Ca’del Ferro, si toglie la vita a un anno dalla libertà

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A una settimana dal dramma del 58enne suicidatosi lo scorso giovedì nella casa circondariale di Milano Opera e a circa 24 ore dal suicidio, a Formia, del ‘basco blu’, assistente di polizia penitenziaria che si è tolto la vita nel carcere romano di Rebibbia, lo scorso venerdì 17 la piaga delle morti in carcere ha toccato anche il carcere cremonese di Ca’ del Ferro, quando un detenuto 45enne ha deciso di farla finita impiccandosi nella sua cella. Stando alle prime ricostruzioni, il detenuto in questione, di origine straniera, soffriva di profonde patologie psichiche già da prima dell’ingresso nella struttura carceraria (ed ancora un anno circa lo separava dall’uscita). La tragedia andata in scena nel carcere all’ombra del Torrazzo, «la prima dopo molti anni di relativa tranquillità», commenta Sergio Ravelli, segretario dell’Associazione radicale Piero Welby, «è il segno del disagio e della sofferenza derivanti da un degrado crescente della struttura penitenziaria di Cremona vessata da numerosi problemi».

Problemi legati al «sovraffollamento», per il quale il decreto cosiddetto “svuotacarceri”, incassato dal governo lo scorso 13 febbraio con il via libera del senato, “libererà” solamente 3300 posti, con il passaggio alla detenzione domiciliare per i detenuti, a fronte di una necessità ben più ampia che si assesta sui 22mila posti. Zoomando su Cremona, Ca’ del Ferro verrà “alleggerito” di una quarantina di detenuti, che passeranno ai "domiciliari”. Ma il problema del sovraffollamento rimane, dato che la quota soglia di detenuti è fissata a 192 mentre il numero effettivo ad ottobre si assestava a 377 e negli ultimi tempi dovrebbe aver superato i 400, con un esubero irrisolto di circa 180 unità.

mi.sco.

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