Negozianti contro la liberalizzazione

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I commercianti sono sul piede di guerra. Tra le misure previste dal decreto «Salva- Italia» del governo Monti, entrate in vigore lo scorso 1° gennaio, rientra anche la liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali, con la possibilità, per questi ultimi, di decidere per un orario continuato, 24 ore su 24. L’applicazione di questa legge, tuttavia, è stata demandata alle Regioni, che potrebbero fare muro contro la scelta del governo, presentando ricorso alla Corte Costituzionale o decidere di lasciare ai singoli Comuni il compito di renderla attuativa. Ci sono 90 giorni di tempo. Regione Lombardia non si è ancora espressa, ma l’assessore al Commercio della Giunta Formigoni, Stefano Maullu, ha fatto notare che il decreto Monti riguarda la concorrenza e non il commercio e che quindi sono i Comuni a dover pensare a come applicare la liberalizzazione. Crema, per il momento, temporeggia, aspettando che sia qualcun altro a fare il primo passo, prima di optare per una soluzione.

Intanto le associazioni di categoria fanno sentire la loro voce: «Si tratta di un provvedimento a dir poco pazzesco» commenta Antonio Zaninelli, presidente di Ascom. «Quando si parla di liberalizzazioni non si può generalizzare, perché l'Italia è un Paese articolato e complesso. Io sono a favore delle regole, che poi queste possano essere riviste e modificate, se è il caso, è un conto ma abolirle tutte in un colpo solo significa non tenere conto della realtà dei fatti. A Crema, in particolare, esiste un centro commerciale che non avrebbe nessun problema a tenere aperto 24 ore su 24, se si decidesse in tal senso, ma i singoli negozi non hanno certo la forza di fare altrettanto». «La verità» continua Zaninelli, «è che questo provvedimento va a favore della grande distribuzione. Visto che siamo in clima di liberalizzazioni a tutto campo, perché non estendere lo stesso regime anche agli uffici comunali e alle banche? Non sono anche quelli esercizi pubblici?».

Enrico Zucchi, segretario di Asvicom, suggerisce una regolamentazione degli orari concordata tra i commercianti stessi, un'ipotesi di aperture limitate, a seconda delle necessità e delle abitudini locali. «Il sistema associativo farà di tutto per favorire modifiche in questa direzione» assicura Zucchi. «La liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali sta creando preoccupazione ai nostri associati e al mondo del commercio in generale». «Il provvedimento diventa insostenibile per le piccole e medie imprese che, in questo modo, dovrebbero aumentare il personale e affrontare ulteriori costi di gestione» spiega ancora Zucchi. «Molti sarebbero costretti a chiudere, con il risultato che, alla lunga, i centri storici si svuoterebbero. A trarre vantaggio da questa legge sarebbero per lo più le reti della grande distribuzione». «A dimostrazione di ciò, c’è la richiesta già inoltrata dall’Ipercoop di via La Pira, che ha fatto istanza per tenere aperto per tre mesi tutte le domeniche, dalle 8 alle  24. Riteniamo pertanto che debba assolutamente prevalere la regola del buon senso» termina il segretario di Asvicom.

Anche per Confesercenti, diretta da Giorgio Bonoli, il parere è lo stesso: «Il provvedimento avrà un impatto traumatico e conseguenze devastanti. Serve solo a favorire la media e grande struttura, l'unica a potersi permettere il turn-over tra i dipendenti e quindi la copertura di ogni fascia oraria». «Se già adesso i piccoli negozianti hanno deciso di non tenere aperta nemmeno la domenica, pur potendolo fare, un motivo ci sarà ed è che, semplicemente, non ce la fanno» avverte Bonoli. «L'obiezione che si solleva, che nel resto d'Europa la liberalizzazione esiste da tempo, non tiene conto del fatto che in Italia la presenza della grande distribuzione è smisurata, soprattutto qui al Nord».

Gionata Agisti

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