Pomodoro, nessuna certezza sul prezzo

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Alla vigilia dell’inizio della campagna del pomodoro 2012, ancora non vi è alcuna certezza circa il prezzo e le condizioni di cessione del prodotto all’industria di trasformazione. E’ una situazione insostenibile caratterizzata anche dell’aumento dei costi di produzione, a partire dal gasolio che nel corso di un anno è aumentato di oltre il trenta per cento, e anche della stretta creditizia operata dal sistema bancario. I produttori sono esasperati, perché da parte dell’industria di trasformazione sono stati ben pochi, o meglio assenti del tutto, i segnali per cercare l’avvio di una sinergia della filiera del pomodoro che, è giusto ricordarlo, rappresenta uno dei fiori all’occhiello del made in Italy agroalimentare. Nelle ultime ore qualcosa è sembrato muoversi; ma l’incontro tenutosi lunedì a Parma tra le organizzazioni di prodotto del nord Italia con i rappresentanti dell’industria di trasformazione non ha portato ai risultati sperati. Anche il primo incontro, che si era tenuto a fine gennaio, non aveva sortito alcun effetto. La necessità ora è di arrivare ad una conclusione tempestiva sui prezzi e sulle condizioni di pagamento; inclusa la qualità, che deve essere un elemento di distinzione e di valorizzazione, e non di discriminazione del prodotto come troppo spesso è accaduto. Riguardo alla questione della qualità - inoltre - è auspicabile che venga istituita una commissione di vigilanza e valutazione neutrale, da porre come garante nei confronti di ambo le parti.

Infine è necessario predisporre i trapianti e programmare la produzione. Insomma, è una situazione che nei primi anelli della filiera del pomodoro ha già oltrepassato ogni limite. I produttori hanno la necessità di conoscere per tempo le condizioni di cessione del prodotto, anche perché si devono organizzare in termini di pianificazione colturale (e in funzione di questa devono pianificare i fattori di produzione), e di pianificazione del lavoro aziendale. Fattori tanto più importanti nel settore dell’ortofrutta e delle colture industriali, dove è necessario coinvolgere per tempo i vivaisti e gli operai stagionali. Intanto sulla programmazione delle produzioni, vera chiave di volta per la remuneratività delle produzioni in capo al mondo agricolo, si registra una netta presa di posizione anche di Confagricoltura Emilia Romagna che raccoglie le forti preoccupazioni giunte dalle proprie aziende produttrici; e richiama tutta la filiera agricola e le organizzazioni di prodotto a definire programmi di coltivazione coerenti con le realtà di mercato, e in grado di salvaguardare il reddito dei produttori’. Con queste finalità, ha posto indicazioni precise ritenendo indispensabile procedere ad una riduzione del 25% delle superfici coltivate a pomodoro rispetto al 2011.

A cura di Libera Agricoltori

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