Altro duro colpo per i negozi del centro

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Imu per gli esercizi commerciali, Cremona tra le dieci città più care d’Italia. In Lombardia la supera solo Milano.
Un duro colpo per i negozi di Cremona, già stretti dalla morsa della crisi: nella città del Torrazzo l'introduzione dell'Imu, imposta che va a sostituire la vecchia Ici, costerà ai proprietari di immobili per esercizi commerciali ben 2.088 euro annui ogni 100mq. Una cifra consistente che lascia ancor più l'amaro in bocca ai commercianti locali se confrontato con le cifre che riguardano il resto d'Italia, recentemente pubblicate da Il Sole 24 Ore: come mostra la tabella a lato, Cremona si rivela la nona città più colpita dal peso dell'Imu, seconda in Lombardia solamente a Milano. Un negozio a Cremona costa quanto due a Venezia, dove però il giro d'affari, in particolare nel centro storico, si configura decisamente più cospicuo. A creare tale disparità sono le innovazioni che caratterizzano l'Imu rispetto alla precedente Ici: per garantire quasi 22 miliardi all'anno (al netto delle scelte comunali di alzare le aliquote di riferimento per far quadrare i conti) all'Imu vengono applicati i nuovi moltiplicatori, che aumentano in genere del 60 per cento la base imponibile. Nel caso degli esercenti, l'aumento del nuovo moltiplicatore (55, anziché 34 come accadeva per l'Ici) determina l'aumento record del 62% nel valore catastale: ne risultano cifre che ben poco hanno a che fare con il reale valore degli esercizi commerciali e sulla loro effettiva possibilità di creare reddito, per una situazione che si configura sempre più difficile in particolare per i commercianti del centro storico, già colpiti dal caro affitti. La preoccupazione dei commercianti della zona non tarda a farsi sentire, come la titolare del negozio di abbigliamento Linea Junior: «Ho letto la notizia proprio questa mattina. E' assurda un'Imu così pesante per le attività commerciali. Gli affitti sono già molto alti e questa ulteriore spesa graverà sui commercianti, che non possono certo rifarsi sui clienti aumentando i prezzi; almeno, non in questo periodo di forte crisi.

E' una tassa in più che grava ulteriormente sulle nostre spalle. E quindi, che alternative abbiamo? Sarà un anno estremamente difficile e non ci si può fare nulla ormai, senza scordare che all'Imu si aggiunge, a peggiorare la situazione, anche l'aumento dell'iva al 23%, che ricordiamo sarà valido a partire da ottobre. Il Comune poi, invece di aiutare, sembra voler contribuire alla morte del centro storico, chiudendolo al traffico e limitandone gli accessi. Come se 'il buco' di piazza Marconi non avesse già creato sufficienti danni al commercio negli scorsi nove anni... Poi non ci si può stupire se molti negozi chiudono e gli immobili commerciali restano sfitti». Di simile avviso anche Giuseppe Pesatori, del negozio Eco Store: «Simili costi aggiuntivi non possono che aggravare una situazione già difficile, sia per il commercio in generale sia per quanto riguarda gli esercizi del centro storico. Notizie di questo tipo sono un forte disincentivo sia per chi vende, sia per chi acquista, perchè i venditori stretti da tassazioni così pesanti si vedranno costretti ad alzare i prezzi. Vorrà dire che il centro storico diventerà un'isola pedonale, senza negozi! Non spetta a me dire cosa dovrebbe o non dovrebbe fare l'amministrazione comunale per favorire il commercio nel centro, ma di certo è stato fatto poco finora. Ci vorrebbero più iniziative nella zona, anche se le casse del Comune evidentemente non lo permettono al momento. Del resto, anche se a Cremona in modo particolare, è una situazione che tocca più in generale tutta Italia: non resta che tenere duro e andare avanti».

Magra consolazione, la discrepanza tra le tassazioni per gli esercizi commerciali delle diverse città italiane, che non tengono minimamente conto delle reali possibilità di profitto, già sono saltate all'occhio anche agli organi statali competenti, che però non potranno fornire una rapida soluzione: le valutazioni catastali saranno oggetto di riforma, che però non potrà avere riscontro effettivo prima dei prossimi due anni. Fuori dal coro spicca, però, ancora qualche voce ottimista, come il titolare del negozio '5 Effe': «E' un problema relativo, perchè gli affitti per gli esercizi commerciali hanno tempi lunghi, dunque l'incidenza è solo sui contratti di prossima scadenza. Ma anche in questo caso, i proprietari degli immobili non possono permettersi di alzare troppo gli affitti, sanno che ormai siamo già al limite, il rischio è che il commerciante decida semplicemente di non rinnovare e spostare l'attività. Ricordo che, senza il dovuto preavviso, il proprietario deve versare diciotto mensilità all'inquilino come indennizzo. Per quanto riguarda il Comune, già i fondi sono pochi, è giusto che aiuti che sta meno bene; sta a noi commercianti essere più bravi e fare meglio il proprio mestiere. Il momento è difficile per tutti; le polemiche portate avanti dalle associazioni di commercianti sono pura demagogia».

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