Bucci non scarica il Pergocrema

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Anche l’ex patron del Monza (Begnini) pare interessato a rilevare la società. Ma non c’è nulla di certo.
Archiviato, con esito soddisfacente, il capitolo salvezza (del resto quest’anno da salvare è soprattutto il fronte agonistico), adesso in casa Pergocrema tiene banco il discorso futuro. Il team gialloblù è in vendita, il presidente Manolo Bucci, dimenticato il programma triennale fantasma, da solo non può più andare avanti e dinanzi ad un’offerta seria, più che volentieri cederebbe le sue quote “canarine”.

Il particolare difficile momento economico, o meglio, le trattative che non decollano come dovrebbero, in settimana hanno suggerito al presidente ad uscire allo scoperto dicendo che, per salvare il salvabile, sarebbe anche disposto ad affiancare eventuali nuovi compagni d’avventura (possibilmente cremaschi) con cui dividere le spese gestionali della stagione 2011-2012. Ebbene, queste aperture il dottor Bucci, anziché lasciare che preziosi (per giunta poco costosi) collaboratori nostrani abbandonassero la nave senza porvi rimedio, avrebbe dovuto esternarle ed auspicarle un anno fa, all’indomani del suo insediamento in terra cremasca, ma purtroppo così non è stato e adesso, per continuare a sognare, i tifosi del Pergo aspettano di conoscere chi si prenderà carico della leggendaria Pergolettese.

Particolare non indifferente: tra settembre e ottobre 2010 fu diffuso un comunicato ad hoc per dire che al cda dell’epoca, perfettamente autosufficiente, non servivano dirigenti con portafoglio. Sembra passato un secolo da allora, eppure è trascorso soltanto pochissimo tempo. Contatti e trattative non mancano e non mancheranno, l’ex proprietario del Monza Begnini ad esempio, sollecitato pare da Stefano Bergamelli (ex patron del Pergo accasatosi nel frattempo alla Tritium) sembrerebbe essere uno dei più seri pretendenti a ricevere il testimone da Bucci, ma i quesiti da porsi, sostanzialmente dovrebbero essere i seguenti: Begnini, Orfei o chi per loro, fino a quando sono disposti ad investire per il football gialloblu? Insomma, prima di salutare e benedire l’avvento del nuovo management, non sarebbe il caso di fermarsi un momento per fare il punto della situazione e capire quali siano le potenzialità del sodalizio che fu dei fratelli Andreini?

E ancora: la Prima Divisione di Lega Pro è una categoria che Crema e hinterland possono permettersi e mantenere nel lungo periodo? E per chiudere: giova sul serio passare periodicamente il mese di giugno (dal 2008 la prassi è questa) in apprensione sperando che arrivi il presunto salvatore della patria di turno? Meditiamo gente, meditiamo: il calcio di provincia per guardare oltre deve affondare le sue radici nel territorio, in caso contrario di strada se ne farà poca. Aspettando tempi migliori, con la speranza che il settori giovanile, invece di essere terra di conquista, torni a funzionare e a dialogare serenamente col territorio, è doveroso rivolgere un caloroso ringraziamento ai pochi collaboratori che, nonostante l’attimo effimero (la salvezza in Prima Divisione merita un 7 in pagella, ma la gestione societaria va rivista e corretta) hanno garantito il loro prezioso contributo alla causa. Il team manager Marino Bussi, il factotum Claudio Falconi, il magazziniere Paolo Tolasi e l’addetta stampa Barbara Locatelli, quest’anno si sono disimpegnati alla grande: quindi 8 a tutti.

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