Disoccupazione in crescita anche tra i laureati

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Il preoccupante scenario fotografato dal XIV rapporto AlmaLaurea
Si prospetta un futuro sempre più incerto per i laureati italiani: secondo il XIV rapporto di Alma- Laurea, presentato lo scorso 6 marzo dal consorzio a Roma presso la sede del Crui, la percentuale dei disoccupati a un anno dal conseguimento della laurea è salita dal 16% al 19% fra i laureati triennali e dal 18% al 20% fra i laureati specialisti. Anche per chi si laurea dopo aver studiato tanto per il test di ingresso, come a medicina, la disoccupazione passa dal 16,5% al 19%. Eppure, secondo i dati Ocse i laureati italiani sono pochi rispetto alla media europea: solo il 20% contro il 37%. Peggiorano, inoltre, le condizioni retributive per i laureati. AlmaLaurea dichiara che le forme contrattuali a tempo determinato e interinale del lavoro parasubordinato e del lavoro nero proposte ai laureati sono aumentate raggiungendo il 6% per i laureati triennali, il 7% per gli specialisti, l’11% per quelli a ciclo unico.

Di pari passo calano le retribuzioni: lo stipendio a un anno dalla laurea corrisponde a circa 1.000 euro mensili netti, le retribuzioni sono diminuite fra il 2% e il 6% solo in quest’ultimo anno. Un quadro preoccupante, che rischia di allontanare ancora di più i giovani dal mondo universitario, e che si lega ad un fenomeno allarmante in ascesa: quello dei giovani Neet, acronimo che significa "Not in Education, Employment or Training" (indicato in Italia anche come né-né), ovvero giovani che, scoraggiati dall'attuale situazione di crisi del mondo del lavoro, non sono impegnati né in un percorso formativo né in ambito professionale. Nel 2010, in Italia, il fenomeno riguardava oltre due milioni di giovani (più del 22% della popolazione di età 15- 29 anni), contro il 10,7% della Germania e il 14,6% di Regno Unito e Francia.

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