«Sul territorio domina l’assenza di progettualità»

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Il j'accuse di Giuseppe Torchio: «Infrastrutture, energia, amianto, rifiuti e questione occupazionale: la Provincia dovrebbe assicurare più organicità»

Dalla situazione infrastrutturale e occupazionale, al problema energetico, alla discarica di amianto di Cappella Cantone, il territorio va incontro a mutamenti che necessiterebbero strategia, progettualità e, politicamente, una ‘grande alleanza’ aperta a tutte le realtà politiche economiche e sociali, mentre l’attuale amministrazione provinciale sembra non riuscire a confrontarsi pienamente con la complessità crescente dei problemi di un territorio che sta andando incontro a mutamenti a volte radicali. Ne abbiamo parlato con il consigliere provinciale ed ex-presidente della Provincia Giuseppe Torchio. 

Cominciamo da una visione generale della situazione infrastrutturale sul territorio. Ci sono ancora molti problemi, opere incompiute o ferme, e per di più a poco tempo dall’inaugurazione dell’Expo 2015...
C’è una fortissima disorganizzazione e mancanza di progettualità a livello infrastrutturale sul territorio, fattore che ha determinato un clima di stagnazione nella prosecuzione delle infrastrutture. A cominciare da una ferrovia che non funziona, dove, anche lasciando da parte il discorso Pendolino che una volta toccava anche Cremona ed ora non più, con pesantissime ripercussioni logistiche sugli utenti, guardiamo che vita fanno i nostri pendolari ogni santo giorno. Poi la Paullese: non hanno fatto il prolungamento del metrò leggero sino a Paullo e la stessa Paullese non è assolutamente completa perché c’è ancora il punto del ponte di Spino d’Adda e tutto il tratto che non è ancora stato realizzato e bisogna avere una grande fede per credere che nel 2015 arriveranno da queste parti. Il canale navigabile è fermo, l’area di sviluppo di Tencara, ferma anche quella, la Paullese non va avanti. 


Come facciamo col secondo polo fieristico dopo Milano, che è Cremona?
E’ una totale assenza di strategia, gravissima anche perché rischia di farci buttare via decine di migliaia di euro per l’Expo senza che Cremona abbia alcun beneficio. Oltretutto, la responsabilità è ancora più pesante perché il Cipe ha fatto una delibera dove sdogana 12,5 miliardi di euro di opere pubbliche. Allora mi devono dire dove sono andati i 120 milioni della Regione Lombardia per la Cremona- Mantova, dato che sono in bilancio ormai da anni.

Dove sono questi soldi?
Andando avanti di questo passo, anche quelli che erano favorevoli diventeranno contrari, dato che le nuove amministrazioni che vengono avanti non hanno il background delle precedenti: dunque, la rivolta della gente contro l’opera aumenterà. Ormai fanno le cene per finanziare i ricorsi contro le autostrade anche negli oratori parrocchiali del Casalasco. Insomma, si accendono progressivamente da più parti spie di un disagio sempre più generalizzato anche nella gente, e la mancanza di strategia non sta al passo con i mutamenti nella questione energetica e ambientale? La gente si oppone un po’ alle autostrade, un po’ alle bioenergie, un po’ ad altre cose. Noi avevamo un piano, un progetto: per l’energia avevamo un piano alternativo al nucleare e al carbone, per l’inquinamento avevamo il progetto “Tamoil Golena Aperta” che doveva portare a casa i fondi Fas (Fondi Aree Sottoutilizzate, ndr), insomma c’era un disegno organico per il territorio, non come una colonia di Milano ma come un territorio attivo e pronto per il futuro. Adesso la Tamoil non è più neppure un’area di sviluppo ma un deposito.

Se bonificano la Tamoil, quanto ci mettono? Come sarà la bonifica?
I finanziamenti delle bonifiche delle aree laterali, al porto dove c’è una discarica abbandonata, chi le paga?
Non abbiamo questi riscontri e su tutto questo ci sarebbe invece bisogno della massima chiarezza. A Credera Rubbiano ci sono 75mila metri quadrati occupati dall’ex-scuola della Snam che non sono ancora stati dati al territorio: un’area abbandonata a sé stessa che potrebbe essere utilizzata per una funzione scolastica o il nuovo polo del Kennedy a Crema per le case di riposo o un parco fotovoltaico. Noi oggi, nel cremonese, abbiamo il polo energetico più forte del nord Italia con i pozzi che sono riempiti con una pressione doppia di gas, abbiamo tre o quattro società che s t a n n o compiendo ricerche per la penetrazione di pozzi, abbiamo diversi comuni che sono sede già di attività estrattive, come Romanengo e Rivolta d’Adda, o di deposito, come Bordolano, Ripalta Arpina, Ripalta Cremasca e Bordolano: questo dovrebbe essere il nostro orizzonte. Adesso ci sono gli irlandesi della San Leon che, cacciati dalla Sicilia, incominciano a puntare i fari sulla bassa padana, con ricerche di idrocarburi in un’area estesa a 30 Comuni della pianura padana tra cui ben 26 nel basso cremonese e nel casalasco. In passato tutte le richieste di ricerca di idrocarburi avvenivano previa informazione e coinvolgimento dei territori interessati; nel caso delle ricerche della compagnia irlandese invece siamo ancora davanti al silenzio delle istituzioni ed a una mancanza di strategia per eventuali ricadute economiche ed eventuali compensazioni territoriali, ambientali ed energetiche. Senza dimenticare che siamo il paese dove le percentuali sui guadagni che le compagnie petrolifere devono versare allo stato sono le più basse il 4% per i pozzi in mare e il 7% per quelli a terra. Insomma, il problema in generale non è tanto il funzionamento della macchina ma la mancanza di una strategia.

Una carenza di strategia che investe anche il settore occupazionale del lavoro, degli ammortizzatori sociali, ecc.?
La questione occupazionale è un altro settore fragile in cui servirebbe più organicità. I sindacati sono già usciti più di una volta, perché è ormai un anno che è stato approvato un accordo con le dodici sigle economiche e sociali della provincia per quanto riguarda il lavoro. Il problema è che il tavolo tematico non viene riunito se non sotto una costante sollecitazione: è stato riunito una volta a Scandolara Ravara per la crisi della Bini, recentemente a Crema. Ci sono i 200mila euro provenienti dalla vertenza Tamoil che dovrebbero essere messi sul tavolo per i corsi di riqualificazione del personale delle aziende in crisi, per dare la possibilità a chi disoccupato di poter essere ‘addestrato’ a rientrare nel sistema produttivo, perché si tratta anche di persone che sono ben oltre i venti o trent’anni. Hanno bloccato il nostro piano cave come troppo invasivo, sostituendolo con un mini-piano ancora inchiodato nelle secche della Regione, mentre in giro ci sono centinaia di persone in cassa integrazione nel cremasco perché non ci sono i poli estrattivi in funzione.

I sindacati hanno già fatto due stati generali nel settore dell’edilizia e dell’economia ma le risposte devono essere date, il problema è cogente. Per una risposta concreta ed efficiente al problema, quali strategie sarebbero necessarie a livello politico?
C’è una situazione di carattere generale che dovrebbe suggerire una grande alleanza a livello locale. Mi pare che il Comune in qualche modo si sia aperto su una serie di questioni alla concertazione, uno per tutti il caso dell’acqua, invece in Provincia si prosegue ostinatamente su una linea che non è condivisa che porta all’emergere di un’idiosincrasia. Non è per alimentare una polemica tra i buoni e i cattivi, ma ho l’impressione che l’Amministrazione comunale abbia fatto tesoro di sinergie che mentre in Provincia questo ragionamento è di là da venire proprio in un momento in cui l’intero territorio provinciale dovrebbe essere coinvolto in un operazione di ‘grande coalizione’, di maggioranza forte, un governo aperto a tutte le realtà politiche economiche e sociali per gestire i futuri anni di crisi. Spostandoci sulla discarica di Cappella Cantone e sull’amianto.

Dopo l’istituzione della commissione di inchiesta, quali possibili scenari per il futuro?
Personalmente abbandonerei l’idea di ‘fare per forza le discariche’ e guarderei a quella sperimentazione, anzi direi certezza, che c’è in tutta Europa: l’inertizzazione. Però prima ci sono dei problemi da risolvere. Noi abbiamo uno strumento legislativo che considera l’amianto un rifiuto, quindi è la nuova legge regionale sui rifiuti che deve essere assolutamente federalista. Abbiamo una legge nella quale l’iniziativa è tutta nelle mani dei privati, i cav a t o r i , che decidono tutto senza che sulle materie strategiche vi sia un controllo pubblico efficiente: se l’Arpa prima di venire a fare un controllo da un preavviso di 15 giorni, uno fa in tempo a cambiare le cose. E’ la questione in sé che è impostata male. Le forze locali non hanno nessuna capacità di intervento, perché la discarica è stata subita, fatta contro il territorio, l’ambiente economico e sindacale, la stessa pastorale del lavoro. Invece deve esserci invece anche la possibilità di gestire queste cose con una garanzia in più. Penso ad un controllo pubblico più adeguato che non si limiti ad una società controllata esclusivamente da un ente, che non abbia fini di lucro. Se la gestione dell’inertizzazione fosse in mano ad un’azienda pubblica avrebbe dei ben individuati referenti territoriali, perché sono le aziende del territorio che nominano la governance. E’ carente il quadro legislativo regionale, non è per niente federalista. E l’Anci e l’Unione delle Province Lombarde, hanno sempre chiesto che venisse fatta una legge a misura di federalismo, quello che invece non è. Perché oggi il fattore di produzione agricola e industriale, nonché di trasformazione, occupa un quarto di quella che è la borsa mondiale, mentre i tre quarti sono i servizi e sono questi che richiedono la maggiore attenzione. Perché anche l’utile, il ricavo, è doveroso ma deve essere subordinato ad una verifica reale, tanto più dove c’è il fenomeno dell’infiltrazione malavitosa, della ‘ndrangheta, che, è risaputo, sono questi i mercati sui quali si butta la mafia.

Qualcosa si sta smuovendo in questo senso nella nuova normativa regionale sui rifiuti?
C’è un inizio di risposta, ma la materia non è stata completamente risolta. La sfida sul futuro è ancora aperta. Cambieremo queste leggi sulle cave, sulle discariche e sui rifiuti speciali? Sempre relativamente ai possibili sviluppi, dove fare allora la discarica? Il problema non sarebbe così difficile in presenza di un controllo pubblico, assieme ad una campagna informativa come avviene negli altri paesi europei. Invece qui si forza furbescamente la mano senza dire nulla: gravissimo, perché si presuppone una società decerebrata. Poi i comitati sono, comprensibilmente, molto agguerriti, sostenuti dalla popolazione e si rischia la nascita di una catena di reazioni che sarà difficile da governare. Per il futuro si richiederà sempre più la partecipazione, altro elemento che è stato cancellato: si disintegrano i consigli comunali, si sciolgono i piccoli comuni, diminuisce il numero di assessori e consiglieri ed alla fine tutti i terminali con la società civile, con la democrazia, con la partecipazione risultano interrotti, quindi bisogna valutare bene quando si arriva ad una spoliazione della democrazia di questo tipo.

di Michele Scolari

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