Fatture false per 600 milioni, imprenditore cremasco nel mirino delle Fiamme Gialle

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Da oltre dieci anni aveva organizzato e gestito un’ingente frode fiscale e contributiva, con un giro di fatture false di oltre 600 milioni di euro. La Guardia di Finanza di Cremona, applicando le misure di prevenzione previste dal nuovo Codice Antimafia, gli ha sequestrato beni e proprietà non giustificati dai redditi dichiarati al fisco, per oltre 25 milioni di euro, come illustrato in conferenza stampa stamattina dal comandante  provinciale, il colonnello Alfonso Ghiraldini.
Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Cremona su richiesta della Procura della Repubblica di Crema, è l’ultima tappa di un’indagine del Nucleo di Polizia Tributaria di Cremona che nell’estate scorsa ha smantellato un’organizzazione criminale dedita, sin dal 2000, alla gestione irregolare di 800 lavoratori ed operante attraverso una filiera di cooperative di lavoro fittizie costituite al solo scopo di sottrarre al fisco le decine di milioni di euro di imposte dovute.
Terminate le indagini fiscali, i finanzieri hanno evidenziato la sussistenza a carico dell’organizzatore della frode dei requisiti di “pericolosità sociale” tipici delle persone abitualmente dedite a traffici illeciti o che vivono (anche in parte) con i proventi di attività delittuose. La legge, infatti, prevede in tali casi l’applicazione della “sorveglianza speciale di pubblica sicurezza” e la confisca dei beni sproporzionati rispetto alla posizione reddituale.
Dalle indagini di polizia, condotte congiuntamente a quelle fiscali, è infatti emerso che L.S. di Spino d’Adda (CR), ex facchino-macellatore di 53 anni, ha accumulato un ingente patrimonio grazie solo ai proventi della frode fiscale, giungendo ad acquistare nel tempo un’azienda agricola con 17 terreni e vigneti, un allevamento di cavalli, 7 immobili, tre lussuosi bar nel centro di Lodi, una collezione d’auto d’epoca, diverse autovetture di lusso, tra le quali Ferrari e Porsche, uno yacht RIVA di 28 metri di lunghezza del valore di quasi 5 milioni di euro, oltre a disponibilità finanziarie per circa 800.000 euro.
Con i soldi sottratti alla collettività, l’evasore ha addirittura acquistato 3 posti-barca nel porto di Genova, per 1,2 milioni di euro, un caravan per il trasporto di cavalli del valore di 350.000 euro e ha ristrutturato nel lusso la tenuta famigliare, dotandola di ogni confort quali piscina, campo da calcetto, maneggio e lago artificiale. Solo la palestra con sauna, due vasche idromassaggio e solarium è costata 450.000 euro.
Un’operazione importantissima non solamente per aver portato alla luce un’ingente frode fiscale ma anche perché rappresenta il primo caso in cui un evasore fiscale viene ritenuto socialmente pericoloso ed è chiamato a giustificare il patrimonio accumulato ed il tenore di vita sostenuto. Se non saprà fornire adeguate giustificazioni, il Tribunale di Cremona avrà un anno di tempo per decidere se l’evasore sia un delinquente abituale e se i beni accumulati debbano essere confiscati.

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