2012: a cosa rinunceremo?

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Il timore – per non dire di peggio – è che il 2012 sia anno di recessione. Ormai, un po’ tutti ne hanno preso coscienza, e anche i nostri concittadini cremonesi iniziano l'anno con l'elenco delle spese su cui risparmiare. Ogni famiglia, come una piccola amministrazione aziendale, calcola, elenca, e cerca di tagliare il superfluo. Si dice, infatti, che la manovra "salva Italia" del governo Monti porterà a pagare nuove tasse pari a quasi uno stipendio mensile.
In un sondaggio tra i cremonesi emerge che le prime cose su cui si taglierà saranno le spese di viaggio, a fronte di un incremento dei carburanti decisamente importante. E' infatti dei giorni scorsi la notizia che il prezzo della benzina ha sfiorato gli 1,740 euro al litro. Si cerca quindi di risparmiare sulle spese legate agli spostamenti. E' il caso di Vincenzo, che ha già deciso di vendere una delle due auto, perché «costa troppo mantenerle, specialmente in carburante. Mia moglie lavora in città, e può utilizzare i mezzi pubblici. E la sera posso passare io a prenderla. Stiamo decidendo come organizzarci, perché dobbiamo razionalizzare le spese, o rischiamo di non riuscire a far quadrare il bilancio familiare».
Tagliare sulla benzina significa anche cercare di impegnarsi su una mobilità alternativa, come Claudia, che ha abbandonato l'auto per la bicicletta. «Lavoro in città, e girare con l'auto diventa particolarmente dispendioso. Quindi ho deciso di impegnarmi e rimettermi a usare la bici, che da anni è abbandonata in garage. Ho calcolato che così dovrei risparmiare qualcosa come 50 euro al mese. In un anno saranno 600 euro: una cifra ragguardevole».


Il carburante è una delle voci di spesa che maggiormente preoccupa. «Quest'anno mi metterò d'impegno per evitare tutte le uscite inutili. Inoltre mi sono messa d'accordo con due colleghe che abitano in città in modo di alternarci nell'utilizzo dell'auto: a turno, ogni giorno una passa a prendere le altre e andiamo in ufficio insieme. E' un modo intelligente per risparmiare». Anche la frequenza della spesa cambia, in un'ottica di risparmio. «Per quanto mi riguarda faccio la spesa solo una volta al mese, perché abito lontano dalla città, e non ho a portata di mano  grandi supermercati. Andare spesso in città diventerebbe troppo costoso, quindi cerco di condensare le grosse spese in poche occasioni, e per le piccole cose sfrutto i negozi in paese».
Altre riduzioni? Per esempio, le ferie si fanno a casa, si riducono i week-end fuori porta, e tutte quelle uscite che portano a costi eccessivi. «Fino a qualche anno, fa mio marito ed io ci concedevamo almeno tre viaggi all'anno: le vacanze estive, quelle invernali e un week end lungo in primavera in qualche capitale europea» racconta Isabella. «Poi gradualmente abbiamo dovuto ridurre, in quanto i costi aumentano sempre, ma gli stipendi restano uguali. Le vacanze estive sono passate da due settimane a una sola, e quelle invernali si riducono a un week end in montagna a sciare. Da quest'anno aboliremo il viaggio in primavera, perché comunque andare in una capitale europea costa non poco, anche solo per tre giorni».


Anche per chi a già iniziato a risparmiare da tempo quella dei viaggi è stata una delle prime voci di bilancio da eliminare. «Sono già due anni che rinuncio alle vacanze, concedendomi solo un paio di fine settimana lunghi all'anno» dice Claudio. «So che la manovra sarà pesante, ma non intendo fare altri tagli sulle mie spese. Ne ho già fatti fin troppi in passato».
Insomma, per molti, quello che fino a pochi anni fa era indispensabile, ora torna ad essere superfluo. «Ho un'insana passione per lo shopping, credevo mi fosse indispensabile, ma ora dovrò riuscire a mettervi un freno. Dopotutto si comprano fin troppi vestiti, e molti finiscono chiusi e dimenticati negli armadi. Così quest'anno invece di correre a comprare le ultime novità della moda ho deciso di "riesumare" tutti quei vestiti che da tempo giacciono abbandonati nei miei armadi». 


I "piccoli piaceri" e i vizi sono un'altra delle cose a cui si rinuncia. Dal caffè al bar la mattina alla sigaretta dopo pranzo, dallo snack come merenda all'aperitivo con gli amici. Tante piccole e consolidate abitudini di cui oggi molti cercano di fare a meno, specialmente i giovani. Primo tra tutti il fumo, che ha costi non da poco. «Fumavo un pacchetto di sigarette al giorno, ma sto impegnandomi per ridurne il numero, fino a smettere» dice Pietro. «Ho calcolato che risparmierei qualcosa come 120 euro al mese, 1.400 circa ogni anno. In pratica risparmierei uno stipendio abbondante, esattamente quello di cui ho bisogno per riuscire a far quadrare il bilancio».
«Mio marito ed io avevamo l'abitudine di trovarci con gli amici al bar per l'aperitivo, ogni giorno» racconta Simona. «Era un modo per rilassarci dopo una giornata stressante di lavoro, e per stare un po' insieme. Altre abitudini dispendiose non ne abbiamo, ed ero convinta che a questa non avremmo mai rinunciato. Invece ho dovuto ricredermi: ora ci aumenta il costo dell'auto, della benzina, torna l'imposta sugli immobili, crescono le tasse sui rifiuti e tutte le bollette... con queste prospettive diventa necessario rinunciare anche a questa piacevole abitudine. Con gli amici ne abbiamo parlato molto e abbiamo deciso di ridurre gli incontri a una volta a settimana».
Sono ancora molte le voci di spesa a cui rinunciare, specialmente per le donne: parrucchiera, estetista, prodotti di bellezza, make up, manicure, pedicure... un vero e proprio mondo legato alla cura della persona. «Ho imparato a farmi la ceretta in casa, in questi mesi: andare a farla ogni mese mi costava 30 euro» dice Teresa. «Evito la pulizia del viso, facendola da sola, e risparmio altri 20 euro. Sto imparando anche a curarmi le unghie, e sono altri 15 euro risparmiati. Infine ho ridotto la parrucchiera: ci andavo una volta a settimana, ora solo una al mese».


Anche sulla salute ci sono dei tagli: si prediligono ora le cure ospedaliere piuttosto che quelle private, dal dentista all'oculista, persino al dietologo. «Andavo da un dentista privato, ma ogni volta che uscivo ero "alleggerito" di almeno 100 euro» spiega Fabrizio. «Ora vado con il servizio sanitario nazionale: devo aspettare mesi, ma se prenoto per tempo il problema non si pone, e pago solo il ticket. I tempi delle grosse spese mediche sono finite».
Ma  tirare la cinghia non è un grosso sacrificio per tutte quelle persone che da sempre si sono abituate ad essere parche. «Sono nata in una famiglia di contadini e, un po' per tradizione un po' per necessità, in casa mia non si è mai sperperato denaro. Non mi concedo niente, neppure lo shopping, che ritengo inutile».

Laura Bosio

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