L'evasione fiscale: una tra le cause della crisi

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Si respira un’aria nuova, nel Paese, rispetto al tema dell’evasione fiscale. I provvedimenti a contrasto dell’evasione e dell’elusione adottati dal governo Monti (compresi i blitz, tra cui ha fatto scalpore quello di Cortina, che non è d’altronde rimasto un episodio isolato) stanno suscitando un rinnovato interesse attorno al tema del bene comune: l’imposizione fiscale è alta, in alcuni casi insopportabile, ma, se ognuno facesse il proprio dovere di contribuente, ne trarrebbero beneficio i servizi alla collettività (sanità, scuole, manutenzioni, ambiente eccetera) e tutti potremmo pagare meno, anche in maniera consistente.

Si tratta di una tappa fondamentale dell’educazione del cittadino consapevole e cosciente dei suoi diritti e dei doveri: e allora, come si pongono giovani e giovanissimi, rispetto alla questione?

Due docenti dell’università Cattolica di Milano, Emanuela Rinaldi e Andrea Bonanomi - con la collaborazione dello studente Stefano Ronzoni, ricercatore junior, la Guardia di Finanza, Comando Provinciale di Firenze (sotto la direzione del Generale B. Gaetano Mastropierro),hanno svolto una ricerca sull’atteggiamento dei pre-adolescenti verso l’evasione fiscale. Ne parliamo con la professoressa Emanuela Rinaldi, docente di sociologia della comunicazione e dei media all’Università Cattolica di Milano.

Professoressa Rinaldi, ci vuole illustrare gli scopi della ricerca che avete svolto con i ragazzi delle scuole medie rispetto al tema dell’evasione fiscale?

«Gli scopi erano molteplici. Dapprima la volontà di verificare la comprensione del concetto di "tasse" ed "evasione" da parte dei giovanissimi. In secondo luogo, abbiamo voluto capire quale fosse la percezione della tematica, ossia se fosse vista in maniera positiva o negativa. Si è voluto quindi comprendere in quale modo loro reagissero di fronte a comportamenti di tipo evasivo, ad esempio quando non ricevono lo scontrino fiscale da un negoziante. Infine c'è uno scopo propositivo: abbiamo voluto chieder loro in quale modo vorrebbero combattere l'evasione».

Cosa è emerso da questa ricerca?

«Partirei dicendo che, rispetto a studi dello stesso tipo effettuati precedentemente, la percezione dell'evasione è cambiata: ora si osserva una maggior consapevolezza. In paerticolare abbiamo rilevato che nel 40% dei casi i giovanissimi hanno una visione negativa del fenomeno. Un altro 20% ancora non capisce bene di cosa si tratti, e infine il restante 40% mantiene un atteggiamento critico di fronte all'evasione, ma anche di tolleranza nei confronti di chi evade perché, colpito dalla crisi. Da un lato, dunque, dimostrano sensibilità nei confronti di chi subisce la crisi, e che loro identificano, ad esempio, con l'ambulante del mercato, ma dall'altro la cosa può essere pericolosa, perché questi giovani non conoscono la figura del grosso evasore, che non è certo quello che salta uno scontrino per arrivare a fine mese».

Il dato è omogeneo a seconda del sesso, delle condizioni sociali e culturali delle famiglie, o ci sono differenze?

«Alcune differenze si vedono. Ad esempio, chi ha genitori con un titolo di studio elevato tende ad accomunare l'evasore con il politico che spreca i soldi pubblici in viaggi e auto blu; mischia quindi l'abuso del bene pubblico con l'evasione: un concetto che non è nepure del tutto sbagliato, ma che può fuorviare. Nei soggetti che comprendono il tema dell’evasione fiscale, specialmente tra le ragazze, si riscontra una sorta di “imbarazzo” di fronte al commerciante che non eroga lo scontrino, che genera anche un sentimento di rabbia. Una studentessa, ad esempio, ha raccontato di aver chiesto lo scontrino al gelataio, ed egli le ha risposto di avere la cassa rotta. In un primo momento lei ha accettato la spiegazione, ma successivamente si è arrabbiata con se stessa per la sua ingenuità. Questo si riscontra anche tra gli adulti: le donne percepiscono maggiormente la sensazione di aver subito un torto, e la cosa le turba, mentre i maschi tendono più a non volere problemi». Secondo lei, perché siamo di fronte a certi risultati?

Non si è parlato abbastanza del problema, o si tratta di una sorta di apprezzamento della “furbizia” come stile di vita?

«Secondo me si possono leggere in una chiave di lettura positiva, appunto perché rispetto al passato, e nella fattispecie rispetto alla precedente indagine svolta nel giugno 2010 dall’Università Cattolica, si riscontra – pur non trattandosi di dati longitudinali – un inasprimento tra gli adolescenti dell’atteggiamento di condanna verso l’evasione fiscale. Questo, ipotizzano i ricercatori, anche in virtù della campagna mediatica che è stata organizzata da più istituzioni e rinforzata da più voci (si pensi ai numerosi interventi di Mario Monti). I pre-adolescenti iniziano a capire che il fenomeno "evasione" induce effetti negativi, anche su se stessi. Comprendono quindi che questo fenomeno è proprio tra le cause della crisi».

A suo parere, i progetti di educazione alla legalità delle scuole dovrebbero comprendere anche questi aspetti?

«Secondo me, al di là degli esperimenti che già si stanno facendo in alcune scuole, le iniziative di questo tipo dovrebbero essere ampliate e potenziate. Si dovrebbe far capire ai giovani quali sono le conseguenze negative dell'evasione, e come essa può incidere sulle loro stesse vite. A breve termine, infatti, l'impressione è che l'evasione faccia guadagnare il consumatore, perchè magari risparmia qualcosa. Tuttavia al lungo termine l'effetto è decisamente negativo e ricade sui servizi pubblici. Sono due, sostanzialmente, i temi che andrebbero approfonditi. Da un lato quello della gestione dell'imbarazzo in situazioni di questo tipo: i giovani devono capire come intervenire di fronte a un fenomeno di evasione, e devono assimilare il concetto che facendo rispettare la legge si fa il bene della nazione. In seconda istanza si dovrebbe costruire alcune mappe cognitive che, tramite una grafica articolata ma di facile comprensione per i preadolescenti, che spieghino il funzionamento del sistema di riscossione delle tasse, spiegando loro cosa accade nel momento in cui il dentista non ti fa la fattura e ti applica uno sconto e quanto quel denaro incida sul meccanismi di servizio pubblico».

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