Attività fisica contro il diabete

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Il 25 febbraio presentazione del “diario di bordo” dell'iniziativa denominata «Diabete in corsa»
Nìella cura del diabete lo sport si rivela una risorsa. Lo dimostra il successo del programma «Diabete in corsa», promosso dall'Ospedale Maggiore di Cremona. Il “diario di bordo” dell'iniziativa viene presentato sabato 25 febbraio presso la sala Puerari del museo civico Ala Ponzone alle ore 9. «L'esperienza sportiva dei giovani diabetici si era svolta nel 2010, ma gli allenamenti e le gare sono continuati anche nel 2011, e tuttora la squadra continua la propria attività» spiega Patrizia Ruggeri, responsabile del Centro diabetologico dell'ospedale di Cremona (insieme a lei si occupano del progetto il dottor Sergio Di Lembo, la dietista Elisa Carrai, la dottoressa Emanuela Spotti - psicologa -, l'infermiere Romano Persico e il personal trainer Davide Alberichi).

Per quale motivo il connubio "diabete-sport" si rivela così importante?
«Più che di sport parlerei di esercizio fisico, che non necessariamente deve corrispondere a un'attività sportiva. Esso è parte integrante della terapia del diabete. La pratica dell'esercizio fisico sicuro prevede che il paziente venga educato all'autocontrollo e all'autogestione. Oltre agli effetti sui parametri metabolici, l'esercizio induce al miglioramento dell'autostima e del senso di benessere. L'attività fisica è anche uno strumento fondamentale di aggregazione e scambio di esperienze tra gli stessi malati. Questo progetto è stato pensato per i pazienti affetti da diabete di tipo 1 (diabete mellito, ndr), ma l'attività fisica è utile anche per i malati di diabete di tipo 2. C'è di più: l'esercizio permette di fare prevenzione, riducendo il rischio di insorgenza del diabete di tipo 2. Storicamente la prima osservazione scientifica risale al 1926, quando Lawrence, medico inglese e diabetico, pubblicò un articolo su una rivista scientifica in cui dimostrava l'efficacia dell'attività fisica sulla diminuzione glicemica».

Ci sono limitazioni rispetto al tipo di attività fisica e alla sua durata?
«No. Il paziente diabetico può praticare qualsiasi tipo di esercizio fisico. L'unica prescrizione è che si tenga costantemente sotto controllo il livello di glicemia. Anche la terapia, naturalmente, andrà gestita in relazione alla durata dell'allenamento e al tipo di alimentazione. Durante gli allenamenti del progetto "diabete in corsa" sono presenti medici e personale sanitario, che insegnano ai malati a gestirsi al meglio. Tanto che nel tempo hanno acquisito una certa autonomia. Lo scopo di tutto ciò è anche rafforzare il rapporto tra medico e paziente, altro aspetto importante nella gestione della malattia cronica. Un tipo di patologia che non è facile da gestire, e che va affrontata in modo congiunto da medico e paziente. L'alleanza terapeutica diventa uno strumento di lavoro, che permette di concordare insieme i provvedimenti diagnostico-terapeutici, in modo da migliorare l'aderenza alla cura stessa».

Quanto è importante che il paziente sia seguito da un team di medici?
«Fondamentale.Questo aspetto garantisce alla cura una maggior incisività, in quanto il malato viene seguito a 360 gradi».

Qualche indicazione dal punto di vista alimentare, per il diabetico che pratica sport?
«L'alimentazione deve essere modulata sulla base dell'attività fisica, sia relativamente al carico calorico sia in merito all'integrazione di carboidrati». I diabetici possono mangiare di tutto? «L'alimentazione del giovane diabetico è varia, ma deve essere controllata in rapporto con la terapia».

Quali sono le terapie per il diabete di tipo 1?
«L'unica possibile è la terapia insulinica. Essa può essere somministrata attraverso iniezioni - da somministrare più volte al giorno - oppure con un particolare sistema di microinfusione, ossia un apparecchio che permette l'infusione continua dell'insulina».

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