Che fine ha fatto il Patto dei Sindaci?

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E’ del novembre 2010 l’ultima interrogazione del Pd in Consiglio sullo stato di avanzamento dei lavori. Da allora più nulla. Attualmente Cremona non compare come aderente all’iniziativa sul sito web del progetto UE.
Che fine ha fatto a Cremona il Patto dei Sindaci, l'iniziativa internazionale promossa dall'Unione Europea e rivolta ai sindaci di tutta Europa raggiungere gli obiettivi fissati dall’UE per il 2020, con l'obiettivo di ridurre almeno del 20% le proprie emissioni di gas serra attraverso politiche e misure locali che aumentino del 20% il ricorso alle fonti di energia rinnovabile, che migliorino del 20% l’efficienza energetica e che attuino programmi ad hoc sul risparmio energetico e sull’uso razionale dell’energia? Risale alla fine del 2010 l'ultima interrogazione con la quale Alessia Manfredini del Pd chiedeva ragguagli sullo stato di avanzamento dei lavori sulla tabella di marcia prescritta dalla normativa del patto (al quale il Comune di Cremona aveva aderito condelibera consiliare nel novembre del 2009). Nel luglio 2011, l'Assessore comunale all'ambiente Francesco Bordi rispondeva che in data 5 luglio veniva comunicata l’esclusione del Comune di Cremona dal Patto dei Sindaci ma il Comune aveva chiesto la riattivazione della partecipazione al Patto dei Sindaci impegnandosi a presentare l’inventario delle emissioni e il Piano d’Azione.
Il Patto prevede infatti per i comuni aderenti varie azioni, suddivise in 4 steps: all'adesione formale al Patto seguirebbero la predisposizione di un inventario base delle emissioni di CO2 (baseline), la redazione del Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile (PAES), la predisposizione di un sistema di monitoraggio degli obiettivi e delle azioni previste dal PAES, il rafforzamento delle competenze energetiche all’interno dell’Amministrazione comunale e la sensibilizzazione della cittadinanza sul processo in corso. Ancora a novembre 2011, un dossier di Legambiente lamentava che, al momento, solo 4 città in Italia avevano già pronto il PAES mentre Cremona rientrava nell'elenco dei 24 ritardatari per cui la Commissione Europea aveva deciso per una sospensione temporanea. Stando a quanto si apprende, pare che l'inventario delle emissioni di gas sul territorio sia stato recentemente ultimato. E nei giorni precedenti, l'Assessore Bordi ha comunicato che si è anche conclusa la gara d'appalto indetta per la nomina dell'ente partner del Comune, partner specializzato nei settori dell'efficienza energetica e dell'edilizia a basso consumo energetico nella redazione del Piano d'Azione. Ma, curiosamente, sul sito web del Patto dei Sindaci per l'Italia, il Comune di Cremona non risulta attualmente tra gli iscritti al Patto, neppure tra quelli che ancora devono redigere il PAES. «ll patto dei Sindaci è una cosa seria, perché prevede verifiche e controlli. È anche uno strumento concreto perché la battaglia contro i cambiamenti climatici va combattuta e vinta principalmente nelle aree urbane - ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. La riqualificazione delle nostre città in chiave energetica ma anche in tema di mobilità e trasporti è, infatti, la principale sfida per lo sviluppo di settori economici importanti come l’edilizia ed insieme per il miglioramento della vivibilità dei nostri centri urbani». Proprio il Patto dei Sindaci, al qule già molti comuni della Provincia hanno aderito (tra cui Castelverde, Vescovato, Pieve San Giacomo, Cicognolo, Isola Dovarese) «rappresenta la possibilità di un progetto di più ampio respiro e di più larga diffusione in grado di offrire una risposta concreta al problema dell'inquinamento dell'aria» fa sapere la Manfredini. Un progetto che andrebbe ad agire non solamente sulle emissioni del parco auto ma in grado di intervenire anche su una gamma più vasta di altri settori, come gli edifici pubblici, l'industria, la produzione di energia e la mobilità sostenibile, armonizzando nel tessuto di un quadro più organico le azioni in atto separatamente in tali settori.
Un'iniziativa tanto più importante dunque dopo che nel dossier redatto da Bo Richter Larsen, è emerso che, sul nostro territorio, «solo poco puo’ essere guadagnato da misure di mitigazione locale e di breve termine come i blocchi del traffico adhoc durante picchi di inquinamento o restrizioni al traffico in zone confinate delle città. Strategie coordinate di abbattimento su larga scala e a lungo termine sono richieste».

di Michele Scolari
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