Accorpamento delle scuole di primo grado, Orini: «Nessun allarmismo»

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Il problema della riorganizzazione degli istituti scolastici sta sollevando non poche polemiche. La normativa, confermata dal governo Monti, prevede l'accorpamento in istituti comprensivi di tutte quelle scuole primarie e secondarie di primo grado che abbiano un numero di iscritti inferiore ai 1.000 alunni. Oltre alla città, nel nostro territorio sono interessati a quest’operazione anche i comuni di Capergnanica, Chieve, Bagnolo, Vaiano, Monte e, nell'Alto Cremasco, quelli di Pandino, Rivolta e Spino d'Adda. Giorni fa, Rete Scuole Crema, associazione in difesa della scuola pubblica, ha redatto un comunicato stampa, dove ha espresso tutta la sua contrarietà a pervenire a un ridimensionamento in tempi rapidi, come quelli indicati dal Ministero, che ha fissato il termine dell'operazione al 31 di questo mese. «In primo luogo» precisa il comunicato, «vogliamo ricordare come l’operazione di aggregazione sia illegale, in quanto la Corte Costituzionale ha accolto il ricorso di 7 Regioni, che hanno denunciato un’invadenza del Ministero nelle loro specifiche competenze riguardo al dimensionamento».

«In secondo luogo» continua il comunicato, «nelle scuole è stata ampiamente condivisa la proposta della Commissione IX della Conferenza delle Regioni che, oltre a ribadire ancora una volta la competenza regionale in questo campo, chiede di rinviare l’operazione di dimensionamento, in presenza di forzature, all'anno scolastico 2014-2015». L'associazione ritiene che le scuole del territorio rientrino in questo caso e auspica che le amministrazioni comunali coinvolte, al di là della loro appartenenza politica, non si schierino aprioristicamente ma, nel pieno della loro autonomia, condividano il parere tecnico e le richieste espresse dai dirigenti scolastici, dai docenti, dai genitori, dal personale amministrativo nei Consigli di Circolo e di istituto. «Il nostro non è un discorso ideologico, ma una presa di posizione a difesa della qualità della scuola pubblica e sarebbe veramente difficile capire, per il mondo della scuola, una contrapposizione da parte di quelle giunte comunali con le quali si collabora da anni». Della stessa idea - che non se ne debba fare, cioè, una questione ideologica - è anche la capogruppo del Pd nel Consiglio comunale di Crema, Stefania Bonaldi che, sulla scia del parere di Rete Scuole, ha scritto all'assessore all'Istruzione, Laura Zanibelli, sollecitandola a un ruolo di regia, incontrando gli istituti prima di procedere a qualsiasi decisione in merito: «Stiamo parlando di scuole, non di catene di montaggio, con tutto il rispetto per queste ultime. Per cui è necessario tenere conto non solo dell’aspetto economico, ma anche della salvaguardia della continuità didattica in ogni singolo istituto. Siamo d’accordo che occorre razionalizzare, l’importante è non procedere con l’accetta».

Tanto l'assessore Laura Zanibelli quanto la sua omologa in Provincia, Paola Orini, ci hanno fatto sapere che da tempo, già da questa estate, stanno procedendo nella direzione del confronto. L’ultimo incontro si è tenuto mercoledì, nella sede cremasca della Provincia, tra l’assessore Orini e i consiglieri provinciali Rossella Zelioli ed Eugenio Vailati. «Bisogna precisare una cosa» puntualizza l'assessore Orini. «Ho sentito dire che la Provincia avrebbe fissato un limite all'accorpamento degli istituti. Questo non è vero, perché non si tratta di una decisione che compete direttamente all'amministrazione provinciale. Da parte nostra, abbiamo soltanto deliberato in base a quanto richiesto dal Ministero, per tramite della Regione. La Provincia può svolgere solo un ruolo di coordinamento del territorio, poiché la decisione spetta ai singoli Comuni e posso dire che la Provincia di Cremona è stata una di quelle più aperte al confronto e alle esigenze espresse dagli istituti e dai sindacati e, se emergeranno le condizione previste a livello centrale, per il Cremasco si procederà a una gradualità dell'operazione».

«Va anche detto» continua l’assessore Orini, «che nel nostro territorio le scuole coinvolte dalla verticalizzazione non sono poi molte, tenuto conto del fatto che gli istituti già accorpati anni fa, seppure con un numero inferiore ai mille alunni, per il momento non verranno toccati. In questo senso, c'è stata una dimostrazione di maggiore flessibilità da parte del nuovo governo. L'orientamento, per l’Alto Cremasco, sarebbe quello di procedere, già dal prossimo anno scolastico, con tre autonomie e dirigenze, invece di due, così come sostenuto dai Comuni interessati e dalla stessa Provincia. Riguardo all’ambito cremasco in senso stretto, la situazione appare più semplice e lineare per i paesi limitrofi, dove sarebbe stato individuato un unico plesso a Bagnolo, mentre si rileva la complessità della situazione di Crema e, quindi, l’opportunità di optare per la gradualità, cominciando da subito il lavoro progettuale sul numero più alto possibile di autonomie, tre, e partendo in modo concreto e definitivo dall’anno scolastico 2013 - 2014. Tale, del resto, risulta essere anche l’orientamento del Comune di Crema, condiviso con la Provincia». 

La cosa più importante, come sottolinea l'assessore, è che, comunque, nessun plesso scolastico, per quanto piccolo, verrà chiuso. «Non dobbiamo creare allarmismo tra i genitori. Anche dal punto di vista dell'occupazione, non ci saranno cambiamenti di rilievo: al massimo, a essere coinvolto nell'operazione, sarà parte del personale di segreteria e soprattutto i dirigenti scolastici ma, in base a una nostra previsione, che tiene conto anche della gradualità del ridimensionamento, verrebbero meno solo quattro dirigenze in tutta la provincia. Un dato davvero poco allarmante».

Gionata Agisti

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