Medici di base: ambulatori sempre aperti

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Simona Mariani: «Spesso la gente si rivolge al Pronto Soccorso anche in situazioni non urgenti, provocando lunghe code»

La proposta del ministro della salute Balduzzi incontra l’approvazione di ospedali e medici di famiglia

Orario continuato per ambulatori e studi dei medici di famiglia, sette giorni su sette e 24 ore su 24. Questa la proposta annunciata dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, allo scopo di decongestionare il lavoro dei pronto soccorsi, che troppo spesso vengono intasati da situazioni che sarebbero di competenza del medico di base. Ciò accade perché l'impossibilità di trovare il proprio medico nel fine settimana e la notte spinge spesso la gente a rivolgersi all’ospedale anche senza averne realmente bisogno. Di qui la proposta di Balduzzi: «È arrivato il momento per una medicina di base 7 giorni su 7. Speriamo di arrivare in tempi molto brevi a chiudere finalmente questo capitolo per avere una medicina di base che sia davvero di base per tutti i cittadini». Secondo il ministro, la mancanza di un'alternativa territoriale al Pronto soccorso è uno dei problemi più antichi della sanità italiana. «Gli accessi al pronto soccorso» ha spiegato nei giorni scorsi «sono quasi 23 milioni l'anno, il 15% sbocca in un ricovero, l'85% viene dimesso. In questa percentuale c'è una parte di accesso non appropriato». Un’iniziativa che trova approvazione da parte del direttore generale dell’Ospedale di Cremona, Simona Mariani. «Bisogna che la gente riscopra il vero ruolo del pronto soccorso. Quella del ministro, dunque, è una proposta interessante, che peraltro corrisponde a quanto Regione Lombardia sta portando avanti da tempo nell’ottica di potenziare i rapporti tra Aziende sanitarie e ospedali». E anche se Cremona si è attrezzata in modo da gestire i “codici bianchi” (ossia quelli che indicano pazienti non urgenti) separatamente rispetto a quelli più urgenti, il problema rimane. «Spesso è una questione di sensibilizzazione dei cittadini: guardando ai codici bianchi, molti sono in orario di lavoro, e quindi quando gli studi medici sono aperti. Il problema è che molte persone pensano di “fare prima” passando direttamente dal pronto soccorso, mentre non è così, anzi. Si rischia di creare delle code che poi ci vogliono ore a smaltire. Il medico di famiglia deve essere sempre il primo interlocutore nei casi non urgenti». La proposta del ministro potrebbe, quindi, fare molto anche dal punto di vista di un vero e proprio cambiamento culturale: «Un’apertura 7 giorni su 7 indurrebbe sempre più i cittadini nella convinzione di poter fare riferimento al medico di base. Anche perché per lui è anche più facile fare una diagnosi immediata e precisa, visto che conosce perfettamente la storia clinica del paziente. Il pronto soccorso potrebbe così tornare a ricoprire quello che è il suo originario ruolo, ossia quello di gestire le emergenze». TEMPISTICHE L'idea del ministro, come ha annunciato in un'intervista rilasciata a un quotidiano nazionale, è di attivare entro il prossimo aprile delle task force ministeriali che mettano insieme competenze diverse (giuristi, medici, esperti di organizzazione) per offrire un supporto organizzativo nelle Regioni con i maggiori problemi e negli ospedali in cui i pronto soccorso sono particolarmente sotto pressione. Le Task force, ha spiegato, «devono avere funzioni ispettive ma potranno dare indicazioni di buona sanità a chi fatica ad organizzarsi. Dovrà però cambiare la mentalità degli italiani: dei 23 milioni di accessi ai pronto soccorso, l'85% torna a casa. Molte persone, quindi, ci vanno inutilmente». COME FUNZIONERANNO I NUOVI AMBULATORI Lo schema proposto farebbe perno sulle cosiddette Aft, aggregazioni funzionali territoriali: grandi studi dove esercitano più professionisti, anche sino a sedici, al fianco delle guardie mediche. Queste strutture assicurerebbero una presenza continua. Il paziente che ha bisogno di una visita e non trova il suo medico in ambulatorio avrà comunque a disposizione un professionista che ha accesso ai suoi dati di salute sul computer e lavora fianco a fianco con il suo dottore. Questo anche di notte, come detto, nei week-end e nei giorni festivi grazie appunto all’impiego della guardia medica. E non è tutto: in futuro dentro questi super ambulatori potrebbero entrare anche i pediatri e alcuni specialisti. Alla fine diventerebbero l'unica struttura sanitaria a cui rivolgersi, salvo in caso di emergenze e ricoveri.

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