sistema distributivo. Con conseguenze pesanti sul piano sociale oltre che economico».


dalla redazione de Il Piccolo

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