Il casalasco ha dei confini nuovi

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La rivoluzione degli enti locali, più volte annunciata e minacciata, si avvicina. La scarsità di risorse economiche a disposizione non solo dello stato ma anche di regioni, province e comuni ha portato più volte negli ultimi mesi il governo ad affermare la necessità di giungere ad aggregazioni. Non solo le province andranno ridisegnate, ma si partirà dal basso, dai comuni quindi. Non è più possibile, si sostiene a ragione, consentire autogestioni di comunità di poche centinaia di abitanti. Come noto si è passati dalla minaccia di cancellare dall’oggi al domani i comuni al di sotto dei mille abitanti, poi si sono messi paletti, quindi si è deciso di lasciare un margine di tempo, recentemente ampliato, per far sì che il necessario processo di aggregazione parta dal basso, ovvero col consenso dei comuni coinvolti e non calato dall’alto.

I comuni con meno di mille abitanti sono oltre trenta in provincia di Cremona, di cui quasi un terzo nel casalasco. I 40mila e passa abitanti del casalasco si preparano dunque a ragionare in termini di nuove identità territoriali. Ma senza per questo dover rinunciare alla municipalità. Parliamo dell'argomento con Emanuel Sacchini, sindaco di Torricella del Pizzo ma soprattutto, nella fattispecie, presidente della Consulta Territoriale Casalasca, che ha funzioni di coordinamento per la ventina di comuni del territorio. Sindaco, il tema è aggrovigliato e le novità si susseguono. Ci aggiorni sulla situazione così come si sta definendo. «La proposta di unioni per i comuni al di sotto dei mille abitanti è slittata dal 17 marzo al 17 dicembre 2012, e la proroga riguarda anche i comuni tra i 1000 e 5000 abitanti per la gestione associata di due funzioni fondamentali. Per quanto ci riguarda abbiamo deciso di proseguire nell'immediato con la gestione di due funzioni con Gussola e Martignana Po che investono la polizia locale e il tema della viabilità e dei trasporti (di fatto la figura dei cantonieri, ndr). Non abbiamo proceduto all'unione perché la presenza di un comune dei tre al di sotto dei mille abitanti (il nostro) avrebbe fatto perdere a tutti la giunta comunale».

Ma avendo voi meno di mille abitanti non siete costretti ad individuare un'unione?
«L'obbligo riguarda l'unione con comuni limitrofi che siano nelle nostre condizioni, ma nessuno tra coloro che confinano con noi ha meno di 1000 abitanti, quindi scatta la deroga. In compenso entro dicembre sono tenuto a dimostrare con una dettagliata relazione al Ministero dell'Interno che è in essere una gestione in forma associata delle funzioni». Non c'è che dire, un bel groviglio. Sta di fatto che coi vostri colleghi avete lavorato parecchio sull'argomento. «Nel casalasco sono diversi anni che affrontiamo i problemi delle unioni, e da oltre un decennio ci sono forme associate di gestione». Ricordiamo bene le prime unioni. Ad esempio Torricella stessa si ritirò alla vigilia della approvazione dell'Unione Municipia con Scandolara Ravara, Motta Baluffi e San Martino del Lago, che poi se ne andò per confluire con Palvareta Nova. Una serie di divisioni e di polemiche a non finire. Per non dimenticare le tendenze a valutare più le convergenze di tipo politico rispetto a quelle funzionali. «Le barriere politiche hanno molto contato in passato, è vero, ma il problema è stato superato, grazie anche all'apporto dell'amministrazione provinciale. Quando si tratta di ragionare nell'interesse dei cittadini si riescono a superare questi problemi, e la definizione dei confini delle 5 nuove entità del casalasco lo dimostra».

Quanto ha contato la crisi nel superamento di questi ostacoli?
«E' comprensibile che le difficoltà del momento rendano inevitabile il processo ». La scuola ha rappresentato da sempre un duro ostacolo. «Ci sono stati incontri accesi, e grazie anche alla grande opera dell'assessore Orini ci siamo accordati con una riorganizzazione che prevede la chiusura delle elementari di Motta Baluffi e delle medie di Scandolara Ravara, che torneranno a Cingia de' Botti, che a sua volta porterà i ragazzi delle elementari a Scandolara. Anche qui è prevalsa la logica complessiva. Ora resta da completare l'iter per le materne che saranno a Gussola, San Giovanni in Croce e Motta Baluffi». Anche la necessità del segretario di dividersi tra comuni distanti e così diversi l'un l'altro sembra assurda. «Infatti anche qui cambieranno molte cose. Sarà uno degli aspetti della gestione associata: un segretario per ciascun ambito in forma esclusiva. Si arriverà alla gestione associata di tutti i servizi, ognuno dei quali con sede in uno dei comuni, nessuno dei quali verrà lasciato morire». Nella cartina in alto si può notare il frutto delle discussioni dei sindaci. Sono previsti 5 ambiti di oltre 5.000 abitanti: Casalmaggiore da sola (15.000), quindi l'ambito di Gussola (8.000), quello di San Giovanni in Croce (5.300), quello di Piadena che aggancia due comuni del cremonese quali Pessina e Isola Dovarese (10.200) e infine i comuni di Casteldidone, Spineda e Rivarolo del Re assieme a Rivarolo Mantovano, di altra provincia (6.000).

di Vanni Ranieri


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