Dal 1858 a oggi, la Crema venduta ai privati

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E’ ormai noto a tutti come i bilanci comunali si apprestino ad essere ulteriormente falcidiati dalle disposizioni del governo Monti. Per quanto riguarda Crema è stato calcolato in 5 milioni di euro il mancato introito che dovrà essere compensato da aumenti di tariffe e di tagli ai servizi comunali. Una cifra consistente. Ci sarebbe, veramente, un’altra possibilità che anche a livello statale si sta perseguendo, quella della vendita di proprietà pubbliche considerate non indispensabili al buon funzionamento del Comune. Crema non ha grandi proprietà da mettere sul mercato; in compenso quello che potrebbe alienare sono per lo più beni non indispensabili.

La commissione consiliare Patrimonio presieduta da Luigi Doldi, ha già avanzato le proprie proposte in riferimento ad alcuni edifici alienabili. Di uno, anzi, già si dà per scontata la cessione: la palazzina in via Gramsci che interessa l’Azienda speciale delle Farmacie comunali. Una ventina di posti macchina coperti di proprietà comunale in prossimità di piazza Garibaldi sono già stati messi sul mercato senza però trovare acquirenti: ora il Comune sta pensando di alienarli singolarmente e forse sarà più facile trovare acquirenti. Altro per il momento non è dato prevedere, anche se qualche amministratore del territorio ha già avanzato l’idea di mettere sul mercato qualche pezzo pregiato delle società partecipate. Anzi per quanto riguarda la gestione della partita dei “rifiuti” già è in atto la decisione di aprire per il 49% all’ingresso in società dei privati.

L’importante però è che i nostri amministratori non si facciano prendere la mano, e non si mettano ad imitare alcune amministrazioni comunali del passato che già pensarono a delle alienazioni che finirono con l’essere improprie, se non deleterie per la città. Nel 1858, per esempio, si posero in vendita gli spalti delle mura di Crema: l’acquirente fu un certo Francesco Primo Occhioni (durata circa 8/10 anni con molte controversie) vedi libro «Crema le sue difese». La prima amministrazione del dopoguerra, poi, vendette parti delle mura antiche (con perdita della passeggiata e impossibilità sino ad ora di recuperare il percorso).  E’ invece più recente (anni ’90) la  vendita del Monte di Pietà in via Verdi. Vista la difficoltà in cui versa l'amministrazione attuale, e l’ansia che  potrebbe prenderla  di concludere qualche nuova realizzazione, speriamo che non si liberi anche “dei gioielli di famiglia”. Un rischio del genere forse già si corre con il  vecchio ospedale di via Kennedy e tutto il patrimonio accumulato dal 1350 in poi, della Fondazione Benefattori Cremaschi. Sarebbe una decisione-record.

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