Faip, presidio davanti alla Provincia

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E un altro presidio con volantinaggio anche a Vaiano: 114 dipendenti chiedono soluzioni per evitare il licenziamento.
Domenica scorsa, c’è stato un presidio, a Vaiano, da parte dei lavoratori della Faip, con tanto di volantinaggio, per manifestare il loro disappunto nei confronti dell’annunciata chiusura dell’azienda e sensibilizzare la cittadinanza e anche l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Domenico Calzi. La Faip, che da tre anni a questa parte versava in condizioni critiche, facendo temere il peggio ai sindacati, ha annunciato la chiusura del suo stabilimento di Vaiano per il prossimo 31 dicembre, dopo aver promesso inutilmente un progetto per rilanciare la produzione. A rimanere appiedate sono 114 persone, tutte coperte da cassa integrazione fino al 31 ottobre. Da maggio, nel novero entrano anche quella quarantina di dipendenti che finora aveva comunque continuato a lavorare e i 35 che avevano già deciso di accettare i 18mila euro, messi a disposizione dal gruppo industriale come incentivo all'esodo.

«Giovedì pomeriggio» ci informa Omar Cattaneo, della Fim- Cisl, «abbiamo tenuto un incontro in Provincia, con il presidente Massimiliano Salini e il sindaco di Vaiano, Domenico Calzi. I lavoratori, intanto, hanno manifestato all’esterno del palazzo provinciale. Al centro dell’incontro, le possibili soluzioni aggiuntive agli ammortizzatori sociali. Stiamo già lavorando con i tecnici della Provincia, per riuscire in questo intento. I modi sono diversi: si può procedere sfruttando la dote formativa ma si può istituire anche una cabina di regia per individuare quelle aziende, anche non manifatturiere, di Vaiano o limitrofi, in grado di insediarsi nell’area che rimarrà dismessa. In questo caso, si può pensare a degli incentivi per le imprese interessate, se non a tutto il sito, almeno a una sua parte: agevolazione fiscali e burocratiche. Noi andiamo all’incontro con tutte le speranze del caso.

La situazione è difficile ma riteniamo che gli spazi per una trattativa ci siano». I sindacati sono concordi nel ritenere che non ci si possa permettere di perdere altri 114 lavoratori, in un territorio già martoriato come il nostro. «Tutte le istituzioni devono avvertire l’urgenza del problema» aggiunge Massimiliano Bosio, della Fiom-Cgil, «e devono mettere sul tavolo tutti gli strumenti possibili a loro disposizione. Occorre uno sforzo maggiore e una sinergia con i rappresentanti del mondo del lavoro. Anche l’Associazione Industriali deve fare la sua parte, in quanto può aiutarci a capire in quali settori puntare, per evitare il rischio che la dote formativa venga impiegata in maniera non proficua. In secondo luogo, una cassa di un anno non è abbastanza ». «In questo modo» continua Bosio, «solo una decina dei dipendenti potrebbero avvalersene, in vista di un percorso di accompagnamento verso la pensione. Bisognerebbe riuscire a convincere la Regione a concedere una cassa in deroga ulteriore; in seguito, si potrebbe contare su una cassa straordinaria per chiusura. Ma la trattativa è difficile, perché stando alla normativa l’operazione non è possibile. Sempre, poi, che il Governo non modifichi la legislazione in materia».

di Gionata Agisti

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